
Approfondimento dedicato al Progetto Romeo al quale gli amministratori locali non hanno creduto
Se è vero che una strada lunga tre chilometri al massimo collega due abitati; una pista di volo di tremila metri è una porta di accesso aperta su tutto il mondo. Il concetto di “portale” è proprio quello che ha ispirato il nuovo terminal dell’aeroporto “Catullo” di Verona, denominato Progetto Romeo: una spettacolare opera architettonica in vetro e acciaio in grado di movimentare oltre cinquemilioni di passeggeri all’anno in partenza. La modernissima infrastruttura èstata inaugurata il 24 febbraio dai presidenti del Catullo Paolo Arena, della RegioneVeneto Alberto Stefani, dell’Aviazione Civile Pierluigidi Palma (in collegamento da remoto), affiancati daun nutrito gruppo di autorità, sindaci, esponenti economici e rappresentantidegli enti territoriali azionisti dell’aeroscalo veronese, primo tra i quali ilGruppo SAVE chegestisce gli aeroporti “Marco Polo” di Venezia e di Treviso, e che dal 2014controlla gli scali di Verona e Brescia.
Sottopassi...
Dalla posa della prima pietra al momentodell’inaugurazione, la costruzione del nuovo terminal ha richiesto 55 mesi, dal luglio del 2021 alfebbraio del 2026. Una serrata tabella di marcia ha consentito il rispetto deitempi programmati. In Italia cinque anni di lavoro per un’operainfrastrutturale così complessa, soggetta alle competenze di nove ministeri,sono un tempo da record, se solamente si pensa che nello stesso lasso temporalesi è scavato il buco del sottopasso pedonale davanti alla stazione dei treni Mantova, untunnel di poche decine metri di cui ancora non si vede la fine!
I numerosi cantieri, pur creando in passatoqualche disagio ai passeggeri nei momenti di maggiore affluenza, non hannoimpedito il regolare svolgimento delle attività aeroportuali. Nel corso del2025 il traffico del “Catullo” ha addirittura registrato un incremento deipasseggeri del 10 per cento, passando da 4 milioni a 4,4 milioni, in perfettoandamento con i parametri di crescita del traffico aereo commerciale su scalamondiale.
La realizzazione del Progetto Romeo harichiesto un investimento complessivo di 90 milioni di euro (per dire: 35 sonoi milioni preventivati per il sottopasso diPorta Cerese).
L’entità dell’opera architettonica è bendescritta dall’estensione degli spazi e dalle peculiarità della struttura, cheè articolata su due piani: 36.370 metri quadrati (12 biolche!) riservatiall’area partenze; 46 banchi di check-in; 19 cancelli d’imbarco con tre torricollegate tramite pontili sospesi (in futuro è prevista l’installazione difinger per l’accesso diretto agli aerei). Imponente è la superficie continuadelle facciate vetrate: 3.550 metri quadrati, mentre i 200 moduli fotovoltaiciantiriflesso di ultima generazione installati sulla copertura dell’edificio egli impianti di illuminazione LED ad alta efficienza interamente automatizzati,contribuiscono a un risparmio energetico annuo di oltre 1,2 milioni di kW/h.
Funzionalità
“Il Progetto Romeo è incentrato sulleesigenze di funzionalità e di confort del passeggero, trasformando un anonimonon-luogo aeroportuale in un accogliente portale di accesso italiano a tutte ledestinazioni del mondo” ha sottolineato GiulioDe Carli, titolare dell’atelier internazionale diarchitettura OneWorks che ne ha curato l’ideazione e il design. All’internodell’aerostazione la nuova Galleria Commerciale è stata pensata per offrire aipasseggeri un’esperienza di qualità lungo tutto il percorso in aeroporto.
La Galleria ospita infatti punti di ristorofood and beverage di riconoscibilità e prestigio internazionale affiancati daeccellenze che contribuiscono a raccontare la città di Verona e i territori delVeneto e del Trentino Alto Adige nel mondo. Accanto al grande duty-free Aelia,la Galleria accoglie numerosi marchi internazionali e innovativi, affiancati dabrand italiani di prestigio.
“Nel rilancio dell’aeroporto di Verona, hannovinto la competenza e la passione” ha puntualizzato Enrico Marchi, presidente delgruppo SAVE detentore del 45% delle azioni del “Catullo”, storico e indiscussoprotagonista dell’economia del Nord-Est. Con schietta franchezza non ha taciutole difficoltà incontrate per superare la diffidenza della compagine veronese acredere nel futuro dello scalo e a investire nel suo sviluppo.
“Quando, nel 2014, abbiamo preso in mano leredini della situazione abbiamo dovuto rivedere tutto dalle fondamenta e curaremolte ferite aperte, come ricucire i rapporti commerciali con vettori come Ryanair”. Fondata trent’anni fa,la low cost irlandese possiede attualmente una flotta di 620 aerei con i qualiopera 3.600 collegamenti al giorno con destinazioni in 34 Paesi. Nel corso diuna precedente intervista, l’eccentrico e geniale fondatore della compagnia, Michael O’ Leary, ci spiegavache ad ogni approdo ciascun passeggero spende mediamente 80 euro, tra consumi eservizi immediatamente usufruiti, creando un’importante ricaduta economica sulterritorio circostante.
I conti sono presto fatti, basta guardare ilcaso-scuola di Bergamo, prima città italiana ad aprire la strada alle compagnie aereelow-cost all’inizio degli anni Duemila. Da allora lo scalo di Orio al Serio ha registrato untasso annuo di crescita costante intorno all’8%, facendolo diventare il terzoscalo del nostro Paese, con 17 milioni di passeggeri e 110mila movimenti diaerei all’anno. Il 75 per cento dei voli su Bergamo sono operati dalla solaRyanair, che sull’aeroporto bergamasco ha investito 2,6 miliardi di euro. Va dasé che con questi numeri gli interessi in gioco assumono dimensioni economichestrategiche per tutto il bacino di utenza servito dall’aeroscalo.
Mantova
Grazie alla nuova aerostazione e allastraordinaria attrattività del Veneto occidentale, del Trentino Alto Adige edel Garda, le potenzialità del “Catullo” sono enormi, come ha appena dimostratol’effetto-traino delle Olimpiadi Invernali Milano-Cortina. Gli unici a nonaccorgersi di queste straordinarie potenzialità sono stati gli amministratori mantovani, chealla fine del 2024 decisero di uscire dalla compagine societaria del Catullo,nella quale la città tesoro dei Gonzaga, patrimonio mondiale dell’Umanità edell’UNESCO, deteneva una quota minoritaria dello 0,165 per cento, negli annimai incrementata. Il motivo ufficiale del recesso? L’assenza di “requisiti strategici” dell’aeroscalo, guarda caso da sempre sbandierato come “l’aeroporto dei mantovani”. Fate voi.