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Abbiamo intervistato il giornalista mantovano che ha portato lo sport in aula: a novembre uscirà un libro su Boninsegna
Adalberto Scemma, nato a Mantova nel 1942 sotto il segno dei Gemelli, con “un gemello che mi insegue e uno che mi precede”, è stato uno dei più validi esponenti in varie discipline dell’atletica leggera. Ha girato il mondo come inviato speciale di cronaca nera e di guerra e oggi è una delle firme significative del giornalismo sportivo italiano. Già redattore alla Gazzetta di Mantova e in altre testate, Scemma anno dopo anno ha maturato esperienza nel mondo della letteratura pubblicando libri e dedicando tempo al recupero della memoria di autori quale, in particolare, Gianna Brera. Attività di scrittore ma anche impegno didattico, al punto da insegnare giornalismo sportivo all’Università di Verona.
Scemma, come nasce la necessità di un corso di letteratura sportiva?
“Nasce da una domanda posta agli studenti: come si può parametrare il valore degli sportivi se non si conosce il passato del giornalismo? Insegnando in aula e avendo la possibilità costante di confrontarmi con le nuove generazioni, anno dopo anno mi sto rendendo conto che i giovani, anche se volenterosi di lavorare nel mondo dello sport, sono sempre meno a conoscenza dei grandi nomi delle discipline del passato.
“Il fatto che oggi i giovani leggano sempre meno è ormai una certezza, ma un confronto generazionale tra leggende del passato e promesse del futuro può avvenire soltanto attraverso l’inchiostro e quindi tramite la carta stampata, senza via di scampo. Ho quindi spesso pensato di sbagliare io stesso qualcosa, poi ho cominciato a lavorare perché tanti talenti e tante grandi firme non venissero dimenticate”.
Da anni impegnato in eventi un po’ in tutta l’Italia soprattutto per mantenere viva la scuola di Gianni Brera. Da qui prende il via il progetto Diritto alla Memoria...
“L’epifania del progetto Diritto alla Memoria arriva a novembre 2025 in occasione della prima edizione della consegna del Premio fair play Gianni Brera 2025 organizzato a San Zenone Po, paese natale tanto amato e decantato dal più grande scrittore di sport della letteratura, che porta il nome dell’evento. ll riconoscimento è stato istituito dal Panathlon Club Gianni Brera-Università di Verona, è di cadenza annuale e viene assegnato da una giuria di prestigio a personalità della letteratura sportiva, dell’atletica leggera e del calcio che abbiano svolto nei rispettivi ambiti un’attività significativa nel rispetto dell’etica breriana. Un premio speciale viene inoltre destinato al ricordo di un personaggio del passato rimasto indelebile nella memoria degli sportivi”.
Nell’ambito della cerimonia, si è tenuta una conferenza durante la quale è stato rilevato come i ragazzi non leggano più giornali né tantomeno libri. “È arrivata quindi - precisa Scemma - un’illuminazione sulla necessità di un diverso sistema di divulgazione. Ripartendo dalla rappresentazione teatrale della finale mondiale del 1982 portata in scena da Federico Buffa, si poteva pensare di proporre a teatro grandi imprese sportive, portando la voce e la partecipazione quando possibile, degli atleti stessi. Da qui la messa in scena, a Milano, la storia di Scopigno, il filosofo in panca”.
Iniziativa che poi è proseguita?
“Da quel momento, sono riuscito a portare avanti questa iniziativa teatrale (e non solo) con determinazione, grazie al supporto costante e alla motivazione che derivano dalla compagnia stimolante, che mi affianca sempre, di Rinaldi e Brambilla, tra i primi che mi sento di citare.
“Il prossimo 11 giugno a Valeggio sul Mincio prenderà vita a teatro il primo esperimento di Diritto alla Memoria, con un monologo scritto da Alessandro Pilloni al quale parteciperanno i giocatori d’epoca del Verona calcio. In programma anche la raffigurazione della vita di Enzo Berzot, a cento anni dalla nascita”.
