
L'evento automobilistico che ha animato il weekend Mantovano riporta in auge una faccenda mai chiarita risalente a più di trent'anni fa
Week end (18-20 settembre) con una delle più importanti competizioni di regolarità per auto sportive d’epoca. Mantova al centro con il 36° Gran Premio Nuvolari. A bordo di straordinari gioielli d’epoca, i 300 equipaggi provenienti da tutto il mondo percorreranno il tragitto di oltre 1.100 chilometri partendo da piazza Sordello, attraversando Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria e Repubblica di San Marino, per poi tornare ai piedi di Palazzo Ducale. Marchio di fabbrica sottratto (scippato impunemente) all’Automobile Club con un colpo da “maestri del sotterfugio) più di trenta anni fa. Sodalizio privato - Mantova Corse - che ha beffato l’ente pubblico (ovvero i soci e i cittadini) incamerando, anno dopo anno, centinaia di migliaia di euro. Persino l’AC Mantova, pur gabbato, con in testa il suo presidente Alberto Marenghi (ai tempi dello scippo “consenziente”?) non mostra vergogna morale e materiale. Come mai tutto questo? Un cerchione magico... Gatta ci cova. Intanto le galline dalle uova d’oro fanno ricchi i soci della Mantova Corse.
Per comprendere in pieno le origini e le ragioni del Gran Premio Nuvolari, occorre riportarsi alla situazione nella quale si trovava il motorismo storico alla metà degli anni 80. In anni, cioè, nei quali la passione per i veicoli storici stava uscendo dalla fase di ristretto fenomeno di natura storico-culturale, per diventare movimento di massa pervaso sempre più dalla speculazione economica e sempre meno da rigore culturale.
Sulla scia della rievocazione storica della Mille Miglia, che seppure episodicamente era ripresa già nel 1977, intorno alla metà degli anni 80 nacque una serie di iniziative che avrebbe concimato e fatto crescere la diffusione di questa grande passione; per altro sempre più alimentata e dopata dagli effetti di importanti ritorni economici.
SVILUPPO
Sono questi gli anni in cui nascono riviste mensili come RUOTECLASSICHE e AUTO D’EPOCA, si diffondono fiere e mostre-scambio a partire da quella di Padova, debuttano le prime aste di auto storiche e, soprattutto, proliferano a ritmo epidemico i raduni e le manifestazioni di aggregazione di veicoli d’epoca.
Nell’arco di pochi anni prende piede, proprio nel settore delle auto storiche, la specialità della “regolarità” che, fatto questo singolare ancora oggi, nel mondo delle auto moderne è stato ed è rimasto un flop assoluto. La stessa Mille Miglia, che nel 1977 era consistita in una “galoppata” senza alcun controllo, sul percorso Brescia-Roma-Brescia, già a metà degli anni 80 si trasformò in una gara di “regolarità” che si vinceva ancora per scarti di decimi di secondo. Oggi, invece, si compete sul filo dei centesimi di secondo.
In quegli anni una delle manifestazioni che facevano più concorrenza alla Mille Miglia era il “Circuito di Cremona”, anch’esso rievocazione, in forma di “regolarità”, di quella che era stata una famosa gara di velocità degli anni 20. L’organizzatore era curata dall’Automobile Club Cremona.
MANTOVA
Alla metà degli anni 80, nella nostra provincia l’Automobile Club Mantova era il fulcro di qualunque iniziativa automobilistica che si attuasse sul territorio. La sua Commissione Sportiva brillava per dinamismo sotto la guida del dottor Guido Fallani e poteva contare, tra gli altri, su personaggi del calibro di Giorgio Filippini, Luigi Moreschi, Carlo Bellintani, Cesare De Agostini, Giorgio Lucchini. Non stupisce, quindi, che sempre all’ACI Mantova si debba la nascita della associazione AMAMS che per prima si è rivolta alla platea mantovana degli appassionati di auto e moto storiche. Si deve, infatti, all’iniziativa del direttore dell’ACI del tempo, Giorgio Ungaretti e al comandante dei Vigili del Fuoco, ingegnere Nicola Colangelo, se presso l’Automobile Club Mantova venne costituita e accasata l’AMAMS, con l’aiuto del Club Enrico Bernardi di Villafranca e del suo presidente Luciano Nicolis. Non è un caso, infatti, che l’AMAMS abbia, ancora oggi, uno stemma identico a quello di ACI Mantova dal quale si differenzia per il solo colore rosso al posto del blu.
IDEA
In questo contesto arriviamo al 1990, quando a Giorgio Ungaretti, che era già fortemente invasato per l’automobilismo storico, venne l’idea di dare anche all’ente di piazza 80° Fanteria una manifestazione permanente che fosse di grande richiamo e che facesse leva sulla figura mitica di Tazio Nuvolari. Da qui a richiamarsi al Gran Premio Nuvolari che l’Automobile Club Mantova aveva inserito nella Mille Miglia a partire dal 1954, il passo fu breve e il direttivo dell’ente fece il resto varando l’iniziativa.
