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17/3/2026

Mantova corre verso le elezioni: Stefano Rossi, intervista a tutto tondo

Dal centrodestra stoccate all'amministrazione Palazzi: "Dimenticata la storia della nostra città"

Stefano Rossi, subito una domanda fresca fresca a bruciapelo. Cosa pensa dell’ex bocciodromo trasformato in “Boccio” e inaugurato pochi giorni fa nell’area del Parco Te?

“Esordirei dicendo che, in un colpo solo, l’Amministrazione comunale ha cancellato altre due storicità e luoghi simbolo della nostra città: il bocciodromo e il ritrovo degli Ultras del Mantova. Se dicessi di esserne stato sorpreso, mentirei a me stesso, dato che questo è stato una costante in questi undici anni.

“Ricordiamo l’area compresa tra lo stadio “Danilo Martelli” e Palazzo Te, che è stata privata contemporaneamente dei campi di calcio e dell’ippodromo. Nonostante le promesse, le due targhe che ricordavano Dante Micheli e Massimo Paccini non hanno trovato una collocazione adeguata a Mantovanello: anzi, sono state posizionate senza alcun rispetto appena al di sopra dei cassonetti dell’immondizia.

“Idem dicasi per le targhe affisse al vecchio Palasport, che su entrambi i lati - Piazzale Montelungo e Piazzale Ragazzi del ’99 - ricordavano i nostri ragazzi morti nelle trincee: salvarono la Patria, ma persero la gioventù.

“Non sono assolutamente contrario alle rigenerazioni urbane, ci mancherebbe, ma consentitemi di manifestare forti dubbi riguardo alla futura gestione del nuovo centro culturale.

“Peccato, infine, per il grave errore commesso nella sua denominazione: “Il Boccio”. Tutti i mantovani hanno sempre utilizzato l’espressione “andiamo alla Boccio” (femminile)”.

Rossi, perché ha deciso di non candidarsi anche nelle elezioni del prossimo mese di maggio per la carica di sindaco?

“In realtà è una decisione che non ho preso recentemente, ma sei anni fa. Non mi è mai, infatti, balenata per la mente l’idea di ripetere questa esperienza. All’epoca, credetemi, in un contesto completamente diverso da quello odierno - che grazie a Dio tutti abbiamo, a fatica, riposto in un cassetto della nostra mente - fu un’avventura molto impegnativa.

“Eravamo in piena emergenza sanitaria per la pandemia da Covid-19 e tutto fu gravemente inficiato da quanto stava accadendo. Vi furono scarsissime possibilità di far conoscere il candidato e il suo programma: eventi contingentati, nessun confronto pubblico e l’impossibilità di ascoltare e conoscere i cittadini.

“Guardando i risultati delle Amministrative del 2020, del resto, si nota come praticamente ovunque vi sia stata la riconferma dei sindaci uscenti. Non è un mio tentativo di accampare scuse, ma, al contrario, è la pura verità. Non sapremo mai come sarebbe andata se, dopo la calorosa accoglienza che ricevetti al mio debutto pubblico nel gennaio 2020, tutto non si fosse bloccato, portandoci a pensare a qualsiasi cosa - ai convogli di Bergamo, ai malati, alle condizioni di medici, infermieri e OSS negli ospedali - tranne che alla campagna elettorale”.

Considera corretta l’affermazione di chi giudica il candidato di sinistra Andrea Murari un “sotcaldera” di Palazzi? Praticamente un sottoposto benedetto dal suo principe?

“L’esperienza di consigliere comunale maturata in questi sei anni mi ha consentito di conoscere il candidato sindaco della coalizione di sinistra. È sicuramente una persona determinata e preparata; per formazione accademica è dotata di una dialettica superiore a quella del sindaco uscente, ed è meno presuntuosa e aggressiva nel confronto con l’avversario politico, avendo perseguito in questi anni l’obiettivo di trovarsi esattamente nella posizione in cui si trova oggi.

“Non è mia intenzione affibbiargli alcuna etichetta, perché ritengo che l’unica cosa davvero importante sia non denigrare l’avversario, ma puntare a sconfiggerlo su idee e programmi”.

Come valuta la scelta di Raffaele Zancuoghi, dirigente di Tea e presidente della società Canottieri Mincio, indicato quale avversario di Murari?

