Rimpiattino o Doggy Bag, lo stop allo spreco è sempre più in voga

Si consolida sempre più anche nel mantovano la pratica delle doggy bag – i contenitori per portare a casa alimenti e bevande non consumati al ristorante – grazie alla nuova iniziativa contro lo spreco alimentare di Fipe-Confcommercio Mantova.

Si consolida sempre più anche nel mantovano la pratica delle doggy bag – i contenitori per portare a casa alimenti e bevande non consumati al ristorante – grazie alla nuova iniziativa contro lo spreco alimentare di Fipe-Confcommercio Mantova.

MANTOVA – “Fipe, da sempre consapevole dell’importanza di sostenere pratiche virtuose tra le imprese di pubblico esercizio, ha sin dall’inizio appoggiato la proposta di legge contro gli sprechi alimentari partecipando all’iter parlamentare che ha portato all’approvazione della Legge n. 166/2016, la cosiddetta Legge “Gadda” – spiega il presidente di Confcommercio Ercole Montanari – la Federazione, convinta dell’importanza di promuovere azioni efficaci contro lo spreco alimentare con la finalità di favorire comportamenti responsabili, ha deciso di sottoscrivere un protocollo d’intesa con Comieco, Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo di carta e cartone, per promuovere nei ristoranti italiani l’uso di doggy bag esclusive realizzate con le illustrazioni del designer Guido Scarabottolo e i nostri ristoratori non potevano che aderire” aggiunge il numero uno di Confcommercio,

“Buon cibo e buon vino non consumati vengono affidati a confezioni in cartoncino riciclabile e firmate da affermati designer e illustratori – aggiunge il presidente di Fipe Mantova Giampietro Ferri – non solo un’opportunità per poter contribuire alla lotta allo spreco alimentare ma anche oggetti ‘d’autore’ e riutilizzabili”.

Nelle ultime settimane, infatti, sono arrivati nei ristoranti e nei bar aderenti i primi contenitori, per i quali è stato trovato un sinonimo tutto italiano: il “rimpiattino”. “Fipe e Comieco hanno lanciato a ottobre scorso un concorso per individuare un termine alternativo, tutto indigeno, all’inglese doggy bag – racconta Ferri – La scelta finale è ricaduta su rimpiattino: non un vero e proprio neologismo ma un concetto che riporta alla cultura, tutta italiana, del ‘rimpiattare’, ovvero del saper rielaborare gli avanzi del giorno precedente perché il cibo non si spreca non solo per ragioni economiche ma per rispetto alla fatica ed al lavoro necessari per portarlo in tavola”.

Finora sono cinque i ristoranti aderenti – Osteria da Pietro a Castiglione delle Stiviere; Ristorante Giallo zucca, Ristorante LaCucina, Scalco Grasso Osteria Contemporanea, Bar Bistrot Porta Pradella, Umberto I Lounge Bar di Mantova – ma l’associazione punta a nuove adesioni: “chiediamo il sostegno di tutti gli imprenditori mantovani della ristorazione per diffondere l’utilizzo dei rimpiattini e farne un’abitudine consolidata – dichiara il presidente dei pubblici esercizi – Chi fosse interessato può prendere contatto con i nostri uffici che provvederanno a far avere i contenitori” . Grazie alla collaborazione tra Fipe e Comieco i “rimpiattini” in carta e cartone stanno arrivando in 1.000 ristoranti in tutta Italia, mentre altri 30mila sono potenzialmente pronti ad aderire all’iniziativa.

I dati Fipe sullo spreco alimentare nella ristorazione italiana

Il lancio ufficiale del “rimpiattino” è l’occasione per fare il punto sull’impegno e l’attenzione alla sostenibilità messa in campo dai bar e ristoranti italiani, con particolare riferimento al tema dello spreco alimentare. Secondo la ricerca condotta dall’ufficio studi Fipe emerge che negli ultimi anni è notevolmente cresciuta la sensibilità dell’opinione pubblica e delle imprese della ristorazione sul tema dello spreco alimentare. Secondo l’80% dei ristoratori intervistati il problema dello spreco di cibo nei loro esercizi viene considerato rilevante (tra questi il 50,6% lo considera addirittura molto rilevante).

In quale fase di processo si spreca maggiormente? Secondo i dati Fipe il consumo finale è il momento in cui avviene il maggiore spreco di cibo (per il 51,6% dei ristoratori), seguito dall’approvvigionamento e dalla preparazione, pressoché considerati a pari merito (rispettivamente dal 25,4% e dal 25,0% del campione).

Qual è la principale ragione del problema? Il 55% dei ristoratori rileva che spesso si spreca molto cibo al ristorante perché i clienti non mangiano tutto quello che hanno ordinato, insieme ad una questione di atteggiamento: nonostante infatti sia elevata la quantità di cibo che resta sulla tavola, raramente i clienti chiedono di poter portare via gli alimenti non consumati, evidenza dichiarata dal 69% degli intervistati. Lo stesso problema avviene per il vino. I motivi alla base di questo gap risiedono principalmente, secondo gli imprenditori, nell’imbarazzo (55%), seguito da scomodità (19,5%) o indifferenza (18,3%).

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