
Un punto di riferimento per la comunità ospite a Mantova: l'abbiamo incontrata all'oratorio di Don Andrea a Marmirolo
Ivanna Dyachyshyn è l’anima della Diaspora Ucraina di Mantova, punto di riferimento per una comunità con la testa e il cuore al fronte. La incontriamo nell’oratorio di don Andrea, a Marmirolo, dove una sessantina di bambini ucraini fanno scuola e aggregazione.
Ivanna, cos’è la Diaspora?
“In senso stretto, siamo un gruppo di 35 persone molto attive, al servizio della nostra comunità. Nel Mantovano ci sono stabilmente circa 800 persone di nazionalità ucraina ma la Questura, tra quelli che vanno e vengono, ne stima tremila. Quasi tutte donne, tanti bambini e un venti percento di anziani, tutti con un grande bisogno di cure: una famiglia su tre soffre di problematiche oncologiche. Ci siamo noi e la parrocchia (di rito greco-cattolico: il nostro parroco, padre Ivan, fa riferimento al Vaticano). Teniamo molto alla nostra identità culturale e religiosa, a radici e tradizioni: in questo senso, parrocchia e scuola sono un baluardo”.
Ci parli della scuola.
“La frequentano 59 bambini, dai due ai quattordici anni. È una scuola vera e propria, riconosciuta dal vostro Ministero dell’Istruzione e dal nostro. Abbiamo dieci insegnanti qui e altrettanti in Ucraina, da dove fanno lezione online: lingua, letteratura, storia, geografia…
“Anche se è sempre più difficile perché siamo costantemente sotto attacco: c’è energia elettrica per una/due ore al giorno, Internet va e viene. Non fai in tempo a caricare il telefono, figurati fare scuola. Qui se non altro abbiamo aule riscaldate: in Ucraina molti bambini si ammalano perché, quando arrivano i missili, li fanno uscire da scuola lasciandoli per ore all’aperto, al gelo. Per stremarci i russi colpiscono scuole, ospedali, centrali elettriche ma non molliamo. Anche i bambini ormai hanno capito la situazione, e non si lamentano”.
Come comunicate con i parenti, con gli uomini al fronte?
“Dipende dalla distanza della linea del fuoco. Si resta costantemente in attesa: dalla prima linea chiamano quando possono, il tempo di dire “sono vivo”. Man mano che ci si allontana, si parla un po’ di più ma, anche in questo caso, non ci si lamenta. Lo spirito è forte”.
Questo giornale esce per San Valentino. Immagino che per tante di voi, con i vostri uomini al fronte, sia un giorno da dimenticare.
“Al contrario, ci sentiamo più vicini e ci facciamo forza a vicenda. Anastasia, 22 anni, una delle nostre insegnanti, scrive che per San Valentino “dobbiamo dare amore, darlo a tutto il mondo per riscaldare le anime che soffrono. In battaglia ti porti dietro le foto di tua moglie, dei tuoi figli e lotti per loro. La guerra non può cancellare l’amore che uno ha dentro; se ami e ti senti amato, combatti senza sentire la paura”. E un’altra donna: “Volete sapere cosa sono le donne ucraine? Mogli e mamme. Mamme che danno amore, che ai figli insegnano a restare umani”.
Donne che - si diceva una volta – aiutano lo sforzo bellico.
“Facciamo quello che possiamo, in Italia e in Ucraina dove le donne - quando non sono al fronte - sostituiscono gli uomini in fabbrica. Qui invece raccogliamo alimentari, elettrodomestici e indumenti da spedire. Oggi stiamo realizzando amuleti con i colori della nostra bandiera: benedetti dal vescovo di Reggio Emilia, andranno a cinque ospedali di riabilitazione che abbiamo adottato. Accompagnati da un cuore realizzato dai nostri bambini, confezionato assieme a una schiacciatina. Piccole cose ma tutto serve, tutto fa morale”.
E lei cosa pensa?
“Che fra qualche giorno saranno passati quattro anni da un’invasione che ha portato sangue, morte, distruzione. Tutte cose che non hanno niente a che fare con le donne, a cui invece piace ridere, amare e sentirsi amate. Eppure facciamo la nostra parte, come tutti in Ucraina dove i ragazzi si innamorano e si sposano, fanno figli, vogliono sentirsi vivi. Tante donne potevano rifugiarsi qui o altrove ma hanno scelto di restare: “Se e quando mio marito torna dal fronte, deve trovarmi qui”. E orgogliosamente non si lamentano, ma ogni giorno ringraziano Dio per essere scampate ai bombardamenti, provando felicità quando qualcuno torna sano e salvo dalla prima linea, quando si scambiano prigionieri, quando si riporta a casa uno dei 27mila bambini rapiti dai russi”.
Ma non siete stanche della guerra?
“Dal primo giorno, ma combatteremo fino all’ultimo respiro