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26/10/2026

Infrastrutture: Mantova, città senza vergogna

L'editoriale del direttore Werther Gorni non fa sconti e prende spunto dalla recente assemblea di Confindustria

Parla Fabio Viani. Teatro Bibiena. Assemblea di Confindustria. Ghiotta occasione. Per compensare tempi di vacche magre. Presidente cauto nell’esposizione. Nella morsa dei problemi e delle prospettive. Come intervenire? Che cosa dire? Lucido. Guarda in faccia la realtà. Si rivolge agli interlocutori. “Serve condivisione”. Assenso generale. Non potrebbe essere altrimenti. La barca è comune. Tutti a bordo. Nessun capitano, nessun mozzo. Ciascuno deve fare la propria parte. Tempi duri. Durissimi. Inflazione galoppante. Guerre ovunque. Rivolte e distruzioni. Altro che “Mamma li turchi!”. Dall’associazione di via Portazzolo consuntivi e prospettive.

Produzione mantovana che sembra tenere. Più passano i giorni e più ogni lavoro comporta sacrifici e costi enormi. Lo tsunami economico-sociale-climatico travolge imprese e cittadini. La politica non va di pari passo con le urgenze quotidiane. Infrastrutture? Ritornello che richiama l’immagine del gatto che si morde la coda. Mantova registra ritardi spaventosi, ovunque. Specchietti per le allodole? Giardini, parchi, marciapiedi, luci, festival, mostre.

La città è l’isola che non c‘è. Viani vuole che non sia nemmeno così. Pensa al capoluogo quale snodo intermodale. Si punta su Valdaro nel ruolo di Porto  idroviario. Con un canale navigabile (Mincio-Po) “tutto l’anno”, dicono. Mah. Del Porto e della funzione si è sparlato sin dagli anni Settanta. Era tempo che qualcuno si muovesse (sul fronte dei finanziamenti). Per il momento operano solo Arche di Noè che non compensano le effettive potenzialità.

Stendere un velo pietoso sulle ferrovie. Si progettano sottopassi interminabili. Tangenziale mai chiusa. Colpa degli ambientalisti di prima generazione pronti a tutelare due folaghe sul lago Superiore? Ma sindaci, presidenti di Regione e Provincia dov’erano? Nasce il sospetto che il cerchio non si sia mai chiuso (Ovest) perché non giravano tangenti...

Tirreno-Brennero detta anche Tibre, anzi Tigre di carta. Collegare l’autostrada Parma-La Spezia all’A22, da Fontevivo fino a Nogarole Rocca per un totale di circa 85 chilometri. Campa cavallo.

In ballo anche la Mantova-Cremona, autostrada regionale di circa 60 chilometri. Anni di idee senza arrivare alla percorribilità.

Mantova che ha “voluto” perdere, colpevolemente, l’aeroporto del Migliaretto. Si dirà: che senso aveva?  Sarebbe risultato utilissimo nella logica della intermodalità soprattuto per il trasporto di merci e per elisoccorso.

Raddoppio della linea ferroviaria tra Piadena e Bozzolo e tra Bozzolo e Mantova. Milanoè ancora molto lontana.  Anche in questo caso anni persi.

La stazione FS di piazza don Leoni a breve - dopo una eternità di cantieri - avrà il sottopasso. Geniale idea (viva la satura) quando il vero e grosso problema è avere lo scalo in pieno centro.Infrastrutture rimaste al palo oppure mai concluse oppure mai sviluppate con una saggia visione di progresso. Città senza alcuna vergogna per ciò che poteva realizzare, per ciò che non ha realizzato, per ciò che ha realizzato male. Politica e Amministrazioni che non sono state in grado di creare collegamenti adeguati.

Viani, durante l’assemblea di Confindustria non ha sfoderato nemmeno il fioretto. Rispettosamente ha indicato alcuni filoni di confronto. Così da offrire un fioretto sociale.

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Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
October 26, 2026
Werther Gorni
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