Pressocché assenti i ragazzi di età compresa tra 20 e 25 anni. Unanimi consensi per la manifestazione in una città ideale

MANTOVA – Ore 19.25 di domenica 9 settembre. In piazza Castello sta per concludersi l’ultimo evento della ventiduesima edizione di Festivaletteratura. Si attendono solo le eventuali domande del pubblico per la scrittrice statunitense di origine turca Elif Batuman. Ma l’attenzione viene attratta da un coro proveniente dall’esterno della tensostruttura.
“Arrivederci all’anno prossimo”, gridano i volontari nell’area. Una sorta di saluto tra loro. Forse un patto, una promessa. Chissà.

Quel gesto spontaneo, però, fa ben sperare. Significa che vi è ancora una buona percentuale in Italia di giovani pronti a mettersi in gioco dando il proprio contributo in manifestazioni culturali. Dai ragazzi di “Blurandevù” con le interviste realizzate agli scrittori, ai fotografi pronti a immortalare
persone, sorrisi, momenti. Da chi aiuta il “collega” di turno nel dare informazioni al pubblico a chi gestisce la logistica, le lunghe file e la biglietteria.
Questa volontà di impegnarsi fa ben sperare per il presente e il futuro. Esempi dai quali prendere spunto e valorizzare per invogliare altri giovani a mettersi in gioco. Ecco così le 122mila presenze con 62mila biglietti e circa 60mila partecipanti stimati agli incontri gratuiti. Un bilancio in linea con quello del 2017. Folta rappresentanza di pubblico “senior”, bene i laboratori per bambini ed adolescenti.

Questa edizione ha confermato il grande affetto che il pubblico prova per la manifestazione e per Mantova. “Vengo molto volentieri in questa città in occasione del Festival o di un evento interessante perché è l’ambiente ideale per vivere appuntamenti culturali”, confida una signora modenese assidua frequentatrice di mostre, teatri ed iniziative letterarie. A farle da eco un compagno di viaggio, entusiasta per l’incontro con Stefano Massini. “La cultura mantovana l’avverto a tutto tondo: dal cibo all’architettura, alle manifestazioni in palazzi o luoghi a me non sempre conosciuti”. Un elogio completo, oltre il Festivaletteratura. Parole pronunciate da visitatori della città che, comunque, vengono apprezzate anche solo per avere la potenza di allontanare la mente dei residenti dai problemi quotidiani con cui fare i conti. Anche questo rientra nell’incantesimo di Festivaletteratura.

FestivaletteraturaIncantesimo che, purtroppo, non fa particolarmente breccia nella fascia d’età riconducibile agli anni dell’Università. Tra il pubblico pochi e sporadici i giovani dai venti ai venticinque anni. Temi quali, ad esempio, il cambiamento climatico, l’attuale problema delle frontiere oppure l’utilizzo delle armi negli Stati Uniti non riescono ad attrarre completamente questa fascia d’età. Facile e scontato puntare il dito contro il web e i social network. Probabilmente non rappresentano neppure i bersagli corretti. Ancora più semplice dare colpa alle “fake news”. Stessa poca presenza di giovani a incontri letterari con scrittori e scrittrici provenienti da Paesi con storia e cultura diversa da quella europea. Il tatto e la profondità della cilena Nona Fernandez avrebbero coinvolto anche chi non ha mai avuto occasione di sfogliare un suo scritto. Eppure di ventenni/venticinquenni poche tracce.
Quali potrebbero essere i veri motivi che causano questo distacco? Non un problema di tematiche o di ospiti, ma probabilmente incide la poca attenzione che durante l’anno i giovani riservano ai temi attuali o al pochissimo (se non nullo) tempo dedicato alla lettura, al piacere di immergersi in un romanzo e di dare spazio all’immaginazione.

Un peccato, appunto per loro, non vivere incontri all’insegna del confronto, del dialogo e della sensazione di arricchire il proprio bagaglio culturale, fosse solo anche per uno spunto captato da approfondire nel tempo.

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