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8/6/2026

"Sorprese in Tv", l'ultima fatica letteraria del Mantovano Fabrizio Binacchi

La presentazione del volume è stata un'occasione "magica", da raccontare ai nostri affezionati lettori

“Capisci meglio il mondo se sei partito da Mantova. Almeno a me è capitato così”. Parole di Albino Longhi, giornalista virgiliano di nascita e romano di adozione, tre volte direttore del TG1 a cavallo tra il vecchio e il nuovo secolo. A citarlo è uno dei suoi ideali successori, Fabrizio Binacchi. Lo avevamo lasciato con i “Piccoli segreti mantovani” e i “Piccoli segreti di provincia”, delizioso binomio di memorie di un’infanzia vissuta nella bassa mantovana. Il Po, i nonni, i lunghi pomeriggi in campagna, gli immancabili salami. Istantanee di un mondo contadino e genuino che oggi non esiste (quasi) più.

L’ultima fatica letteraria di Binacchi, invece, cambia direzione e ripercorre i ricordi di una vita lavorativa carica di aneddoti e di curiosità da scoprire. “Sorprese in tv”, edito da Casa Nuvolari, è un viaggio alla scoperta del Binacchi giornalista, che racconta con ironia e leggerezza i mille luoghi e personaggi incontrati in quarant’anni di carriera.

Un percorso iniziato nel 1984, quando il collega Alberto Gazzoli decise di lasciare l’incarico di corrispondente della Rai da Mantova.

“Per uno strano gioco del destino – scrive l’autore – vengo a sapere che lo stesso Gazzoli ha fatto il mio nome come suo successore, in veste di corrispondente per la Rai di Milano”. Così, il ventiquattrenne Binacchi partì alla volta del capoluogo lombardo, portando con sé una valigia di sogni e di speranze.

INDIRIZZI

Nel corso della presentazione del volume, nel cortile di Casa Nuvolari, il giornalista, dialogando con l’editore Giulio Girondi, ha richiamato alla mente due indirizzi “magici”. Il primo è quello di Corso Sempione 27, la mitica sede meneghina della Rai. O almeno così si crede. Mai come in questo caso l’apparenza inganna. Infatti, il vero indirizzo della sede Rai è in Via di Villa Santa 2, mentre in Corso Sempione non c’è nient’altro che un portone sigillato. “Evidentemente, il nome Sempione suonava meglio di un più prosaico Villa Santa” il commento sarcastico di Binacchi.

Quello fu il suo primo contatto con la tv, che di lì a pochi anni lo avrebbe trasformato in uno dei mezzibusti più famosi d’Italia.

Ed ecco il secondo civico magico, quella Via Teulada 66 dove si giravano sia le edizioni del telegiornale, sia le puntate di programmi del varietà. Così, non era raro, per chi bazzicava per quei corridoi, imbattersi in ballerine, conduttrici, attori e cantanti. A cominciare da Loretta Goggi, protagonista in quel periodo di un programma che prendeva il nome proprio dall’indirizzo da cui andava in onda. Un affascinante affresco del piccolo schermo condensato in un labirinto di studi televisivi. “La ricordo come una dimensione parallela – così Binacchi – nella quale ho capito che il giornalismo in tv non è soltanto notizia, ma anche spettacolo e immagine”. La famosa “cornice” che non oscurava l’indispensabile contenuto.

IERI E OGGI

La stessa cosa non si può dire per la televisione odierna, sulla quale l’autore ha espresso la propria opinione: “Molte trasmissioni, un tempo condotte da giornalisti professionisti, oggi sono affidate ad attori o a personaggi dello spettacolo che si limitano a leggere e a recitare testi scritti da altri autori”. Un discorso simile vale per il mondo dell’informazione: “Ai miei tempi, il TG era costruito sulle notizie e non sul loro effetto. Oggi, per esempio, non ci sono più reportage perché non interessano: la gente ha abbassato la soglia di attenzione e cerca una tv rapida e superficiale”.

Calzante, a tal proposito, la provocazione lanciata da Girondi: è giusto dare al telespettatore solo ciò che vuole? La scelta, a quanto pare, è tra la qualità dei programmi e l’indice degli ascolti. Non ci sono più le mezze misure.

La scatola delle sorprese regala altri nomi come quelli di Enrico Mentana (“mi accolse in Rai chiamandomi il democristiano e io gli risposi dandogli simpaticamente del socialista”) e di Bruno Vespa (“quando diventò direttore del TG1 mi fece condurre per quasi un mese tutti i giorni: ad un certo punto non avevo più camicie pulite da mettere”).

E poi la sua creatura, Linea Verde, contenitore nato a fine anni Ottanta per raccontare ai telespettatori la bellezza dispersa nei vari borghi e per restituire dignità al mondo dell’agricoltura e dei borghi italiani. Lì comparve la doppia anima di Binacchi: giornalista con cravatta e, quasi allo stesso tempo, conduttore nelle stalle. “Capitava che fossi a registrare in aziende agricole e poi tornassi di corsa in sede per riunioni di altri programmi. Non sempre riuscivo a cambiarmi, così un giorno Fabio Fazio, notando l’abbigliamento non consono, mi disse ironicamente: “è duro il lavoro del conduttore!””.

ATMOSFERE

Pillole di storia, accompagnate da una buona dose di geografia. Cronista e direttore itinerante, prima a Milano, poi a Bologna, infine a Roma, senza contare le numerose tappe intermedie. Ogni luogo con le proprie atmosfere. Dalle nebbie avvolgenti della Pianura Padana al sole cocente di un’estate indimenticabile a Rimini (correva l’anno 1993, quello dell’irripetibile telegiornale in diretta dalla terrazza del Grand Hotel). Tutte le strade, prima o poi, portano a Roma.

L’ultimo incarico da direttore di Rai Vaticano, giusto in tempo per organizzare il palinsesto televisivo del Giubileo e per incontrare Sua Santità. Il ricordo di Binacchi: “Ho conosciuto Papa Francesco in una delle sue ultime uscite pubbliche prima che le sue condizioni di salute peggiorassero. C’è una foto che ci ritrae insieme, con lui che mi stringe la mano e mi sorride. Era una persona molto simpatica”.

Potrebbe andare avanti ancora a lungo l’album dei ricordi del giornalista suzzarese. Ed è proprio questa, forse, la lezione più importante che Fabrizio Binacchi trasmette con la sua scrittura: la memoria deve essere coltivata, se non si vuole perdere l’orientamento nel presente. Perché non si vive solo di ricordi, ma è bello ricordare.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
8/6/2026
Francesco Raffanini