
Risultati straordinari anche grazie ai fondi (60 milioni di euro) da bandi e co. negli ultimi sette anni, trasformati in opere, servizi, innovazioni, sviluppo e sostenibilità.
Volta Mantovana si dimostra, passo dopo passo, un Comune a capacità aumentata. Tradotto: negli ultimi sette anni ha saputo intercettare circa 60 milioni di euro tra fondi regionali, nazionali, europei e PNRR, trasformandoli in opere pubbliche, rigenerazione urbana, valorizzazione culturale, sviluppo turistico, sostenibilità ambientale e innovazione dei servizi. “Un risultato - commenta l’assessore all’Innovazione e agli eventi Simone Segna - costruito grazie a un lavoro corale di amministratori e dipendenti comunali che hanno affrontato quotidianamente attività di progettazione, gestione, rendicontazione e monitoraggio sempre più complesse”.
Testimonianza illustrata personalmente durante il meeting “City Vision” a Palazzo Medici Riccardi di Firenze con la specifica: “Città in dialogo per scalare l’innovazione”. Una comunità che raggruppa il comparto pubblico e quello privato in cui Volta Mantovana era l’unico Comune di dimensione media: il contributo di conoscenze e idee è stato particolarmente apprezzato.
“Questo successo che abbiamo conseguito -aggiunge Segna - ha evidenziato una sfida che accomuna molti enti locali italiani: le opportunità aumentano più rapidamente delle strutture amministrative chiamate a gestirle. I Comuni medi infatti si trovano oggi a governare una crescente complessità con organici sostanzialmente invariati, budget contenuti e difficoltà nel reperire competenze specialistiche”.
Guardare al domani e così Volta ha avviato collaborazioni con Fondazione LINKS e Università di Torino “per costruire il Piano di Innovazione”.
Utilizzare appunto l’innovazione per accrescere la propria capacità amministrativa, semplificare i processi, valorizzare il lavoro del personale e offrire servizi migliori ai cittadini. Concetti che l’assessore ha espresso durate il suo intervento: “Volta Mantovana ha scelto di utilizzare i fondi PNRR dedicati alla transizione digitale (circa 350mila euro) non solo per digitalizzare servizi esistenti, ma per aumentare la capacità amministrativa dell’ente. L’obiettivo è costruire una Pubblica Amministrazione capace di fare di più, senza perdere il rapporto umano che caratterizza una comunità di dimensioni contenute”.