Scemma ha così pensato di “spacchettare” l’evento al di fuori di San Zenone Po e di Santa Cristina, coinvolgendo anche i Comuni di Valeggio sul Mincio, Villafranca, Gazoldo degli Ippoliti, Mantova e Pogliano Veronese. Il programma in itinere è iniziato il 19 aprile a Gazoldo con Giuseppe Smorto con la presentazione del libro I quattro Gianni. Brera, Clerici, Minà, Mura e lo sport di Repubblica.
Perché la scelta di volgere uno sguardo al passato al posto di essere concentrati solo sulle promesse del futuro?
“Il progetto di Diritto alla Memoria nasce dalla spinta curiosa verso i personaggi del passato, ma la richiesta è di raccontarli in maniera non giornalistica visto che si è sempre meno interessati al mondo dei giornali. Gli editori del settore sportivo hanno osservato che, in un mondo in cui l’accesso all’informazione è immediato, ci ritroviamo spesso senza volerlo, sommersi da un flusso continuo di notizie in tempo reale. Questo sovraccarico informativo rende paradossalmente sempre meno stimolante anche la letteratura sportiva più recente, anche di campioni come Sinner, che fatica a catturare l’attenzione dei lettori abituati alla rapidità e all’immediatezza dei media del qui e ora. Gli assi del passato si ritroveranno quindi a essere i grandi protagonisti della letteratura del futuro, aprendone le porte”.
Per Adalberto Scemma rimane viva la passione per la scrittura. Un fiume in piena nel raccontare e nel raccontarsi in base alla sua esperienza personale. “Ho dato alle stampe tre libri, in quanto il ritorno alla mia originale scrittura in libertà assoluta ha calamitato l’attenzione dell’Editrice Minerva, aprendo una nuova collana, d’intesa con il collega Massimiliano Castellani, a partire da Schiaffino, l’uomo che veniva da lontano. Insieme ci siamo resi conto che nessuno aveva mai raccontato la storia di uno dei cinque campioni di tutti i tempi del calcio: quindi abbiamo pensato di proporre e scrivere la prima biografia in italiano del grande visionario e campione uruguayano, oltretutto conosciuto di persona nel 1989 a Verona in una circostanza del tutto inaspettata. Il libro è piaciuto molto e ha aperto una nuova collana di successi letterari, come Lo scudetto del Verona. Ricordi, racconti e retroscena 40 anni dopo l’impresa con Paolo Condò per la Casa editrice Solferino e Così lontani, così vicini storia di campioni giuliano dalmati parlando di leggende come Mitri, Missoni e Straulino per citarne qualcuno”.
C’è dell’altro?
“Sì, sono molto felice di annunciare il debutto letterario sulla leggenda del calcio mantovano col quale ho avuto l’onore di giocare: Boninsegna, il samurai del goal, che uscirà a novembre.
“Ho imparato a gestire lo stress e l’adrenalina mi dà sicurezza, ma fino a qualche mese fa ero terrorizzato sul fronte energie personali a disposizione, alla luce della mia vita folle della quale sono immensamente soddisfatto. Ho speso la vita come inviato di guerra in Africa e in Russia, come giornalista d’inchiesta a lottare contro i rifiuti tossici, il traffico delle armi e chi più ne ha più ne metta... quindi avevo cominciato a rallentare, ma nel momento in cui ho ripreso a scrivere e a insegnare nel 2008 è lì che tutto nasce in aula, parlando agli studenti dell’ormai quasi dimenticato Leopardi della letteratura sportiva, Gianni Brera. Da lì, l’ispirazione che è anche necessità di scrivere cinque volumi con Alberto Brambilla, intitolati Per Gianni Brera, l’arcimatto per coronarne la memoria storica con le testimonianze di chi ha avuto come me l’onore di conoscerlo, ed il resto è in continuo divenire…”.