A Parigi, in mostra “Amazônia”, scatti di Tommaso Protti

Jenipapo dos Vieiras, Maranhão, 2029. Paulo Paulino (25 anni) leader indigeno Guajajara ucciso il 1° novembre 2019, da alcuni taglialegna illegali, in un'imboscata nella riserva indigena d'Araribóia, Maranhão. © Tommaso Protti/Pour la Fondation Carmignac

L’Amazzonia? Regione geografica del Sud America, terra abitata da centinaia di tribù anche non contattate, foresta pluviale, polmone verde del pianeta, ricchissima di biodiversità e minerali, estesa per almeno 5,5 milioni di chilometri quadrati, su 9 Paesi. Il 60% in Brasile. Minacciata dall’azione dell’uomo, brucia. Per aver reso pubblici i dati rilevati via satellite che documentano l’aumento della sua deforestazione dell’84% a giugno 2019 rispetto allo stesso mese del 2018, il fisico Ricardo Galvão, il 2 agosto, è rimosso dalla direzione dell’Istituto nazionale di ricerche spaziali (inpe.br) dal presidente della repubblica federale, Jair Bolsonaro. Diffondendo i dati avrebbe leso l’immagine del Brasile, «facendo il gioco delle ong».

È l’8 agosto 2019 quando, a Ginevra, l’Intergovernmental Panel on Climate Change (ipcc.ch) presenta lo speciale report sui cambiamenti climatici e sulla terra (SRCCL): la desertificazione, il degrado, la gestione sostenibile del territorio, la sicurezza alimentare ed i flussi di gas serra negli ecosistemi terrestri. Spazio all’Amazzonia come durante il vertice del G7 a Biarritz, (Nuova Aquitania, Francia, 24>27 agosto 2019), al termine del quale sono stanziati 17,9 milioni di euro per spegnere gli incendi in Amazzonia, non solo in Brasile.

Aiuti prontamente rifiutati dal presidente Bolsonaro che, intervenendo alla 74ª Assemblea generale delle Nazioni Unite (New York City, 17>27 settembre 2019), ribadisce il diritto sovrano a gestire la questione Amazzonia, perché «alcuni Paesi, sfruttando le bugie dei media, hanno un atteggiamento irrispettoso e coloniale verso il Brasile» e perché «è sbagliato affermare che l’Amazzonia fa parte del patrimonio dell’umanità».


Da un lustro, l’Amazzonia brasiliana contemporanea è immortalata dal fotografo Tommaso Protti, membro dell’agenzia Angústia Photo con sede a San Paolo del Brasile, dove, attualmente, vive e lavora.

Araribóia, Maranhão, 2019. Una guardia forestale Guajajara alla vista di un albero abbattuto da sospetti disboscamenti illegali nella riserva indigena dell’Araribóia.
© Tommaso Protti/Pour la Fondation Carmignac

Il suo “Terra Vermelha” (Terra Rossa) è premiato ed esposto a Lodi, all’url festivaldellafotografiaetica.it/2018-vincitori-wra-ita/ per la sezione Spot Light Award: crisi sociale negli Stati di Pará, Rondônia, Roraima; violenza nei centri urbani causata, soprattutto, dal traffico di droga; espansione urbana, facendo tappa ad Altamira, un “concentrato di questioni critiche” che porta alla costruzione della diga di Belo Monte, sul fiume Xingu; violenza nei centri rurali legata ai conflitti per il possesso delle terre, che vedono i grandi proprietari terrieri, latifondisti (fazendeiros), allevatori di bestiame che chiedono più pascoli, uomini d’affari, contro i contadini senza terra (sem terra) e gli attivisti ambientali; deforestazione; estrazione illegale d’oro; taglialegna illegali; prostituzione; incarcerazioni; guerra tra gang; sangue; povertà.

