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25/7/2026

Palazzo Ducale apre le porte alla mostra “Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana”

I rinnovati ambienti di Corte Nuova ospiteranno la mostra fino al prossimo 17 gennaio 2027

Più che un’inaugurazione, una doppia restituzione: alla città tornano nella loro fascinosa completezza gli ambienti restaurati di Corte Nuova e, negli stessi spazi, prende forma la mostra “Le fiabe sono vere… Storia popolare italiana”, visitabile a Palazzo Ducale fino al 17 gennaio 2027. Dopo quasi tre anni di lavori, la Reggia riapre alcuni dei suoi ambienti più prestigiosi e lo fa scegliendo di non lasciarli vuoti nemmeno per un giorno: ad accogliere il pubblico è una mostra su tradizioni popolari e folklore regionale, un grande progetto nazionale che arriva a Mantova dopo il successo registrato al Museo delle Civiltà di Roma.

“Da restauratore, non c’è niente di più piacevole che inaugurare la fine di un restauro con l’inizio di una nuova mostra”. Così l’architetto Antonio Giovanni Mazzeri ha riassunto il senso di un intervento che non si limita a conservare il patrimonio, ma lo restituisce subito alla sua funzione culturale. Dietro la riapertura ci sono numeri che danno la portata dell’intervento: sono stati consolidati circa 800 metri quadrati di coperture, impiegando 48 mila chiodi per ricostruire e irrigidire i piani lignei; restaurati 772 metri quadrati di soffitti, recuperati 400 metri quadrati di intonaci esterni e riportati alla piena leggibilità 1.400 metri quadrati di superfici decorate. Un intervento da 1,8 milioni di euro che ha interessato sia il miglioramento sismico sia il restauro degli apparati storici. Mazzeri ha sottolineato come non si sia trattato di un cantiere dettato dall’emergenza, ma di un’operazione di prevenzione, pensata per garantire la conservazione futura di ambienti fra i più significativi del complesso gonzaghesco.

Un concetto ripreso anche dal direttore Stefano L’Occaso, che ha ricordato come il restauro raggiunga il suo vero obiettivo solo quando gli spazi tornano a essere vissuti. La tutela, insomma, non è il punto di arrivo, ma l’inizio di una nuova stagione.

Ed è qui che entra in scena la mostra, il cui titolo richiama la celebre riflessione di Italo Calvino, secondo il quale le fiabe sono vere perché contengono una spiegazione generale della vita. La mostra propone dunque la fiaba non come un linguaggio destinato esclusivamente all’infanzia, ma come uno strumento capace di mettere in relazione il mitico e il quotidiano, l’individuale e il collettivo, il naturale e il culturale, trasformando la paura dell’ignoto in occasione di conoscenza e consapevolezza.

Curata da Massimo Osanna e Andrea Viliani, l’esposizione conta quasi 500 opere e oggetti – dipinti, maschere, costumi, strumenti musicali, fotografie, giocattoli, attrezzi agricoli e manufatti – che raccontano la cultura popolare italiana attraverso un allestimento volutamente immersivo.

Sala di Manto, Sala dei Capitani, Sala dei Marchesi, Loggia del Tasso: le installazioni si arrampicano negli ambienti di Corte Nuova instaurando un dialogo (contrasto?) continuo con l’architettura cinquecentesca. È una scelta espositiva ardita e forte, ma che dichiaratamente nasce con l’intenzione di far convivere patrimonio monumentale e racconto contemporaneo, trasformando il percorso in un’esperienza più che in una semplice successione di opere.

Ogni capitolo del racconto, appositamente scritto per l’occasione dalla narratologa Elena Zagaglia, corrisponde a una sezione della mostra e guida il pubblico attraverso un percorso che intreccia patrimonio materiale e immateriale, passato e presente, esperienza individuale e memoria collettiva: dall’Arlecchino che offre il benvenuto ai visitatori in cima allo scalone di Enea, al Gioco dell’Oca e alla consunta valigia di cartone da emigrante che invadono la Loggia del Tasso; dai mamuthones sardi alle frenetiche, ossessive convulsioni delle “tarantate” sotto lo sguardo severo di Ocno e Manto, marchesi e capitani. La macchina del tempo ricostruisce plasticamente un pezzo della nostra storia popolare: un gigantesco affresco italiano “scorrettamente patriarcale”, come l’ha definito Viliani nella sua accattivante illustrazione-affabulazione del percorso.

Il risultato è una doppia inaugurazione. Da una parte la riconsegna alla città di sale che tornano leggibili dopo un intervento di grande complessità tecnica; dall’altra una mostra destinata a far discutere anche per il suo impatto scenografico sull’aulico contenitore. In entrambi i casi, Palazzo Ducale rilancia la Corte Nuova come uno degli spazi culturali più vivi e significativi del complesso gonzaghesco.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
25/7/2026
Alessandro Colombo