
La Nuova Cronaca entra in classe per ascoltare la testimonianza di una rappresentanza di alunni della Primaria
Parlare di scuola è diventato uno sport nazionale. Tutti ne discutono, pochi conoscono realmente la materia. Giusto che l’istruzione sia al centro del dibattito, ma servirebbe spogliarsi di pregiudizi e di banali semplificazioni.
Chi può parlare di scuola meglio di chi la vive ogni giorno? La parola, allora, agli studenti.
La Nuova Cronaca è entrata in aula, per ascoltare le testimonianze di quindici alunni della classe quinta della Scuola Primaria di Pozzolo sul Mincio (Istituto Comprensivo di Marmirolo). Quando si arriva in paese e si raggiunge l’edificio si ha l’impressione di essere giunti in un’altra dimensione, tranquilla, bucolica, fluviale, lontana dalle noie e dallo smog della città. Pozzolo è un borgo di confine, vicino com’è alla provincia di Verona, al lago di Garda e ai Colli morenici. Allo stesso tempo, è anche una piacevole isola felice, dove il tempo sembra essersi fermato (al momento giusto).
INTERVISTE
Chi scrive insegna in questa scuola dallo scorso settembre. La classe quinta è formata da bambine e bambini provenienti da diverse località limitrofe. Un gruppo unito e sereno, destinato a un futuro ricco di soddisfazioni. Avendo colto, nel corso dell’anno scolastico, la profondità di pensiero e le ambizioni di questi studenti, ho pensato, di comune accordo con le altre insegnanti, di proporre loro cinque domande per riflettere su passato, presente e futuro.
Le risposte date dai giovani intervistati sono diverse fra loro, ma ciascuna di esse può offrire degli spunti per grandi e piccoli.
DOMANDE
Che cosa vi rimarrà più impresso dei cinque anni di Scuola Primaria?
La mente degli studenti corre indietro nel tempo alla ricerca dei ricordi indelebili. Manuel dice che non si dimenticherà mai delle maestre, mentre Gilles pensa ai suoi migliori amici, conosciuti tra i banchi di scuola. Filippo ripensa alle gite in corriera e alle passeggiate sul Mincio, a tu per tu con la natura.
E poi c’è Irene, la nuova arrivata: “Prima ero a Goito. Temevo il salto da una classe all’altra, invece sono rimasta sorpresa dalla calda accoglienza delle mie nuove compagne”. La magica spontaneità dei bambini è così: ci si incontra e, senza maschere né finzioni, si diventa amici.
Se poteste incontrare voi stessi di cinque anni fa, che cosa direste loro?
Questo è il quesito che ha scatenato di più la fantasia nelle giovani menti. La saggezza di Beatrice: “Darei a me stessa dei consigli su come affrontare le difficoltà ed essere accettata”. L’esperienza di Celeste: “Le direi di non nascondersi dietro alle persone che crede siano più forti”.
La soddisfazione di Sofia: “Le confiderei che siamo riuscite ad arrivare sane e salve in quinta”. L’ironia di Leonardo: “Gli consiglierei di studiare di più i verbi”.
La risposta più originale, però, è quella di Malak: “Non vorrei svelare troppe cose del mio passato, perché rovinerei il brivido di vivere il suo tempo”.
Quanto è stato importante per voi frequentare un istituto scolastico circondato dalla natura?
Genius loci è un’espressione latina con cui si indica l’entità naturale (e – per chi ci crede – sovrannaturale) che custodisce un luogo. Ne parla anche Dino Buzzati nel suo romanzo Il segreto del bosco vecchio, in cui sono proprio i folletti protettori del bosco a tutelare il loro habitat dalle ruspe e dal mito del progresso. La scuola di Pozzolo sembra essere abitata da queste creature misteriose che la rendono affascinante. Infatti, a questa domanda tutti gli alunni rispondono nominando le camminate lungo il Mincio, le ore di motoria nel campetto adiacente alla chiesa, il fascino di scoprire i nomi di alberi e fiori. Spunta, inoltre, il ricordo delle lezioni di italiano con la maestra Isabella Lanfredi: pensieri e parole in libertà en plein air, illuminati dal sole dei campi. Guai a dimenticarsi delle campagne. Da scolpire le parole di Beatrice: “Se ci fossero più spazi verdi nelle città, le scuole sarebbero posti migliori. Si capirebbe che si può imparare anche guardando i fiori sbocciare”.
Come vi piacerebbe essere tra dieci anni?
Quando viene chiesto di riflettere sul futuro, la classe si trasforma in una fucina di promesse e di speranze di ogni forma. C’è chi sogna di danzare, chi – come Adele – di cantare, chi di giocare a calcio in Serie A. Luigi e Manuel pensano a una carriera da youtuber, mentre Leone Andres ha già le idee chiare: vuole studiare a lungo per diventare un bravo medico. Filippo vorrebbe lavorare al McDonald’s, Gilles in officina come il nonno, Irene si immagina addirittura tre mestieri diversi: stilista, artista e maestra di cavallo. Ad Emily basterebbe coronare il sogno di fare l’attrice. Il potere delle passioni. Da custodire.
Come vorreste che fosse la scuola dei vostri sogni?
Gloria propone di far iniziare la mattinata alle 9, per consentire a tutti di dormire un po’ di più. In generale, i bambini sognano più ore di ginnastica e di attività all’aria aperta. A Sofia piacerebbe anche allungare la durata della ricreazione, Celeste immagina persino una scuola addolcita da un’enorme fontana di cioccolato. Luigi vorrebbe che si organizzassero più uscite didattiche e che le lezioni fossero più divertenti. Le nuove generazioni, però, si aspettano anche altro: Stefano, per esempio, suggerisce di rinnovare le aule con strumenti più moderni da usare per imparare meglio.
Leone Andres, invece, introdurrebbe una materia “che possa servire per capire gli altri”.
In altre parole, una buona dose di altruismo e di solidarietà. Quanto mai necessarie per fronteggiare l’attuale società dell’egoismo.
FUTURO
Il domani di questa classe è scritto nelle stelle. Oggi sono insieme, a condividere un’aula che tra qualche mese lasceranno per inseguire il loro avvenire. Le loro strade si separeranno, ma il ricordo di questi cinque anni non se ne andrà.
Fino a non molto tempo fa, maestre e maestre facevano leggere in ogni classe un grande classico della letteratura scolastica: Cuore, di Edmondo de Amicis. Con il passare degli anni, si è scelto di accantonarlo per varie ragioni. Superato. Vecchio. Patriottico. Può darsi. Eppure, rileggere qualche pagina di questo diario di fine Ottocento può servire a ricordarsi che tutto nasce da lì, dall’infanzia, dalle voci dei bambini. Restare ad ascoltarli non è una perdita di tempo. È un dovere. Anzi, è una meravigliosa opportunità per portare un po’ di luce in questo mondo crepuscolare.