
La personale di Marco Palmieri è stata allestita nella Camera delle Cariatidi
Sino al 13 settembre è allestita la mostra personale di Marco Palmieri Cinque Quinte. Omaggio a Palazzo Te. Nella serie fotografica allestita nella Camera delle Cariatidi l’artista presenta un lavoro site-specific ispirato all’eccezionalità del contesto storico-artistico della Villa di Giulio Romano e, in particolare, del Cortile d’Onore. La serie è parte della ricerca di Palmieri condotta attraverso il disegno, l’acquarello, la costruzione di piccoli modelli e la fotografia che sintetizza le differenti nature della sua pratica.
La tecnica della serie fotografica Cinque Quinte vede la costruzione di un vero e proprio set in scala dipinto ad acquarello, allestito e fotografato in cinque variazioni architettoniche, in cui viene esaltata la matrice teatrale del Cortile d’Onore. Un palcoscenico metafisico fatto di quinte, con una fuga prospettica centrale in cui diversi volumi architettonici colorati occupano la scena come presenze enigmatiche.
L’evento è promosso da Fondazione Palazzo Te e realizzata con il supporto di Molino Pasini, Antonia Jannone Disegni di Architettura e Paola Sosio Contemporary Art Gallery, Palmieri torna in uno spazio istituzionale all’indomani dell’esposizione delle sue opere della serie Passaggi all’Istituto Italiano di Cultura a Parigi.
“Palazzo Te è un teatro dell’Antico che sfonda nel Moderno – spiega il direttore di Fondazione Palazzo Te Stefano Baia Curioni – Il Cortile d’Onore è l’esito finale del progetto, il punto di arrivo, la scenografia definitiva di un percorso che comincia nella Camera di Ovidio, si snoda nei Cavalli, in Amore e Psiche per arrivare ai Giganti.
Marco Palmieri ha letto il Te, in particolare il Cortile d’Onore, nel suo specifico di un teatro metafisico che, nelle ridondanze giocose e tragiche, regge anche le geometrie più pure: le quinte di una scena che deve popolarsi. Coglie così un punto importante: il Te è stato teatro di corte, ma oggi ospita noi, cittadini di varia umanità. Ci ospita e ci fa partecipare al suo gioco, le sue sale ci trasformano in astanti e poi in attori. Natura e dèi danzano nella stranezza e noi, dopo un po’, quasi per costrizione estetica, dobbiamo accompagnarli”.
“Il mio lavoro su Palazzo Te nasce dall’urgenza di rintracciare analogie, spunti e riferimenti speculari tra la complessità contemporanea e la stagione storico-artistica del Manierismo – precisa l’artista - Il mondo fluido di oggi, segnato dal crollo delle grandi narrazioni, dalla perdita dei paradigmi tradizionali e da una necessaria interdisciplinarità delinea uno scenario in cui l’opera di Giulio Romano risulta essere estremamente contemporaneo ed ispirante”.
Il settimanale di riferimento per i mantovani
Vuoi ricevere la copia digitale o cartacea de La Nuova Cronaca di Mantova? Scegli il piano e finalizza l'acquisto online, oppure abbonati tramite bonifico.