Viaggio tra parola e immagine alla scoperta del mondo di ieri e di oggi

"Bleu" di Fausto Lubelli in "Parola e Immagine", al museo "Francesco Gonzaga", Mantova

Tesori mantovani e non soltanto. “Bella scoperta. Ritrovato l’autografo della celebre lettera galileiana inviata a Benedetto Castelli il 21 dicembre 1613, all’origine dello scontro con la Chiesa”. Titolo: “L’autocensura di Galileo è riemersa a Londra”. A firma di Paolo Galluzzi. Pubblicato a pagina 21 de Domenica–Il Sole 24 Ore del 23 settembre. Aggiorna la mia cartella virtuale denominata “Non solo scienza. Non solo tecnica”.

Lì, dove è archiviato il video “Il Mio Amico Einstein 2008” caricato su YouTube da Gianpaolo Salvatori. Scene del film diretto da Philip Martin: Arthur Stanley Eddington (David Tennant) quando presenta le sue lastre fotografiche che, riprendendo l’eclissi totale di sole del 1919, provano la teoria della relatività generale elaborata da Albert Einstein (Andy Serkis). Ed Einstein quando, molto soddisfatto, si arruffa i capelli e fa la linguaccia ai fotoreporter di tutto il mondo. Scelta interessante. Certo, in realtà, la famosa reazione irriverente è stata immortalata dal solo Arthur Sasse, il 14 marzo 1951, molti anni dopo.

Nella stessa mia cartella si trovano anche “Apocalisse. Una schermata di ‘The Last of Us’ (2013)” con un viadotto elicoidale crollato. Aiuta la lettura de “Il videogioco ha vinto la sua battaglia. Adesso è arte” di Marco Accordi Rickards. Pubblicato alle pagine 25-27 de Controcultura-il Giornale del 12 agosto. E l’url genovanelcuore.pubblicarrello.com che porta alla t-shirt ponte Morandi con logo disegnato da Patrizia Andriani. Un cuore di cuori rossi collega i due tronconi non crollati dell’infrastruttura stradale e sostituisce il nastro nero della consapevolezza inserito il 18 agosto, giornata di lutto nazionale. In tv, alle 11.30, in diretta, i funerali di Stato – di diciotto fra le vittime – svolti nel padiglione Blu della Fiera del capoluogo ligure progettato da Atelier Jean Nouvel. Palinsesti modificati e senza inserzioni pubblicitarie.

Alle 19 è proposto “Marie HeurtinDal buio alla luce” di Jean-Pierre Améris, film biografico. Recuperabile su raiplay.it Marie (Ariana Rivoire), una bambina sordo-cieca sin dalla nascita, incontra suor Marguerite (Isabelle Carré) che l’aiuta a superare il suo isolamento. All’istituto francese Notre-Dame di Larnay gestito dalla Congregazione delle Figlie della Sapienza, a Biard (larnay-sagesse.fr/presentation/historique/). La religiosa si domanda: “Come comunicare con quella piccola confinata nella notte del silenzio? Come farla parlare ed ascoltare? Come sarà vivere nell’oscurità totale, nel silenzio assoluto?”. Toccanti le scene finali. Marie aggiorna suor Marguerite: “Oggi è arrivata una bambina. È come me, sorda e cieca. Ma è diversa da me quando sono arrivata qui. Lei non urla, non si muove. Profuma di buono, profuma di pane. Lei aspetta. Cosa aspetta? Aspetta la parola. Le sorelle le insegneranno come tu hai fatto con me. Le aiuterò. Spero che diventeremo amiche. Tu ed io eravamo più che amiche”.

Il regista ha attinto dal libro – all’url archive.org – “Une Ame en Prison”/Un’Anima in Prigione (1904) di Louis Arnould. Rieditato, nel 2015, dopo l’uscita del film, con il titolo “La vrai vie de Marie Heurtin. Sourde-muette et aveugle”/La vera vita di Marie Heurtin. Sordomuta e cieca.

Intorno al mio desco: riflessioni, confronti. C’è chi ha raggiunto la sesta edizione – marzo 2018 – de “L’immagine e la parola”, evento primaverile del Locarno Festival. Chi le pagine de “La parola e l’immagine. Note sulla neo-idolatria del secolo XXI” del sociologo Franco Ferrarotti e “Parola e immagine. Storia di due tecnologie” di Francesco Antinucci. Chi, invece, il sito web mart.trento.it/laparolanellarte

Il titolo completo della mostra? “La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia nel ‘900. Dal Futurismo ad oggi attraverso le collezioni del Mart” (2007-‘08). L’ho visitata due lustri fa. Ho aggiornato quel ricordo varcando la soglia della Casa d’Arte Futurista Depero, a Rovereto, per “Il segno calligrafico come opera d’arte” presentata all’url mart.trento.it/manupropria Il percorso espositivo è iniziato al secondo piano: opere in teche e alle pareti. Soprattutto dall’Archivio di Nuova Scrittura (verbovisualevirtuale.org). Mi sono immersa, in particolare, nella china su tela “10 cm² all’ora”, 120×120 cm (Collezione Spagna Bellora) di Vincenzo Accame; fra gli Stickers con tag prelevati dalla strada appena oltre il libro “Subway Art” di Martha Cooper e Henry Chalfant; nelle tavole da “CBille CBelle” di Emilio Villa; in una pagina del libro “Scanavino e l’amore” – con groviglio – Edizione Il Punto, di Emilio Scanavino; nella serie de “Le parole bagnate” di Ugo Carrega.

