
Adalberto Scemma riavvolge il nastro di una storia che affonda le radici nel lontano 19 dicembre 1983...
C’è una data, 19 dicembre 1983, che i bambini di allora, terze e quarte classi della scuola elementare “Pomponazzo” di via Porto, hanno ancora ben chiara. Quei bambini hanno oggi più di mezzo secolo ma quel giorno sono stati protagonisti di un evento speciale: sono stati “compagni di invenzione” di Francesco Guccini per creare insieme con lui, e con l’inseparabile chitarrista argentino Juan Carlos “Flaco” Biondini, una canzone (“Giorno-Notte”) diventata un bestseller tra i brani ideati per l’infanzia (foto dei due musicisti a fondo pagina).
Prendeva il via quel giorno, non solo a Mantova ma in ventuno Comuni dell’area del Garda, da Verona a Sirmione, da Arco a Gazoldo degli Ippoliti, un evento rimasto unico nel mondo della scuola: “La Favola del Lago”. Tremila bambini delle elementari erano stati coinvolti per creare “fiabe, canzoni, spettacoli, giochi” che avessero al centro il lago di Garda.
Con loro, tra gli altri, scrittori, pittori, disegnatori, registi, scenografi che non hanno bisogno di presentazioni: Pupi Avati, Riccardo Cordero, Elve Fortis de Hieronymis, Sophee Fatus, Gina Lagorio, Jan Langosz, Lastrego & Testa, Mario Lodi, Lele Luzzati, Alcide Paolini, Roberto Piumini, Concetto Pozzati, Antonio Saliola, Massimo Scaglione, Giorgio Treves e Donatella Ziliotto oltre a Francesco Guccini.
VOLUME
Tutti gli eventi erano stati poi documentati in un volume (“La Favola del Lago”, edito da Vallardi), premiato a Bruxelles come il miglior libro dell’anno in Europa per “vivacità, varietà di proposte e sollecitazioni per l’intelligenza e la creatività dei bambini”.
Non posso non provare emozione, riandando con il ricordo a quell’esperienza, perché proprio “La Favola del Lago” mi aveva visto coinvolto come ideatore prima e poi come autore, insieme con Ferdinando Albertazzi, intellettuale a tutto campo, già allora un punto di riferimento della letteratura per ragazzi. I nomi dei personaggi presenti raccontano da soli il filo elettrico che si era attivato in quei giorni calamitando l’attenzione della stampa nazionale e portando una ventata di fantasia inedita non soltanto tra i bambini ma anche tra gli insegnanti per un evento davvero unico.
La presenza di Francesco Guccini aveva suscitato alla “Pomponazzo” comprensibile entusiasmo al punto da indurre le insegnanti a fare intervenire i bambini di tre intere classi. Ne era nata un’esperienza piena di pathos con una canzone che grazie anche ai “compagni di invenzione” di Guccini aveva messo a confronto con toni poetici lo splendore del giorno e i misteri della notte (“Noi della notte amiamo il pipistrello/ gli occhi dei gatti sono misteriosi/ sembrano dei fantasmi col mantello/camminano sui tetti tenebrosi/ Non dormo perché il buio è mio fratello/ i minuti del giorno son noiosi…”).
MAESTRONE
Francesco Guccini, il “maestrone”, aveva condiviso con i bambini della “Pomponazzo” momenti di straordinaria allegria rispolverando per una mattinata quel diploma magistrale da tempo nel cassetto ma ancora presente nella mente e nel cuore. La diligenza del cronista di allora ci consegna i nomi delle insegnanti e degli alunni protagonisti:
Classe terza D (insegnante Giovanna Scalari): Simona Affini, Massimiliano Altabella, Luca Bedulli, Irene Comparini, Federico Corradi, Andrea Gaioni, Alessandro Genti, Laura Guarnieri, Katia Manfredini, Paolo Pighi, Paola Zamonato.
Classe terza E (insegnanti Anna Romani e Milla Biancardi): Raffaele Bacchi, Federica Baraldi, Mauro Brazzi, Virginio Cameroni, Cristina Ferrari, Daniela Ferrari, Luca Gabrieli, Tomas Lana, Alessia Lomaglio, Barbara Mutti, Andrea Regattieri.
Classe quarta A (insegnante Piera Patria Malagoni): Elena Artoni, Erika Bacchi, Barbara Balzanelli, Sara Bellintani, Marco Bianchi, Tiziana Biolchini, Chiara Capilupi, Debora Davi, Sabina Emiliani, Alessandro Gardesani, Ivan Grasselli, Stefano Rizzieri, Cinzia Silocchi, Oscar Ticinesi.
DIGNITÀ
A pranzo in una saletta del “Grifone Bianco” (insieme con noi Ferdinando Albertazzi, naturalmente, e “Flaco” Biondini). Guccini si era soffermato a osservare come nei percorsi scolastici sarebbero dovute entrare stabilmente anche le opere dei cantautori (citava Endrigo in particolare, poi Tenco, Paoli, Dalla, Branduardi e De Gregori ma anche Vecchioni, Fossati e Ciampi) perché rappresentavano, e rappresentano, un patrimonio culturale e letterario di grande valore. Le canzoni di Guccini, peraltro, vengono presentate oggi come opere che vanno oltre la musica e che meritano di essere studiate con gli stessi strumenti utilizzati per altri autori della letteratura contemporanea. Va detto che la scuola italiana ha già riconosciuto dignità culturale ad altre forme espressive, mentre la canzone d’autore continua spesso a essere considerata marginale. Da qui la proposta che i critici più avveduti, Marcello Bramati tra questi, hanno avanzato nell’intento di superare questa distinzione, riconoscendo che alcuni cantautori hanno prodotto testi di indubbio valore letterario.
Va ricordata, in occasione de “La Favola del Lago”, la presenza di autorevoli personaggi della cultura mantovana, da Benedetta Bavari a Enrico Genovesi, da Roberto Pedrazzoli a Gilberto Cavicchioli, da Franco Talò a Pietro Zelati fino a Chiara Dynis, all’epoca agli esordi ma oggi tra le più importanti pittrici italiane sulla scena internazionale.
INCIPIT
L’idea di dare vita a un evento che lasciasse un segno tangibile nel mondo della scuola primaria era nata del resto proprio nella nostra città. Ricordo l’incipit: una telefonata di Renzo Margonari per invitarmi a conoscere due amici suoi. Uno era Lino Capolicchio, l’attore, l’altro Ferdinando Albertazzi, appunto, di cui avevo seguito l’iter come autore: era noto, all’epoca, come l’enfant prodige del mitico “Gruppo 63” accanto a Edoardo Sanguineti, Giorgio Celli, Corrado Costa e Adriano Spatola. Ne era nata una sinergia immediata – lui vulcano di idee che avevo subito condiviso – sfociata in tutta una serie di proposte da realizzare (e poi realizzate!).
Tra queste “La Favola del Lago” occupa ancora oggi un posto di rilievo e l’addio di Francesco Guccini, a sua volta straordinario, generoso facitore di iniziative fuori dal coro, l’ha riproposta all’attenzione di chi al “Maestrone” è stato accanto in una giornata che il mondo della scuola ha consegnato all’archivio con un indice speciale.
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