“Come ho già detto al momento della sua scelta da parte di Fratelli d’Italia, non avevo mai avuto il piacere di conoscere Raffaele. In queste settimane ci siamo conosciuti e ho rivisto in lui la volontà e le aspettative che avevo io sei anni fa. È evidente che a lui vada l’augurio di ottenere un risultato completamente diverso dal mio e ne approfitto per fargli i miei più sinceri auguri”.

Come mai, secondo lei ovviamente, il sindaco uscente è riuscito a ottenere così tanti consensi (almeno nelle urne) dai mantovani?

“A tale quesito ho già risposto molte volte e, al netto del contesto in cui si sono svolte le precedenti elezioni amministrative, è indubbio che abbia avuto la capacità di convincere i mantovani che le opere realizzate nel corso del primo mandato, per lo più di semplice maquillage della città, oggettivamente ferma da troppi anni, rappresentassero un trampolino per rilanciarla definitivamente con la sua riconferma.

“Come abbiamo potuto constatare, ciò non è assolutamente avvenuto; anzi, oggi lascia un’eredità molto pesante, come ho dimostrato con i miei numerosi interventi in consiglio comunale e sui media”.

Lei, Rossi, ha condotto in consiglio comunale “battaglie” anche durissime a fronte di una opposizione debole che spesso non l’ha supportata come avrebbe dovuto. Non può negarlo…

“Ho sempre lamentato come la città segua molto poco, o comunque da lontano, le vicende politiche mantovane e come sia distratta, giustamente o ingiustamente, da molte altre problematiche. Lo ritengo un peccato, perché credo che la partecipazione sia l’essenza della democrazia. Detto questo, non è mio costume giudicare o criticare i colleghi di opposizione: lascio ad altri il compito di giudicare.

“Personalmente ritengo che, da candidato sindaco uscito sconfitto dalle urne, sia in termini di presenza sia di operatività, abbia sempre cercato di dare il massimo, facendo coesistere - a volte con grandi difficoltà - questa importante attività amministrativa, di cui sono orgoglioso, con il mio lavoro e soprattutto con la mia famiglia”.

Quali sono stati i temi (oppure le magagne) su cui ha riservato la maggiore attenzione?

“Ho fatto molta fatica a far comprendere ai miei concittadini che, quando dalla Giunta sentivo dire “abbiamo speso tanti milioni di euro, ma non sono soldi mantovani: arrivano da Milano, da Roma o dall’Europa tramite il PNRR”, in realtà si stava affermando un’enorme fesseria, come se i mantovani non fossero lombardi, italiani ed europei.

“Provenendo dal mondo del lavoro e comprendendo quindi il valore del denaro, ritengo che con un’amministrazione più oculata e soprattutto meno spendacciona si sarebbero potuti ottimizzare meglio gli investimenti e, soprattutto, ottenere risultati migliori.

“Com’è possibile che, a fronte di un sostanziale incremento del verde, non ci si scandalizzi per i 3,5 milioni di euro annui di costi di manutenzione? È per questo che mi sono permesso di suggerire di individuare, come già fa la Provincia, sponsorizzazioni da parte di privati per parchi e giardini.

“Grazie a TEA il Comune di Mantova incassa utili per milioni di euro, in doppia cifra: com’è possibile, allora, che i cittadini non abbiano alcun ritorno in termini di risparmio sulle sempre più salate bollette?

“E ancora: perché constatare che molti di questi utili vengano poi investiti dal Comune in iniziative a dir poco discutibili, senza dare priorità a ciò che i cittadini giustamente pretendono?

“Mi chiedo perché non si sia mai voluto rendere partecipi i mantovani delle scelte prioritarie di un’Amministrazione: siamo davvero convinti che avrebbero detto sì ai 3,5 milioni di euro spesi per la Torre della Gabbia, ai 5,5 milioni per il Parco Te, al sottopasso pedonale della stazione ferroviaria con i conseguenti ritardi del cantiere e i pesanti disagi, o al sottopasso di Porta Cerese, con il futuro aumento del traffico merci a ridosso di Palazzo Te?

“Insomma, gli argomenti sono talmente tanti che in questi sei anni ho cercato di affrontarli in maniera omogenea, proponendo al tempo stesso numerose soluzioni”.

Non sempre, si potrebbe anzi dire “mai”, le sue interrogazioni e le sue mozioni hanno trovato adeguate risposte da parte del sindaco e degli assessori.

“Ricordo molto bene le parole del sindaco, rivelatesi poi di mera circostanza, pronunciate nel suo discorso di insediamento durante il primo Consiglio comunale della legislatura: “ascolterò i suggerimenti e le proposte delle opposizioni”. