
Nel Salotto giallo fanno ora bella mostra di sé diverse opere a partire da La morte di Didone
Quella di Bottani è per l’arte mantovana (e non solo) del Settecento una figura di primo piano, al quale Palazzo Ducale ha voluto rendere giustizia ampliando il percorso di visita dell’appartamento dell’Imperatrice (preparato per Maria Luisa d’Austria, seconda moglie di Napoleone, ma utilizzato nel 1811 da Augusta Amalia di Baviera, consorte del viceré di Lombardia Eugenio di Beauharnais). Dal 10 febbraio, nel Salotto giallo (o di Ercole) fanno bella mostra di sé diverse opere del Bottani a partire da La morte di Didone, soggetto virgiliano tratto dal quarto libro dell’Eneide, che vale di per sé la visita dei nuovi ambienti: una scena monumentale complessa e corale, nella quale il direttore Stefano L’Occaso rintraccia citazioni di Rubens e Giulio Romano, per non dire degli arazzi raffaelleschi del Ducale. Le fanno corona quattro ritratti di proprietà dell’Accademia Virgiliana (Maria Teresa d’Austria, alti funzionari asburgici), un autoritratto in prestito dalla Galleria Mossini, un’elegante Nascita di Venere (collezione MPS) e l’allegorico Risorgimento delle arti (Fondazione BAM), omaggio all’imperatrice Maria Teresa che per Mantova fu grandissima mecenate. “Bottani ha il merito di aver introdotto il Neoclassicismo nella pittura mantovana - sottolinea L’Occaso - Il nuovo allestimento valorizza una figura centrale del rinnovamento artistico settecentesco, pur palesemente osteggiato dalla nobiltà e dal clero cittadino ancora legati al tardo rococò: non a caso, la decorazione della Sala dei Fiumi gli fu sottratta a favore dell’Anselmi”.
Cremonese di nascita, Bottani si forma a Firenze ma giovanissimo si trasferisce a Roma, dove si fa strada e raggiunge il successo. Quando nel 1769 arriva a Mantova - nominato direttore della Scuola di Pittura dell’Accademia di Belle Arti di Mantova, in sostituzione del Bazzani (che non si riprenderà più del colpo) – è già accademico di prestigiose istituzioni romane, bolognesi e fiorentine, e affermato artista sul mercato internazionale. È a Mantova fino al 1784, anno della morte, trasferendovi da Roma l’intera sua gipsoteca: copie e calchi da modelli classici, statuaria classica ed ellenistica oggi dispersa tra Guidizzolo, l’Istituto d’arte, i musei comunali e Palazzo Ducale. “Spero che prima o poi si riesca a ricompattare questa straordinaria collezione” chiosa L’Occaso, prima di lasciare spazio a Ilaria Mensi, che ha curato il complicato restauro di stoffe e tappezzerie.
Curiosamente, nella sala successiva appare a sorpresa una vasca. “Questi ambienti, come tanti altri nella reggia, hanno avuto nel tempo una trasformazione funzionale: non esistono più le cucine, non ci sono più i bagni e spesso si fa fatica a comprendere com’era articolata la vita quotidiana in una reggia che nel XVI secolo ospitava 800 persone” conclude L’Occaso, che ha curato il progetto con Giulia Marocchi e Silvia Merigo. Il riallestimento è firmato da Verena Frignani, mentre il restauro delle tappezzerie è stato diretto da Daniela Marzia Mazzaglia.