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Calcio Lega Pro: Salvi! Sul campo…

Calcio Lega Pro: Salvi! Sul campo…

Il Mantova serve tre “canederli” al SudTirol e afferra la salvezza per un punto all’ultima giornata. Tifosi preoccupati per il futuro

E’ cominciata male domenica pomeriggio al Danilo Martelli. Con una fastidiosa pioggerellina a rendere il terreno insidioso e la vera “doccia fredda” al quinto minuto, quando un “liscio” clamoroso di Siniscalchi ha lasciato sfilare verso la porta il centravanti altoatesino Gliozzi che ha scavalcato Bonato con un millimetrico pallonetto e raggelato l’intero stadio. ACM subito sotto. Spettro dei playout che ha iniziato ad aleggiare beffardo e curva prontissima a esprimere la propria idea, quasi a mettere le mani avanti, con il coro “la Te non retrocede”. Ma i giocatori biancorossi, dimostrando grande professionalità, non si sono disuniti ed hanno invece seguito i consigli dispensati da mister Graziani in settimana.

Accantonato ogni brutto pensiero e la frenesia di riagguantare subito il risultato, hanno continuato a pressare sulla sempre meno determinata difesa bolzanina, macinando trame semplici ma efficaci, riuscendo così a piazzare l’uno/due del ko tra il ’19 ed il ’24. Prima il pareggio di Regoli che ha finalizzato un batti e ribatti sottoporta in seguito ad un cross di Caridi, poi il vantaggio liberatorio di Di Santantonio che, raccolto il coraggio di provare il tiro dal limite dell’area, ha scagliato con una rasoiata nell’angolo basso la palla oltre la paura. Oltre il baratro. Al ’35 Il francesino si è trovato ancora di fronte al portiere ospite grazie ad un altro assist smarcante di Caridi ma ha angolato troppo la conclusione “a giro”. Trascorsi pochi minuti, lo stesso Regoli ha tentato di “tagliare” due avversari che lo hanno steso in area.

Nel rialzarsi lo si è sentito distintamente rivolgere all’arbitro un “ora basta eh…” ma, forse, le parole del mancino di Pontedera non erano tanto indirizzate al direttore di gara, quanto piuttosto alla sfortunata stagione del Mantova. L’intervallo porta buone notizie dai campi delle rivali ed è l’occasione per vedere da vicino Francesco Graziani (il “Ciccio” originale, campione del mondo nel 1982 e indimenticato pseudo allenatore del Cervia nel reality di Italia 1 Campioni – il sogno) venuto a sostenere da vicino il figlio nel momento topico dell’annata, mentre la ripresa diventa l’apoteosi di Gaetano “Tano” Caridi, giocatore che ha “regalato” ai mantovani la sua classe innata per oltre dodici anni. La tenacia nel recuperare palla sull’out sinistro al ‘51, l’abilità nell’infilarsi in area con la sfera incollata allo scarpino e la lucida cattiveria agonistica nel calciare deciso e “pulito” sul palo opposto da posizione defilata valgono il 3 a 1 e rappresentano, soprattutto, l’immagine della bandiera biancorossa che non molla mai. Della voglia di scrollarsi di dosso le traversie patite nell’ennesima “stagionaccia” in riva al Mincio.

Tanto deciso, il “Mago”, nel cercare e trovare il gol della sicurezza quanto determinato nell’affermare, in sala stampa, che sarebbe ora di finirla con i campionati contraddistinti da difficoltà e incertezze societarie, senza un minimo di programmazione. Perché Mantova, senza chiedere la luna, meriterebbe ben altro. A luglio compirà 37 anni, sarebbe il caso di ricordargli che Totti ha giocato fino a 40. Quando è uscito, al quarto d’ora del secondo tempo, il popolo biancorosso gli ha tributato un’emozionante standing ovation, salvo poi cominciare a lanciare invettive contro la nuova proprietà capitolina, nel solco della già “oliata” tradizione iniziata l’anno scorso con i bresciani Di Loreto e Musso. La contestazione verso la società, proprio nel momento in cui l’ACM ha conquistato l’agognata salvezza, ha riportato l’attenzione sui fondati timori che, nonostante il verdetto positivo del campo, il glorioso club di viale Te possa ancora una volta sparire dal calcio professionistico.

