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25/7/2026

Appuntamento con la storia: Mussolini e l'incontro col "Mantovano volante" Tazio Nuvolari

Il 29 luglio del 1941 il Duce tornò a visitare la Città virgiliana: il resoconto dettagliato di quella giornata venne raccontato sulle pagine de l'allora Voce

Martedì 29 luglio 1941, dopo sedici anni dalla sua ultima visita in città e “soddisfacendo un ardente desiderio del fascismo mantovano”, come scrive la Voce, il Duce giunge a Mantova.

È il giorno del suo compleanno e l’Italia è in guerra da più di un anno.

Da alcuni giorni, come si è diffusa la notizia, la città, carica di entusiasmo,  si è riempita di striscioni, di stendardi e di bandiere.

Alle 7 il piazzale della stazione, al tempo intestato a Costanzo Ciano, è già gremito di folla. Dopo alcuni giorni di pioggia, è una mattinata dal cielo tersissimo.

Sotto la pensilina della stazione è schierata la compagnia d’onore. Ad attendere il Duce, vi sono il ministro segretario del Partito Nazionale Fascista, Adelchi Serena, il vicepresidente della Camera dei Fasci e delle Corporazioni, Buttafochi, il capo di Stato Maggiore generale Cavallero, il capo di Stato Maggiore della Milizia, generale Galbiati, oltre a tutte le autorità e gerarchie locali.

Finalmente alle 8.20, preceduto dal treno staffetta, entra in stazione il convoglio del Duce.

Sceso dal suo vagone, Mussolini riceve il saluto delle autorità e una piccola italiana, Lucia Bomparelli e il balilla moschettiere Giorgio Tellini gli offrono un bellissimo mazzo di fiori. Gradito l’omaggio, il Duce esce sul piazzale e resta per qualche minuto sulla gradinata a salutare la folla acclamante.

Salito sulla sua automobile scoperta, il Duce, percorrendo i viali Piave e Dante, lungo i quali si accalca un’immensa folla plaudente, si reca all’ippodromo del Te per passare in rivista la Legione di camicie nere della Milizia Tagliamento, comandata dal console Nicchiarelli, che si coprirà di valore in terra di Russia.

Salito sul podio, di fronte alle truppe, il Duce rivolge ai militi “poche incisive parole”. Percorrendo il viale delle Aquile, Mussolini raggiunge in auto il Bosco Virgiliano per rendere omaggio alla memoria del fratello Arnaldo, scomparso nel 1931, visitando la scultura marmorea di Ettore Lotti che si elevava all’ingresso a lui dedicato; scultura marmorea oggi custodita nei sotterranei di Palazzo Ducale.

Successivamente, percorrendo velocemente la strada della diga che costeggia il lago Inferiore, Mussolini raggiunge il luogo dove dovrà sorgere un grande stabilimento siderurgico della SISMA.

Dopo aver nuovamente percorso le strade centrali della città fra due ali di popolo sempre plaudente, Mussolini visita alcune “monumentali opere littorie”, come scrive la Voce, quali l’Asilo Nido Principessa Maria Gabriella di Savoia e la Casa della madre e del fanciullo di via della Conciliazione.

Durante il giro in auto per le vie di Mantova, Mussolini intravede tra la folla un volto conosciuto. Ordinato all’autista di fermarsi, saluta calorosamente quel personaggio che, piccolo di statura ma dal fisico vigoroso ed abbronzato ed in perfetta divisa fascista, altri non è che Tazio Nuvolari, il “mantovano volante” secondo la nota definizione di D’Annunzio. (foto 4)

Il capo del Governo si reca poi in Pradella a inaugurare il Gruppo Rionale Fascista “Michele Bianchi”, oggi sede della Camera di Commercio, ponendo dei fiori al busto del Quadrumviro della Marcia su Roma sito all’ingresso dell’edificio. Durante la visita ai locali, le grida della folla radunatasi sul piazzale antistante, lo obbligano a presentarsi più volte al balcone. (foto 1)

Segue la visita alla Federazione dei Fasci di combattimento, sita nel Palazzo Ippoliti di via Fratelli Bandiera. Lungo la via, tra finestre e finestre, sono stati appesi innumerevoli striscioni neri sui quali stampati a caratteri bianchi sono riportati i nomi dei locali martiri fascisti. Al piano terreno di Palazzo Ippoliti, a destra dell’entrata, Mussolini inaugura il Sacrario dei Martiri che “si presenta in una cornice di luci tenui che determinano una voluta atmosfera di misticismo”. Al piano superiore, il federale Sergio Pinotti gli presenta i segretari e le segretarie dei Fasci dei settanta Comuni della provincia. Il Duce li saluta con le seguenti parole: “Il fascismo mantovano è degno di vivere e di combattere in questo periodo”.

Lasciata la Casa del Fascio, Mussolini si reca verso piazza Sordello. Qui, prolungati squilli di tromba annunciano l’arrivo del Duce. Nel salone dei Marchesi e dei Duchi del Palazzo Ducale riceve l’omaggio di tutti i Podestà della provincia che gli vengono presentati dal Prefetto Vincenzo Oliveri. Il Duce esce quindi sul balcone ove riceve il massimo saluto dall’intera cittadinanza virgiliana. (foto 2)

Dall’alto del balcone di Palazzo Ducale, scrive la Voce, il quadro della piazza è veramente straordinario. Ai gruppi multicolori delle massaie rurali, si alterna il nero delle divise fasciste, il grigioverde dei soldati, il bianco delle piccole e giovani italiane, l’azzurro dei fazzoletti al collo dei balilla e dei fascisti universitari e la macchia di colore varia del popolo intervenuto.

Dopo aver visitato la reggia gonzaghesca, Mussolini, ripercorrendo via Cavour, raggiunge piazza Virgiliana ove inaugura la sede del Gruppo Rionale Fascista intestato al fratello Arnaldo che nel dopoguerra, e per moti anni, sarà sede della Direzione Provinciale del Lavoro.

L’ultima tappa della visita mantovana del Duce è la Colonia Elioterapica Belfiore, demolita nel dopoguerra, che accoglieva trecento bimbi di famiglie disagiate e che sorgeva sulle sponde del lago Superiore. (foto 3)

Mussolini torna in stazione, saluta le autorità e lascia la nostra città diretto verso Modena e Forlì. Sono le ore 14.32. Non vi farà mai più ritorno.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
July 25, 2026
Redazione