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8/6/2026

Mantova Chamber Music Festival – Trame Sonore, tempo di bilanci (positivi)

Un festival che col tempo ha assunto le vesti del "Vero Festival": focus sull'edizione conclusasi il 2 giugno scorso

La XIV edizione del Mantova Chamber Music Festival – Trame Sonore, che si è conclusa martedì 2 giugno, ha rinforzato più che mai la sua natura di “vero Festival”, cioè di una manifestazione in cui si produce in buona misura musica che difficilmente si ascolta nelle sale da concerto, vuoi perché tale musica appartiene a un repertorio “di nicchia”, vuoi perché si affaccia prevalentemente sul nuovo che avanza, vuoi perché accende un focus su uno specifico settore.

Il che non significa che il Festival debba escludere i programmi, diciamo così, convenzionali o tradizionali, che sono poi le opere dei grandi autori che hanno fatto la storia della musica; anzi, il Festival li esige per molti motivi: per ampliare gli orizzonti critici, per dare conto sia di nuove letture dei cosiddetti classici, sia di nuove prassi esecutive, infine per mettere in luce i rapporti di interdipendenza tra autori maggiori e autori minori.

Il tutto, comunque, in un “vero Festival”, non corre sul filo del rigore programmatico, determinato a priori, ma è intonato a una fondamentale libertà e creatività: più che un’offerta al pubblico, è un’offerta ai musicisti, è una vetrina in cui esporre la propria produzione, è un ambito di scambio di conoscenze e esperienze. Il pubblico ne prende parte come spettatore curioso e interessato. E ne gode!

Tutta questa premessa per ribadire che quello messo in campo da Oficina OCM è un vero e bellissimo Festival, ormai radicato nella città, capace di rinnovarsi di anno in anno e frequentato da un numeroso pubblico internazionale.

Aperta nella serata del 29 maggio dai brevi saluti istituzionali, la manifestazione ha scoperto immediatamente le sue credenziali: il giovanile e vivace Ragazze Quartet, classico quartetto d’archi olandese per la prima volta a Mantova,  faceva conoscere i nomi e le musiche di Rhiannon Giddens (1977) e Florence Price (1887—1953), affiancati al notissimo Antonín Dvoràk, in un programma dai ritmi, colori e temi popolari nordamericani.

Numerosa, nel corso del Festival, la schiera di compositori del Novecento o contemporanei e viventi, abbastanza conosciuti, come Kurtág, Sciarrino, Berio, Takemitzu, Pärt e altri; al contrario i nomi (e ovviamente i titoli) di parecchi autori risultavano noti ai soli addetti ai lavori.

Ampio spazio alla voce umana, cioè al canto, solitamente piuttosto trascurato nelle sale da concerto. Claudio Monteverdi la faceva da leone nel repertorio antico e barocco; ben rappresentato anche il lied otto/novecentesco con i classici tedeschi (Schumann, Schubert), ma presente anche il rarissimo Hindemith di Das Marienleben. Non mancavano i canti della tradizione folclorica.

È stato il Festival dell’amicizia e della fedeltà: alcuni grandi concertisti in vetta al panorama internazionale, da sempre molto legati a Trame Sonore, non hanno fatto mancare la loro presenza e il loro generoso contributo. In testa a tutti Alexander Lonquich, “artista in residenza”, che, nonostante le conseguenze visibili di un recente infortunio, si è prestato a otto o nove concerti, in recital (stupendo) su musiche di Debussy o in collaborazione con altri musicisti. Non meno presente il violoncellista Giovanni Gnocchi, calato dalla sua scuola di Salisburgo con un gruppo di cellisti e due bravissime strumentiste, più volte presenti a Mantova, le quali, al pari del maestro, hanno fornito numerose collaborazioni. Idem dicasi dei pianisti Andrea Lucchesini e Alessandro Stella, saliti sul palcoscenico quattro volte ciascuno.

Non ce ne vogliano gli altri eccellenti e famosi violinisti, violisti e violoncellisti (da Giovanni Guzzo a Nicolas Altstaedt, da Nurit Stark a Enrico Bronzi, ecc.) se ci soffermiamo per un attimo sul violinista Sergey Malov, per dire dell’insolito gesto di un padre che porta con sé sul palcoscenico la figlioletta di sette o otto anni, ma soprattutto per una Sonata per violino solo di Bela Bartok, indimenticabile. Così come ricorderemo a lungo il percussionista (e voce educatissima!) Simone Rubino.

Nell’arco delle cinque giornate sono sfilati trii e quartetti in gran numero, con un repertorio che abbracciava tutta la storia della musica.

Chiudiamo consapevoli di quanti artisti non abbiamo potuto citare, ma ben sapendo che tra tante celebrità, hanno brillato di luce propria i giovani: ne abbiamo sentiti tanti, bravissimi, pieni di energia, preparati a dovere, taluni eccezionalmente promettenti. E questa è la forza più genuina di un Festival come Trame Sonore.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
8/6/2026
Roberto Chittolina