De Sanctis presidente Mantova FCIl presidente Marco Claudio De Sanctis ha preferito procrastinare il franco confronto cui gli ultrà lo invitavano, preferendo “tuffarsi” di corsa  in sala stampa. Il silenzio autoimposto nelle ultime due settimane ha, evidentemente, logorato anche il giovane imprenditore romano instillandogli l’impazienza di chiarire il suo punto di vista con i cronisti: “Da oggi partiamo zero a zero con tutti. Il 20 gennaio (quando la cordata romana era da poco subentrata alla proprietà bresciana, n.d.r.) non eravamo ad armi pari. Con soli tredici giocatori in lista ed una fidejussione scoperta dei vecchi soci è stato difficile impostare il lavoro per come lo pensiamo noi. Ora è facile accusarci di aver mancato il pagamento degli ultimi stipendi ma bisogna considerare la passata gestione, contro la quale andremo avanti anche a livello legale per recuperare i crediti. Mi prendo personalmente la responsabilità, come ho già detto ai ragazzi, di garantire che le mensilità arretrate verranno onorate, così potremo chiudere i conti con questo campionato. Dopodiché lo scenario sarà molto più in discesa. Ci sono già contatti con potenziali sponsor e nuovi soci che aspettavano il raggiungimento della salvezza, perché la possibilità di giocare i playout o peggio di una retrocessione li aveva trattenuti. Mi spiace però dover constatare che, sino ad oggi, nessuna realtà imprenditoriale del territorio si è fatta seriamente avanti per rilevare il club. Peccato perché Mantova può offrire un tessuto economico e finanziario di grande spessore. Forse se anche voi giornalisti foste meno duri nel raccontarci, qualcuno sarebbe più invogliato a darci una mano. Le aziende in difficoltà non si risanano in pochi mesi, serve più tempo e noi dall’inizio dell’anno abbiamo sempre dimostrato coerenza e grande rispetto nei confronti della piazza. Abbiamo vinto sul campo, non grazie a frequentazioni nei “salotti” della Lega. Da domani lavoreremo 24 ore al giorno per il bene dell’ACM, è ancora presto per parlare del progetto tecnico, lo affronteremo con calma e problemi con lo spogliatoio non ce ne sono più. Chi vorrà rimanere a Mantova con il cuore, con la voglia di ricostruire, sarà beneaccetto”.

Il presidente De Sanctis a confronto con gli ultrà che lo contestano

Terminata la tiratina di orecchie ai mass media, rei di avergli ricordato troppo spesso le non veritiere dichiarazioni del socio Folgori, De Sanctis si dirige verso il cancello di uscita della tribuna, dove ad aspettarlo c’è un capannello di ultrà abbastanza agitati. Il cordone di polizia che, oltre alla barriera metallica, separa le due parti la dice lunga sul clima che si respira. I tifosi si aspettano rassicurazioni sul futuro e lui si aspetta un “grazie” per il “miracolo sportivo” compiuto. Nulla di tutto questo, alla fine i supporter gli urlano in faccia la loro rabbia e al presidente non resta che ribadire quanto già detto di fronte ai taccuini. Peccato, perché il momento avrebbe meritato ben altri stati d’animo. Mister Graziani decide di presentarsi con tutto lo staff tecnico (come fece l’anno scorso il suo predecessore Prina, dopo la vittoriosa gara di playout con il Cuneo), cui devolve buona parte del merito per il risultato conseguito. Per lui che ha Mantova nel sangue non deve essere stato facile gestire la tensione degli ultimi turni. Ora può sciogliersi in ringraziamenti ed elogi anche ai suoi ragazzi e alla sua città d’adozione. “Io ho solo cercato di fare meno danni possibili – scherza – la squadra è stata eccezionale. Se si pensa che a dicembre dell’anno scorso eravamo ultimi in classifica si comprende la portata dell’impresa che abbiamo realizzato. Non mi piace, però, sentir parlare di “miracolo”. Quelli li faceva solo Gesù Cristo e sarebbe una mancanza di rispetto verso la squadra.

Graziani in sala stampa con tutto lo staff tecnico

Questo obiettivo lo abbiamo centrato grazie al lavoro, alla dedizione e al coraggio di crederci con passione fino in fondo. Non è stato facile. Non voglio ancora immaginare il mio futuro, quello che spero è che il Mantova non si trovi sempre nelle precarie condizioni degli ultimi anni. Merita di essere protagonista in campionati e categorie diverse, che io ci sia o no. Il mio sogno sarebbe diventare un “Ferguson” (ex allenatore e manager del Manchester Utd, n.d.r.) in terra virgiliana, l’ho detto fin dal primo giorno in cui sono arrivato. Di sogni bisogna vivere, ma non dipenderà solo da me e sicuramente il calcio a Mantova non è iniziato e non finirà con Gabriele Graziani”.

Alla fine il Mantova è salvo, l’onore e la tradizione anche (nessuna retrocessione tra i dilettanti maturata sul campo in 106 anni di storia), ma il futuro? In un misto di gioia, stanchezza e incertezza è quello che preoccupa di più. Spetterà alla società, con una ventata di aria nuova, spazzare le nubi che come in questo piovoso maggio si sono addensate sullo scudetto bianco rosso e azzurro contenente l’effige del Poeta di Andes. Un’altra “calda estate” se la augurano solo le zanzare. Intanto Sodinha ha già postato il suo “saluto” su facebook.

Luca Ughini