
Argomento al centro del dibattito cittadino anche in chiave elettorale: di fatto si tratta di un primato mondiale (in negativo)
Chi l’avrebbe detto? Mantova conquista un particolare record mondiale. Ma non c’è da esserne orgogliosi. Perché il “titolo”, più che meritato, è di quelli che non qualificano la città. Per realizzare il sottopasso, o tunnel come si voglia intendere, in piazza Don Leoni ci sono voluti quattro anni. Piano - termine più che mai coerente in tale circostanza - quattro anni, forse. Perché il cantiere è ancora attivo e i tecnici affermano di concludere l‘opera entro il 10 ottobre 2026. Sarà così? Si fa molta fatica a credere in questa previsione. Basti pensare che quando erano stati avviati gli scavi - novembre 2022 - l’accordo tra Rete Ferroviaria Italiana e Comune era di inaugurare il sottopasso nel febbraio del 2024. Non è stato così e da quel “termine dei lavori” è trascorso più di un biennio.
“Questa è l’Italia!”, si potrebbe dire. Amaramente. Magari ci si azzecca meglio dichiarando “Questa è la capitale della cultura!”. A chi attribuire la colpa di siffatta inefficienza? Comunque il primato è stato raggiunto. “Lumaca mondiale 2022-2026...”. Da considerare - tabella a fianco - che per costruire la Torre Eiffel (alta 330 metri) a Parigi sono serviti 26 mesi! Per innalzare il campanile della Basilica di Sant’Andrea (63 metri) i lavori sono durati poco meno di due anni! E tanti altri esempi di straordinari edifici e di lunghi tunnel portati a conclusione in tempi adeguati, considerate le loro maestosità.
Il sottopasso pedonale di piazza Don Leoni servirà per collegare il marciapiedi, che corre a destra di chi è diretto in via Pitentino, e la scalinata della stazione ferroviaria. Il costo iniziale era previsto in poco più di 3 milioni di euro, lievitati ora a 4 milioni e mezzo. Ritardi dovuti a errori di valutazione: tubi interrati non segnalati nelle mappe, sottoservizi dismessi da rimuovere, reperti archeologici, interventi straordinari quale il consolidamento per evitare cedimenti. Tutto ciò con pesantissime conseguenze per il caotico traffico.
Una delirante storia che rientra nei progetti comunali di andare sempre più sottoterra con la discutibile giustificazione di garantire sicurezza e migliore viabilità stradale. Tale filosofia sostiene
anche il futuro sottopasso a Porta Cerese. Il tema accende la campagna elettorale. Da un parte il sindaco uscente Mattia Palazzi sempre pronto a difendere pure l’indifendibile. Dall’altra i candidati sindaco di diversa area, come Raffaele Zancuoghi del centrodestra che accusa: “Dopo anni di cantiere scopriamo che l’opera va ripensata e stravolta. Ma dove erano sindaco e assessori? E a Porta Cerese che cosa dobbiamo aspettarci? Un altro disastro?”.