Dopo aver salutato, con un arrivederci, il padrone di Casa di fronte ai suoi “Diabolicus”, olio su tela, 1924-’26 – in Sala Rovereto – e “libro imbullonato”, 1927 – in Sala Eco della Stampa – ho raggiunto la città dei Gonzaga e del Festivaletteratura. In piazza delle Erbe per “Marc Chagal, come nella pittura così nella poesia”. In piazza Sordello per “Pino Deodato. Inchiostro”. In piazza Virgiliana 55 per il vernissage de “Parola e Immagine”.

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Mantova, 29 settembre. Sono all’inaugurazione. Al primo piano de museofrancescogonzaga.it Non nella ricca Biblioteca. In Sala conferenze/esposizioni temporanee. Appena oltre Sala delle riproduzioni tattili. Attraversata Sala delle armature. Accolgono il curatore del museo Marco Rebuzzi e le curatrici della mostra Chiara Cinelli e Francesca Bianucci.

Rebuzzi è orgoglioso di definire il museo diocesano “Giano Bifronte”: un volto verso il passato ed uno verso il futuro. Ricorda “Osanna e Orsola. Arte, storia e fede” in Sala rossa e, dal 6/7 ottobre, al piano terra, raccolta di “Annunciazioni”, tappa de “Tiziano/Gerhard Richter. Il Cielo sulla Terra” (centropalazzote.it). L’arte contemporanea? Con “Parola e Immagine’: “binomio con radici profonde”. Cita il culto del sole nella religione dell’antico Egitto; “Fiat lux” dalla Genesi; il “Verbo che si incarna”, il Logos, l’Annunciazione e “la bellezza che salverà il mondo” dall’Idiota di Dostoevskij.

Cinelli fa osservare che “in alcuni lavori la parola entra nella composizione dell’immagine quale elemento figurativo, segno fra i segni, in un gioco di contaminazione linguistica che moltiplica i piani di lettura dell’opera”. Che in altri “l’immagine si fa essa stessa narrazione poetica, richiamando indirettamente la parola attraverso un lessico visivo fatto di simboli e archetipi”. Senza dimenticare “le opere in cui il binomio parola/immagine offre l’occasione per ampliare il campo di riflessione al rapporto tra pensiero e intuizione e alle molteplici declinazioni concettuali che ne derivano”.

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Bianucci presenta le 20 opere della collettiva. Inizia dalle biografie dei 20 artisti. Molti sono presenti in Sala. “Teatro Ponchielli, concerto di pianoforte e percussioni” di Adriano Bernini. “La poesia dei libri antichi” di Luca Bongiorni. Mentre la curatrice afferma che “qui, invece, si ha la sensazione di odorare il profumo delle rose”, io, in un flash, recupero la copertina de “Sull’orlo del visibile parlare” e le pagine de “La parola dipinta” di Giovanni Pozzi. È la volta di “Contorto” di Mario Campanile. “Best friends” di Patrizia Casagranda. ”Mirror” – che porta al mito di Narciso – di Claudio Caserta. “Strade chiuse, strade aperte” di Chiò. “Il cassetto della Memoria” di Silvia Cibaldi. “Mosaico (Parole, mosaico del pensiero – Colore, mosaico dell’immaginazione” di Germana Conca. “Parole che contano” di Fausta Cropelli. “Messaggio nel silenzio” di Ivano D’Annibale.  “Enlightening Uniqueness”/Unicità Illuminante. Un collage racconto. Si leggono: “Silenzio”, “Parola” e, sul fondo, “Primo piano” – di Lilian Drozduk. “Storie della Natività” di Gian Paolo Dulbecco. “S. B. II 1” di Eugenio Galli. “Wild” di Le Sauvage Décorateur. “Bleu” di Fausto Lubelli. Qui, il piano dell’orizzonte, dissolto dal blu Klein creato per unificare cielo e terra, si spezza con una ninfea bianca. “Sogno” di Laura Marmai. “Sole e Luna…sul tetto del mondo” di Daniela Rancati. “Superficie bianca” – in codice binario – di Redaelli. “Più di mille parole” di Monica Rossetti. “Pensare, Sognare” di Jeannette RϋtscheSperya.

Il catalogo? Molto ben studiato. Nessun errore in copertina. E le immagini delle opere? Si completano visitando fisicamente l’esposizione.

Fino al 7 ottobre.

Apertura al pubblico: mercoledì > domenica, 9.30>1215>17.30.

Biglietti: intero € 6, ridotto € 4, gratuito bambini sotto gli 11 anni.

Telefono: 0376320602.

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