
Si è conclusa con un successo la prima stagione di incontri organizzati dalla community che promuove progetti di comunità.
Si è conclusa con un successo (l’ennesimo) la prima stagione di incontri organizzati a Mantova da Dreamers, la community che riunisce gli imprenditori del territorio e promuove progetti di comunità.
“Un’annata pazzesca” – commenta il Founder di Dreamers, Alessandro Marconcini, che poi aggiunge: “Spesso si dice che a Mantova non ci sono opportunità lavorative. Noi, invece, vogliamo scardinare questo luogo comune attraverso l’organizzazione di eventi sul territorio”. Il Museo Diocesano ha ospitato anche l’ultimo meet-up stagionale virgiliano. Sul palco, come ospite della serata, Daniele Predari, amministratore delegato di Predari Vetri, azienda di famiglia attiva dal 1960.
Si definisce “mantovano doc”, ma racconta di aver girato il mondo per molti anni. Daniele Predari è al comando di un’eccellenza nel settore della lavorazione del vetro piano. Vetrate isolanti, parapetti, scale, pareti divisorie, pensiline: non è difficile trovare, in ogni locale, il marchio Predari.
Intervistato da Marconcini, insieme a Martina Bonometti e a Marco Pettenon (Co Founder di Dreamers Community), Predari è partito dai suoi vent’anni, quando il futuro sembrava riservare prospettive diverse da quello che poi è accaduto.
“All’epoca ero convinto che sarei diventato un velista. Infatti, ho sempre praticato vela a Mantova, città che, pur non avendo il mare, ha una grande tradizione in questa disciplina”.
Poi, però, l’imprevisto. “Un giorno mi chiamò il consulente di famiglia, dicendomi che mio padre era stato ricoverato d’urgenza all’ospedale e che dovevo tornare subito a casa per gestire l’azienda. Avevo 22 anni e da lì iniziò la mia avventura lavorativa”.
Tra l’altro, in quel periodo, Roberto Predari (padre di Daniele) aveva appena costruito uno stabilimento a Levata: era l’avvio di un passaggio epocale, da azienda artigianale a realtà industriale. Il giovane Daniele si ritrovò coinvolto nel pieno della trasformazione, “perciò dovetti rimboccarmi le maniche”.
Un altro momento di svolta per la sua carriera è stato il rapporto di lavoro con la multinazionale Saint Gobain, Gruppo che si distingue come leader mondiale nella costruzione leggera e sostenibile. Fondato in Francia nel 1665, per volere del re Luigi XIV, per realizzare la Galleria degli Specchi della Reggia di Versailles, Saint Gobain vanta la presenza in 80 Paesi e nel 2025 ha registrato un fatturato di 46,5 miliardi di euro. Un colosso dell’industria mondiale, con il quale Daniele Predari ha collaborato per ben 16 anni.
“Mi chiamò, a sorpresa, il direttore generale di Saint Gobain, proponendomi di entrare nello staff. Una scelta difficile, perché ero ancora molto giovane e, come già detto, stavo gestendo una delicata fase di transizione per l’azienda di famiglia. Tuttavia, nell’incoscienza dei miei vent’anni, accettai e mi trasferii in Francia”.
Una decisione coraggiosa, controcorrente, ma che a lungo andare si è rivelata vincente. “È stata un’esperienza molto formativa, perché mi ha permesso di apprendere le dinamiche di produzione di una multinazionale e di sperimentarle in prima persona. Tra l’altro, ad un certo punto la Predari Vetri si è unita a Saint Gobain in un rapporto di collaborazione. Questa partnership è proseguita fino al 2012”.
Dal passato al presente. Oggi Daniele Predari è a capo dell’azienda di famiglia e deve fare i conti con la solitudine dei numeri uno (gli imprenditori). “In effetti, le sfide manageriali sono all’ordine del giorno e nessuno è esente da errori”.Quale può essere, allora, la ricetta per migliorare la gestione del proprio patrimonio? “Un imprenditore deve, innanzitutto, avere una conoscenza completa della propria azienda. Inoltre, deve essere a disposizione dei dipendenti e dei clienti: la porta del mio ufficio è sempre aperta. Infatti, la parte essenziale del nostro lavoro è quella commerciale, che coinvolge il rapporto con il cliente”.
L’abilità principale del buon imprenditore, dunque, è la comunicazione, che coinvolge due ambiti: il saper parlare e il saper ascoltare. Ecco perché Predari consiglia a ogni manager di seguire dei corsi di public speaking, per imparare a gestire meglio l’aspetto comunicativo, strettamente legato a quello commerciale. Essenziale anche una buona dose di lungimiranza (“la capacità di vedere prima degli altri”) e di nozioni di gestione aziendale (“saper fare e leggere i bilanci, per capire se l’azienda funziona o ha delle criticità”).
Dal pubblico, sempre molto partecipe, giunge una domanda sul valore e sull’opportunità della gestione famigliare di un’impresa.
Così l’imprenditore: “L’azienda di famiglia nasce sotto buoni auspici, grazie alla spinta dovuta all’unità di intenti. Poi, però, arrivano le sfide. Bisogna definire ruoli e competenze. La vera difficoltà è mantenere un equilibrio, andando oltre i rapporti di parentela. Infatti, quando un’industria cresce, spesso il rapporto famigliare diventa difficile da gestire. Noi, per crescere, ci siamo un po’ sganciati dal contesto locale”.
L’onestà intellettuale di Daniele Predari si percepisce non solo da questa, ma anche da altre risposte. Come quando ammette che, se potesse tornare indietro, cambierebbe tutte le proprie scelte (“Ho commesso molti errori e non ho problemi ad ammetterlo”). Sincerità e autocritica, doti non comuni in una mente imprenditoriale. Forse avranno influito gli insegnamenti degli amati libri, di cui Daniele è appassionato da sempre: “Tengo un ritmo di un libro a settimana. L’ultimo che ho letto si intitola La moneta di Orwell, un saggio di Armando Savini che mi ha chiarito sulla situazione geopolitica attuale”.
Prima di lasciarsi, la consueta pillola finale per il pubblico di Dreamers: “Non fatevi condizionare dalla paura delle decisioni. Abbiate il coraggio di sbagliare”. Errare humanum est.