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L'annuncio dello studioso Stefano Mangoni: Giulio Romano prese spunto dall'Eneide di Virgilio
Non mancherà di suscitare interesse (ed anche scalpore) nel mondo culturale l’indagine condotta dallo studioso mantovano Stefano Mangoni. Secondo quanto affermato nella sua ricerca, Giulio Romano avrebbe preso spunto dall’Eneide di Virgilio (70 a.C. - 19 a.C.) per affrescare la Sala di Amore e Psiche, ambiente tra i più prestigiosi di Palazzo Te. In particolare la parete principale del Camaron Quadro sarebbe, nella rappresentazione del banchetto, frutto dell’assimiliazione letteraria dell’opera del Poeta. Lo studioso virginialista ritiene che la fonte di ispirazione dell’architetto sia arrivata dalla conoscenza delle opere di Apuleio (124 d.C.) e dello scrittore latino Silio Italico (25 d.C. - 101 d.C.): al punto che le “Guerre Puniche” del letterato sono considerate in continuità con l’epopea di Enea.
Ambiente
Nella villa gonzaghesca, la Sala di Amore e Psichecostituisce una delle manifestazioni più alte della cultura figurativa esimbolica della Corte mantovana. Realizzata (1526-152) da Giulio Romano perFederico II Gonzaga, traduce nel linguaggio fastoso del manierismo la favola diAmore e Psiche narrata da Apuleio nelle Metamorfosi.Ma dietro la trama mitologica, apparentemente dedicata al trionfo dei sensi ealla celebrazione dell’amore terreno, si cela un programma morale e politico distraordinaria finezza, che si lega tanto alla figura del committente quanto alcontesto storico della visita di Carlo V a Mantova nel 1530.
In questo contesto, la figura di Scipione l’Africano,modello di virtù classica e di dominio razionale sulle passioni, fornisce unapossibile chiave allegorica per rileggere l’insieme del ciclo. L’episodio della“Continenza di Scipione”, narrato da Tito Livio e ripreso poi dal virgilianistae manierista Silio Italico rappresenta l’eroe romano che, conquistata unafanciulla di straordinaria bellezza, la restituisce al promesso sposo,scegliendo la virtù sopra il desiderio.
Buon governo
Questa narrazione, diffusa come paradigma ditemperanza e magnanimità, fu frequentemente evocata nel Rinascimento comesimbolo del buon governo e della razionalità morale del principe. È plausibileche Federico II Gonzaga, mecenate e protagonista di una raffinata politicadell’immagine, abbia voluto inserire nella sala, apparentemente dedicataall’amore e al piacere (dedica implicita alla sua amante Isabella Boschetti),un sottotesto di autocontrollo e continenza, proprio in un luogo che celebravala sua relazione con Isabella.
Sul piano figurativo, alcune scene e atteggiamentidelle figure affrescate da Giulio Romano rievocano iconografie note della“Continenza di Scipione”: la postura dell’eroe che si distoglie dal corpofemminile offerto, il gesto di restituzione, l’ambientazione fastosa ecerimoniale. In questo senso, la storia di Amore e Psiche diviene unatrasposizione mitologica del medesimo tema: la prova della virtù di fronte aldesiderio, la tensione tra eros e ratio, tra impulso e dominio di sé.
L’intero ciclo può essere letto come allegoria moralemascherata da favola sensuale. Sotto la veste apuleiana, la sala costruisce unelogio della virtus e della clemenza, qualità che definiscono il perfettoprincipe rinascimentale. La “Continenza di Scipione”, pur non rappresentataesplicitamente, agisce come modello etico, trasfigurato nel linguaggio del mitoe dell’amore divino.
L’ipotesi di una sovrapposizione allegorica tra lavicenda di Psiche e la “Continenza di Scipione” offre una nuova chiaveinterpretativa capace di unire l’aspetto erotico e mitologico del ciclo con unapiù profonda riflessione sulla virtus e sulla temperanza del principe.
Andrea Mantegna, Tiziano, Giulio Romano stesso e, piùtardi, Poussin, ne offrirono versioni figurative cariche di significato moralee politico.
L'ARTICOLO NELLA SUA VERSIONE INTEGRALE E' STATO PUBBLICATO SULL'EDIZIONE CARTACEA DE LA NUOVA CRONACA MAGAZINE