
Dai numeri contenuti registrati da Sonnabend Collection al costo esorbitante della mostra di Palazzo Te: riflessioni su "due per uno"
Non si discute sulla qualità artistica della Sonnabend Collection, al Palazzo della Ragione, in piazza delle Erbe, in città. Ci mancherebbe. Gli artisti sono il top dell’arte internazionale. Ma dal top al flop il passo può essere breve. Si osserva, innanzitutto, che la rotazione delle opere d’arte esposte è minima, quasi inesistente. E, poi, che in uno degli scorsi giovedì, giorno di mercato a Mantova, alle 11 del mattino (un’ora dopo l’apertura della Sonnabend) i visitatori erano zero. Nel giro di un quarto d’ora sono arrivati a essere tre. Fuori, en plein air, al mercato c’era la ressa. Dentro, alla Ragione, quasi il deserto. Pare inoltre che il biglietto unico per Sonnabend e Palazzo Te (dove è in corso l’installazione di Isaac Julien: nulla da eccepire sulla qualità artistica, eccelsa, ma il costo è stato di due milioni di euro) non aiuti granché a evitare quella che potrebbe essere una débâcle, dal punto di vista economico. Spiace dirlo, ma la strada su cui ci si avvia sembra essere proprio questa. La Sonnabend cerca sponsor. Si spera che vengano trovati, che chi ha denaro abbia pari sensibilità verso l’arte. I responsabili della Collection potrebbero fornire pubblicamente i dati economici sullo stato dell’arte, cioè a che punto siamo con i cordoni della borsa. Noi tifiamo per Sonnabend e Palazzo Te, senza se e senza ma. La Sonnabend Collection a Palazzo della Ragione è aperta da mercoledì a lunedì, dalle ore 10 alle 18. Il martedì è il giorno di chiusura settimanale. L’ultimo ingresso consentito è un’ora prima della chiusura, alle ore 17.
L’articolo di Federico Giannini, pubblicato sulla rivista on line “Finestre sull’Arte” il 22 aprile, affronta con tono non privo di stupore il “cadeau da due milioni” regalato a Palazzo Te: l’installazione All that changes you. Metamorphosis di Isaac Julien, nelle enormi Fruttiere.
Una sorta di torta di compleanno decisamente impegnativa per festeggiare i cinquecento anni della villa giuliesca (1525-2025), una di quelle torte che, più che le candeline, richiedono un mutuo.
Onestamente, in sede pubblica, il presidente di Fondazione Te, Stefano Baia Curioni, parlò senza troppi giri di parole di cifra “spaventosa”: due milioni di euro, tre quarti raccolti tramite fundraising. Insomma, un regalo condiviso, come quando si fa la colletta, solo con qualche zero in più. La mostra, inaugurata a ottobre 2025, doveva chiudere a gennaio 2026, ma è stata generosamente prorogata fino a fine maggio.
Difficile rinunciare al flusso di visitatori che, entrati per ammirare gli affreschi di Giulio Romano, si ritrovano improvvisamente catapultati in un universo contemporaneo.
Al di là dell’articolo di Giannini sulle “Finestre”, veniamo alla nostra critica d’arte: a prescindere dal dieci e lode per il fantastico Julien, la morale potrebbe essere questa: le Fruttiere non fruttano.