
Nostra intervista al Maestro, che oggi abita a Suzzara. Parole e musica che ne raccontano la vita non solo professionale a 360°
di Fausto Bertolini
Maestro Gianluca Benatti, ho avuto il piacere di sentirla suonare durante un evento culturale la colonna sonora del film “La stangata” (“The sting” un cult del 1973). Essendo un vecchio “cinematografaro”, ho subito captato la briosità e la brillantezza dell’esecuzione. Quando ha iniziato a dedicarsi al pianoforte?
“In realtà ho iniziato tardi, ossia durante il periodo della scuola media, all’età di 12 anni. Solitamente, per chi vuole fare un percorso e magari costruire una carriera nel mondo della musica, i primi approcci avvengono precocemente, attorno ai 5 anni… La passione mi ha aiutato a coltivare questa incredibile arte in ogni momento della vita. Può risultare curioso che inizialmente mi sia avvicinao al disegno e alla pittura: poi la strada si è indirizzata verso il pianoforte, strumento che mi ha coinvolto magicamente”.
Lei abita a Suzzara, Sua moglie, Sara Bernini, la sostiene nella professione di pianista?
“Sono stato fortunato: ho incontrato una persona che ha capito come la musica non sia solo un lavoro o un hobby, bensì parte integrante del mio essere. Sara mi continua a dimostrare tanta sensibilità forse anche per il fatto che lei stessa è affascinata dalla musica: peraltro “strimpella” la chitarra e le percussioni, strumenti, a mio parere, verso i quali è molto portata”.
C’è stata qualche persona, in particolare, che l’ha sostenuta nella sua scelta musicale?
“I miei genitori sono stati i primi sostenitori, anche se, a onor del vero, mio padre aveva altri progetti lavorativi per me. Mia madre, invece, amante della danza, ha sempre sostenuto come l’arte sappia elevare l’anima e alimentare la stessa vita”.
Quali sono gli autori che preferisce?
“La mia è una preparazione classica, quindi amo grandi Maestri quali Chopin, Mozart, Debussy, Beethoven e altri. Nella mia esperienza musicale ho avuto anche il piacere di avvicinarmi a pilastri della musica leggera, pop e rock: quindi adoro Michael Jackson e i Queen. E mi è capitato di suonare in diverse formazioni. Quindi mi definirei una persona dai gusti molto elastici…”.
Quali programmi ha realizzato o sta realizzando?
“Il mio ultimo programma musicale che ho realizzato è rivolto alla “musica nel cinema”: attraverso in modalità di lezione-concerto le varie fasi del cinema: dal muto fino ad arrivare ai musical. Un percorso che si articola in 3 serate (anche indipendenti): una con pianoforte e rumorista/percussioni per il cinema muto; una con l’orchestra (8 elementi) rivolta alle colonne sonore; infine un trio (piano, percussioni e voce) per assistere una commistione tra film e musical. In genere i programmi musicali li creo a seconda delle richieste, coinvolgendo anche altri artisti all’occorrenza”.
Quale rapporto con il pubblico?
“Ritengo che il rapporto con il pubblico sia estremamente indispensabile nella carriera di un musicista. Dopo aver raggiunto un “feeling” con il proprio strumento musicale, lo spettatore diviene parte integrante della stessa esperienza sonora. Tutti respirano insieme abbattendo i ruoli specifici e divenendo sia artefici che spettatori di quel momento speciale”.
Il pianoforte e la musica in genere che cosa rappresentano per lei?
“Dico sempre che a certi livelli, lo strumento e la musica per un artista diventano lo sposo/la sposa, ossia si tratta di un matrimonio in cui impegno, dedizione, rispetto e responsabilità rientrano nella quotidianità. Per me questi sono valori importanti che si imparano vivendo non solo con le persone, ma anche con le proprie passioni. L’arte diviene non solo un terreno su cui crescere ma anche maestra di vita”.
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