Grajaú, Maranhão, 2019. Zona disboscata nello Stato di Maranhão vista dall’elicottero dell’Ibama.
© Tommaso Protti/Pour la Fondation Carmignac

Invece, al suo “Amazônia” è riconosciuto il Premio Carmignac di fotogiornalismo 2019, 10ª edizione dedicata alla deforestazione amazzonica, all’url fondationcarmignac.com/photojournalisme/ Come annunciato ufficialmente, il 4 settembre, a Perpignan (Occitania, Francia), durante il festival internazionale di fotogiornalismo “Visa pour l’Image”. Sostenuto dalla borsa/premio di 50mila euro, da gennaio a luglio 2019, insieme al giornalista britannico Sam Cowie, Protti si è spostato da Maranhão a Rondônia, passando per Pará e Amazonas, fotografando, in bianco e nero, le crisi sociali e umanitarie sovrapposte all’inesorabile distruzione della foresta pluviale. Il reportage è esposto alla Maison Européenne de la Photographie (Mep), a Parigi, fino al 16 febbraio 2020, all’url mep-fr.org

Si sviluppa lungo un percorso articolato e ben studiato. Ci sono gli scatti incorniciati e due video. Durante i fine settimana, anche le proiezioni de “Opération séduction” (1975) di Jacques Baratier e “La Terre et la Peine” (1997) di Frédérique Létang. Lasciano il desiderio di raggiungere il continuum dell’esposizione sulla ringhiera esterna, in ferro battuto, dell’Hôtel de Ville, sede del Municipio e dell’Ufficio del Turismo, tra la piazza omonima e rue de Rivoli, fino al 10 gennaio 2020.

Altamira, Pará, 2019. Alberi morti dopo l’apertura della diga Belo Monte le cui acque hanno inondato 400 Kmq di foresta.
© Tommaso Protti/Pour la Fondation Carmignac

Lì, si ritrovano alcuni degli scatti incisivi di Protti in grande formato, completi di didascalie. Solo per citarne alcuni, ecco la foresta nazionale di Jamari ferita dai disboscamenti ed estrazioni minerarie illegali, sorvegliata da un militare; gli alberi abbattuti a Pau d’Arco nel mezzo dei campi di sem terra; il gioco dei bambini nel territorio indigeno di Kayapó; favelas incendiate a Manaus; una miniera d’oro illegale nella foresta nazionale di Crepori; una zona disboscata illegalmente, a Grajaú, Maranhão, vista da un elicottero dell’Ibama, in volo; una guardia forestale Guajajara davanti ad un albero abbattuto illegalmente nella riserva d’Araribóia.

© araldi – da smartphone presso l’Hôtel de Ville di Parigi

Mentre lo smartphone “documenta” la visita, nell’aria una voce afferma, “a caldo”: «Le foto invitano più che alla riflessione ad una vera “implicazione”. La coscienza ne esce “investita” di una missione vitale per il pianeta che ciascuno dovrebbe assumere anche solo per umanità». La mostra ed il catalogo francese/inglese, coedizione Fondaction Carmignac e Reliefs Éditions, “Amazônia, vie e mort dans la forêt tropicale brésilienne” (Amazzonia, vita e morte nella foresta tropicale brasiliana) di Tommaso Protti, sono inclusi nel premio.

© araldi – da smartphone presso l’Hôtel de Ville di Parigi

In un’intervista rilasciata a Daniela Mericio de “Photo Lux”, alla domanda «Il futuro?», Protti risponde: «Un reportage sulla costa del Brasile. E l’Amazzonia: con un collega sto lavorando anche a un cortometraggio, ma vorremmo sviluppare un vero e proprio film».

Se la prima scintilla per il fotogiornalismo gli è scoccata sfogliando “Passaporto numero 953647H” di Gianfranco Moroldo trovato nella libreria del padre Daniele, è anche vero che Tommaso Protti, nato a Mantova nel 1986, si trova nell’albero genealogico pubblicato a pagina 165 de “Un orizzonte chiamato cinema” (Editoriale Sometti, 2018) di Paolo Protti. In un flash, la memoria ritorna in terra virgiliana, alla multisala Ariston, il 12 gennaio 2019, per festeggiare i 140 anni dalla nascita di Ottorino Protti che, nel 1904, con il fratello Gino, fonda una delle prime società di esercizio e distribuzione cinematografica in Italia.