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17/3/2026

Guerra in Medio Oriente: il racconto da Dubai di una Mantovana

Sara Raffanini vive a Dubai dal 2014: il suo racconto del momento che sta vivendo il paese

Lo scorso 28 febbraio, un missile lanciato dall’Iran ha colpito il Fairmont Hotel, resort di lusso costruito sull’isola artificiale di Palm Jumeirah, nel cuore di Dubai. L’ennesimo segnale di una guerra che non accenna a placarsi. Da una parte Israele, difesa dall’esercito statunitense. Dall’altra, il regime iraniano degli ayatollah, le guide supreme dello stato.

Il sibilo dei missili e dei droni ha scandito, finora, il ritmo martellante del conflitto. Tuttavia, non è da escludere – come ha lasciato trapelare il Presidente Donald Trump – che gli USA intervengano anche con truppe di terra per abbattere la resistenza iraniana.

La situazione preoccupa il mondo intero, per le prospettive globali che potrebbe riservare. I Paesi del Golfo Persico sono già coinvolti nelle operazioni militari, rei di ospitare basi americane nei propri territori. È il caso degli Emirati Arabi Uniti e della loro capitale, Dubai, colpita a più riprese nel corso delle ultime settimane.

TESTIMONIANZA

L’eco degli attacchi in Medio Oriente ha raggiunto anche l’Italia. Tante le storie di cittadini del nostro Paese costretti a rimandare la partenza da Dubai in seguito ai raid iraniani.

La Nuova Cronaca ha raccolto la testimonianza di Sara Raffanini. Mantovana, vive negli Emirati Arabi dal 2014. “Ho lavorato come assistente di volo per la compagnia Dubai Emirates fino al 2020. Attualmente, invece, sono al servizio di un’azienda di gioielli fiorentini: gestisco la logistica e l’organizzazione degli eventi che si tengono in Medio Oriente, tra Qatar ed Emirati Arabi”.

La mente corre subito alla sera del 28 febbraio: “Il Fairmont Hotel è uno dei primi alberghi che ho frequentato appena arrivata a Dubai. Una mia amica che abita lì vicino ha assistito all’esplosione. Io, invece, mi trovavo nella parte opposta della città, ma questo non mi ha impedito di vedere le luci dei missili nel cielo notturno”.

Da quella sera, Sara non è più uscita di casa. “Questa settimana la nostra azienda ha deciso di farci lavorare in smart working, per garantire la sicurezza di tutti”.

Scelte che raccontano della preoccupazione per un momento delicato e difficile da decifrare.

“Viviamo in una situazione surreale: siamo consapevoli di avere le bombe sopra la testa, eppure qui ci fanno sentire sempre al sicuro. Infatti, Dubai ha una difesa forte e vuole trasmettere sicurezza ai cittadini attraverso, per esempio, la scelta di far proseguire gli spettacoli e i giochi per i bambini”.

Ma questa apparente tranquillità è squarciata, con una inquietante regolarità, dai messaggi di allerta che lo Stato arabo invia in ogni occasione di pericolo.

“Negli ultimi giorni ho ricevuto diversi sms di avvertimento, nei quali sono stati segnalati i momenti più critici e a più alto rischio di attacchi”.

Di fronte a una situazione così altalenante, il comportamento della gente è quanto mai ondivago: “C’è chi scappa terrorizzato verso casa, scortato da jet militari, e chi invece continua ad essere tranquillo. I centri commerciali sono aperti, mentre le scuole sono chiuse fino al 22 marzo. Io, per il momento, non ho intenzione di tornare in Italia, benché sia consapevole del momento di incertezza”.

QUOTIDIANITÀ

Quel che è certo è che i recenti attacchi missilistici hanno spezzato la routine della metropoli araba. Ma com’è la vita quotidiana a Dubai?

“Si tratta di una città molto variegata, dove vivono sia i ricchi che i meno abbienti. L’immagine di Dubai come immenso parco giochi è frutto di uno stereotipo”.

Il più grande pregio, secondo Sara, è la sicurezza pubblica (“Puoi anche lasciare la porta aperta di notte”). Il difetto, invece, è il traffico. Infatti, nonostante le ampie strade da sei o sette carreggiate, le automobili si ritrovano spesso imbottigliate, specialmente negli orari di punta. “E i trasporti non sono ancora molto sviluppati” – fa notare l’intervistata.  Nel tempo libero, Sara ama spostarsi tra le dune del deserto, distante soltanto mezz’ora di auto da Dubai. “Nei fine settimana lavoro come guida off road nel deserto. È una passione alla quale tengo molto”.

FUTURO

Il destino del conflitto tra Israele e Iran è ancora da scrivere e si teme che le operazioni militari possano andare avanti a lungo. “E pensare – aggiunge Sara - che gli Emirati Arabi sono sempre stati considerati la Svizzera orientale, per la loro neutralità. Per questo gli attacchi a Dubai sono stati per noi del tutto inaspettati”.

Il più recente (e grottesco) episodio di questa guerra sono le scuse da parte del Presidente iraniano, seguite però, nel giro di poche ore, da un nuovo raid missilistico contro l’aeroporto di Dubai. I politici parlano e, intanto, le armi continuano a non tacere.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
17/3/2026
Francesco Raffanini