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5/2/2026

C'era una volta il "Manicomio" di Dosso del Corso

La storia dell'ospedale psichiatrico di Dosso del Corso riproposta dallo psichiatra e psicoterapeuta Giovanni Rossi

In occasione dei cinquant’anni dalla prima di “Qualcuno volò sul nido del cuculo”, il cinema Mignon di Mantova ha organizzato una serata evento, con l’intento di unire lo spunto cinematografico alla storia locale. La proiezione, infatti, è stata preceduta dall’intervento di Giovanni Rossi, psichiatra e psicoterapeuta mantovano. Rossi, nei primi anni di carriera, ha lavorato nell’allora Ospedale psichiatrico di Dosso del Corso. Il racconto di quegli anni si allinea alle scene mostrate da Forman, con la differenza che qui si trattava di storie vere. Storie di pazienti prima ignorati e poi dimenticati. Sembrano passati secoli, ma si parla di poche decine di anni fa.

Le vicende storiche del manicomio mantovano si addensano nello spazio di poco più di un secolo. L’Archivio Storico di Psicologia Italiana riporta che nel 1867 l’Amministrazione provinciale manifestò l’intenzione di costruire un proprio manicomio, a causa dell’inadeguatezza igienico-sanitaria della sezione “maniaci” (definizione che oggi suona grottesca) dell’ospedale di Mantova. Pochi anni dopo, nel 1872, venne istituita una prima commissione per studiare il problema: ne faceva parte anche il medico virgiliano Achille Sacchi, a cui in seguito verrà intitolata la struttura. La decisione presa fu quella di realizzare un manicomio a padiglioni distanziati con annessa colonia agricola (corrispondente all’attuale zona Apam e Bigattera).

Per l’effettiva inaugurazione, tuttavia, si dovette aspettare il 1930. Da quel 28 ottobre, anche Mantova aveva un proprio ospedale psichiatrico, collocato in un angolo periferico della città, lontano (e nascosto) dagli occhi del centro storico. Seguirono gli anni dei continui ampliamenti, che portarono l’istituto ad ospitare oltre 700 malati.

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Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
5/2/2026
Francesco Raffanini