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8/8/2026

Festival della Letteratura, presentazione molto partecipata in piazza Alberti

Un rituale collettivo che si ripete di anno in anno, primo atto dell'edizione 2026 che sarà la numero 30

di Francesco Raffanini

Il luglio mantovano, stretto tra la canicola estiva e il volo delle zanzare, riserva ben poche sorprese. Tra locali chiusi e vie deserte, la città sembra più addormentata del solito. Tuttavia, al richiamo del Festival non si può dire di no. Così, capita che, in una notte di mezza estate, piazza Leon Battista Alberti torni a riempirsi di spettatori: è la magia del rito collettivo che si ripete di anno in anno. Fino al numero trenta, ricorrenza che Festivaletteratura si prepara a festeggiare nell’edizione 2026 (in programma dal 9 al 13 settembre).

Nell’attesa, la tradizionale presentazione – con annessa distribuzione dei cataloghi con il programma degli eventi – si è rivelata il consueto successo di presenze. Sul palco, ad accogliere il pubblico, Alessandro Della Casa (membro del consiglio direttivo del Festival), che ha presentato il libretto di questa edizione: “Abbiamo pensato di inserire alcune schede tematiche iniziali per agevolare la lettura e l’orientamento nei vari percorsi culturali”.

Una novità importante riguarda la possibilità di acquistare i biglietti anche all’ultimo momento, direttamente nei luoghi degli eventi. Resta prioritaria, comunque, la modalità di prenotazione online, sul sito web del Festival.

AUTORITÀ

Dopo undici anni, non c’è più Mattia Palazzi a vegliare sul battesimo della kermesse mantovana. Al suo posto, il nuovo sindaco Andrea Murari, che inaugura il suo mandato nell’anno del trentennale di Festivaletteratura. Così il primo cittadino: “Questo evento è la dimostrazione che è possibile organizzare grandi manifestazioni anche in una realtà di provincia. Peraltro, il Festival nasce dall’iniziativa di semplici cittadini, il cui contributo per la comunità è ancora oggi più che visibile. Chi ama la letteratura sa quanto essa sia in grado di rendere migliori le nostre vite, perciò auguro lunga vita al Festival”.

In rappresentanza della Provincia, Maria Paola Salvarani, sindaca di Porto Mantovano. Dal canto suo, il ricordo dell’esperienza personale da maglietta blu e l’orgoglio per un evento che, soprattutto negli ultimi anni, si è allargato anche oltre i confini della città, toccando vari paesi della provincia.

ODISSEA

Dopo i saluti, arriva il consueto antipasto letterario per palati fini. Tema dell’intervento, l’epica omerica. Argomento di grande attualità, vista la recente uscita nelle sale del kolossal “Odissey”, girato da Christopher Nolan. All’improvviso, nelle ultime settimane si sono moltiplicati studiosi (improvvisati) di Omero e divulgatori (inventati) dei poemi classici.

Sul palco del Festival, per fortuna, salgono due relatori che conoscono realmente l’argomento di cui parlano. Entrambi laureati in Lettere Classiche, Luca Misculin (giornalista) e Riccardo Ginevra (linguista e glottologo) sono autori di podcast incentrati sulla storia millenaria del Mediterraneo e sulle genti che lo hanno attraversato. E, dato che andando a ritroso nel tempo la verità storica si intreccia con il mito, si sono occupati anche di Ulisse e del suo viaggio di ritorno ad Itaca, patria di cui era sovrano incontrastato, prima di partire per la Guerra di Troia.

L’Odissea, patrimonio dell’umanità da almeno 2700 anni. Chiunque l’abbia studiata si è sempre ritrovato a compiere un salto verso un lontano passato. Persino agli occhi di Pericle e della Grecia classica era così: infatti, dalla stesura dei poemi omerici all’epoca d’oro di Atene e di Sparta corrono più di tre secoli (all’incirca la stessa distanza tra noi e la rivoluzione francese). Epoche differenti, ma un patrimonio di valori condivisi da trasmettere: il rispetto delle leggi umane e divine, il viaggio, l’ospitalità, l’amicizia, la curiosità verso il mondo, ma anche la vendetta nei confronti di un torto subìto. Temi ancora oggi universali, sebbene non vada commesso l’errore – come ricordano i relatori – di cercare collegamenti tra l’epica antica e la realtà attuale. Perché la società raccontata da Omero è, in larga parte, un prodotto idealizzato, che non trova corrispondenze nella storia greca.

MUSICALITÀ

Al di là delle varie interpretazioni letterarie, cinematografiche e morali che continuano a circolare, l’Odissea merita di essere studiata per la lingua nella quale è scritta. Sarebbe meglio parlare al plurale, dato che il poema è il risultato della stratificazione di dialetti diversi, come diversi erano i cantori che lo declamavano. Per secoli, infatti, i poemi omerici sono stati trasmessi a voce, con l’indispensabile accompagnamento della musica.

Spesso i versi venivano improvvisati, perché i cantori conoscevano a memoria un ampio repertorio di formule, di scene e di strutture narrative adatte per ogni occasione. Si potrebbe dire che siano esistite tante Odissee, ciascuna con qualcosa di unico e irripetibile. I cantori erano – secondo Misculin - gli antenati dei jazzisti, per la loro arte di sapere improvvisare a partire semplicemente da un canovaccio di suoni e di storie condivisi.

Il viaggio di Ulisse nel Mediterraneo è entrato nell’immaginario collettivo tanto quanto quello ultraterreno di Dante nella Divina Commedia. Narratori di ogni epoca hanno riscoperto le pagine dell’Odissea per darne nuove interpretazioni. Dall’Ulisse di Joyce all’Odissea nello spazio di Kubrik. Il Novecento è stato anche questo.

Il Festival, che è nato proprio a Mantova sul finire del secolo scorso, ha così omaggiato un classico destinato a sopravvivere a tutte le rivoluzioni umane (inclusa, senza alcun dubbio, quella tecnologica).

Lunga vita alla letteratura.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
8/8/2026
Francesco Raffanini
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