Ma la denominazione che era stata scelta di “GRAN PREMIO NUVOLARI” si incagliò subito di fronte all’altolà del dottor Erasmo Saliti, segretario generale della CSAI e gran mossiere dell’automobilismo dell’epoca, il quale eccepì che la denominazione di “Gran Premio” poteva essere spesa soltanto per le gare del Campionato di F1. E fu così che, per la prima edizione del 1990, si dovette ripiegare su quella di “Memorial Nuvolari”, naturalmente sempre iscritta a calendario dall’Automobile Club Mantova in qualità di titolare dell’evento. Solo nella seconda edizione, e grazie all’intervento del presidente Franco Marenghi, padre padrone di ACI Mantova e personaggio autorevole dell’ACI centrale a Roma, lo stop di Erasmo Saliti si squagliò come neve al sole, a conferma del fatto che l’unica regola indefettibile che vige in ACI è che “non c’è una regola”. Non per niente gli Automobile Club sono, nella sostanza, dei piccoli califfati che, per Statuto, si reggono sulla centralità della figura del presidente. Come democrazia comanda.
POTENZIALE
Già dalle prime edizioni del Gran Premio Nuvolari fu chiaro a tutti quanto alto fosse il potenziale attrattivo di questa manifestazione che, abbinando il nome del grande campione a una formula che scimmiottava quella della Mille Miglia, era destinata ad attrarre partecipanti anche dall’estero. L’Automobile Club si stava trovando, tra le mani, un asso di briscola che avrebbe costituito, negli anni a venire, un asset di primaria importanza per l’immagine e il bilancio dell’ente. Ma nessuno poteva immaginare che si stesse avvicinando un ribaltone che avrebbe scompaginato le carte in tavola e rivoluzionato compiti e ruoli all’interno dell’ente.
Nel 1996, infatti, muore il presidente Franco Marenghi per le conseguenze di un grave incidente stradale. L’ente entra in una fase di totale disorientamento che era la inevitabile conseguenza del venir meno di una figura nella quale si riassumevano l’esistenza e l’attività dell’ente stesso. In consiglio siedono due dei tre soci della Mantova Corse (ma vah!): sodalizio di appassionati di gare che si era precedentemente trasformata in S.r.l. e che gestiva, per incarico dell’Automobile Club, l’organizzazione del Gran Premio Nuvolari.
Nei mesi in cui l’ente di piazza 80°, dopo la scomparsa del presidente, cercava un nuovo equilibrio amministrativo, tra direttori che si avvicendavano e un nuovo presidente che era esperto di calcio, quelli della Mantova Corse dimostrarono di avere i nervi ben saldi e le idee chiare, anche in virtù del fatto che due di essi facevano parte del consiglio direttivo dell’ente (!) e avevano il polso della situazione. Ma non erano in una posizione di conflitto d’interessi ed erano ben lungi dall’esercitare un interesse personale nell’ambito del proprio ufficio di consiglieri.
MARCHIO
In un nanosecondo la Mantova Corse si premurò di far registrare, non tramite la Camera di Commercio di Mantova ma tramite quella di Verona, il marchio del Gran Premio Nuvolari presso l’Ufficio Brevetti e Marchi del Ministero dello Sviluppo Economico. Correttezza vuole, senza farlo sapere nè al nuovo presidente nè agli altri consiglieri... Quando qualcuno all’ACI MN si svegliò e la cosa venne a galla, i previdenti soci della Mantova Corse erano già diventati proprietari del marchio passando, con ciò, dal ruolo di incaricati dell’uso temporaneo del marchio a quello di legittimi proprietari. Si è vero, la posizione dell’ente poteva essere tutelata da un’infinità di garanzie giuridiche, sia in sede civile che penale, ma nè gli amministratori nè i revisori dei conti si fecero carico di questo disturbo. In fondo da una parte c’erano degli amici che facevano parte del direttivo, dall’altra c’era soltanto il solito Pantalone pubblico. E così, senza colpo ferire, senza un accenno di difesa della posizione dell’ente, tutto rimase com’era e, subito dopo, i due consiglieri si dimisero per dedicarsi, più corpo che anima, alla loro gallina dalle uova d’oro.
GIORNALE
Oggi possiamo dire, con pieno convincimento, che se il presidente Marenghi, quello senior, non fosse uscito di scena, oggi il Gran Premio sarebbe ancora di proprietà dell’ente e la Mantova Corse, forse, ma non è certo, potrebbe, al massimo, occuparsi della sua organizzazione...
Si, è anche vero che il nostro giornale ha più volte denunciato questi fatti - ricevendo come risposta improperi e minacce - e che è persino ricorsa al presidente nazionale Angelo Sticchi Damiani per ottenere che l’ACI mantovano venisse tutelato. Non fosse altro che per una forma di rispetto alle figure di Nuvolari e Marenghi.
Ma tutto ciò che la Nuova Cronaca ha ottenuto nel 2018 da Sticchi Damiani è stata una rassicurazione scritta che un giorno, in virtù della “moral situation” (parole di Sticchi), il Gran Premio tornerà nel portafoglio dell’Automobile Club al quale è stato illecitamente sottratto. Peccato che Sticchi non abbia indicato un termine e che, nel frattempo, lui stesso sia decaduto, per legge, dall’incarico di presidente nazionale ACI. I presidenti degli ACI provinciali, a differenza di quello nazionale, non hanno un limite di mandati e il califfato provinciale di Mantova continua a essere una vera possidenza familiare, come dimostra la presidenza dell’attuale regnante, Alberto Marenghi, figlio di Franco.
Tutto ciò non solo conforta oltremodo ma induce a immaginare che, prima o poi, possa arrivare un altro ribaltone a rimescolare le carte e a restituire all’ACI Mantova ciò che altri amministratori hanno lasciato che venisse impunemente, colpevolmente, ignobilmente, immoralmente, economicamente scippato. Il tutto in una sorta di omertà (cerchione magico appunto) per nascondere intrighi e intrecci.
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