Palazzo Te profanato con il video clip promozionale del Gay Pride di Mantova

Gay Pride

MANTOVA – Oltraggiati i Giganti. Ragazzi e ragazze fumano, bevono e ballano nella Sala di Giulio Romano. Gravissimo attacco all’opera d’arte. Museo Civico sotto accusa

Nulla da eccepire sui contenuti. Sin che c’è la libertà di essere liberi. Mantova ospita sabato 16 giugno il “Gay Pride”. Ovvero la grande parata 2018 dell’area medio padana. Con lo slogan “Diventa ciò che sei”. Quindi: “Apertura a tutte le persone che riconoscono nella diversità il principio cardine dell’essere umano”. C’è chi critica, c’è chi sostiene. Ma non sta qui il problema. Semmai un atto di accusa va rivolto a chi ha permesso di registrare a Palazzo Te il video clip spot dell’evento. Se Mantova, come afferma il sindaco Mattia Palazzi, vuole porsi anche quale “Capitale dei diritti”, allora pure l’arte ha il diritto di essere rispettata. Nel video clip spot promozionale che è stato realizzato e sta girando in rete, si deve parlare di profanazione, oltraggio e umiliazione. Perché in un luogo sacro della storia e della cultura – qual è uno dei capolavori di Giulio Romano – cioè la Sala dei Giganti ragazzi e ragazze ascoltano musica, ballano e, ciò che è gravissimo, fumano e bevono cocktail alcolici.

Come è stato possibile lasciare che la Camera si trasformasse in un pub? Anzi, nei pub è vietato accendere sigarette per legge al fine di tutelare la salute pubblica. In questa circostanza Palazzo Te profanato con il video promozionale del “Gay Pride” lo sfregio non è soltanto al benessere
delle persone bensì alle pareti affrescate. Anni fa in questo stesso luogo si registrò il video della canzone “L’ombelico del mondo” di Jovanotti. Non mancarono i sussulti per problemi legati all’illuminazione e al sonoro. Ma ora si è passato il limite. Quel fumo delle sigarette nella cinquecentesca Sala dei Giganti fa a cazzotti con la salvaguardia del bene artistico che quotidianamente viene controllato e protetto da custodi e cordoni di limitazione.

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L’autorizzazione data pone il Museo Civico sul banco degli imputati. D’accordo “il patrocinio e il sostegno” del Comune di Mantova, però, onestanente, qui si è esagerato. O no, sindaco e direttore del Museo? Tanti uomini, donne e altri arriveranno a Mantova (Lgbti – lesbiche, gay, bisessuali, transessuali, intersessuali;chi ha caratteristiche cromosomiche indefinite, sia maschili che femminili) e lo spot fa da specchietto. Giuseppe Zampolli, responsabile del marketing del Gay Pride, ha dato il via al video shock, pur impeccabile sotto il profilo tecnico. Caduta di stile per Palazzo Te. Del resto la traduzione corretta del termine Pride, riferita alla marcia dell’orgoglio Gay che mantiene in vita la memoria dei moti di Stonewall del 1969, è fierezza. Fumare e bere cocktail all’interno di una sala affrescata di un monumento di valore mondiale, patrimonio Unesco, è sicuramente una cosa di cui non essere fieri. Inoltre, il messaggio che viene trasmesso nello spot pubblicitario del Gay Pride di Mantova è totalmente diseducativo: oltre a non esserci rispetto per il patrimonio culturale della città si dà spazio a fumo e alcol che mietono 126 mila morti all’anno solo in Italia. Che fare? Cartellino rosso contro Comune e Museo per lo sfregio a Giulio Romano.

Ecco il link per vedere il videoclip completo https://youtu.be/5CzYaJQcIho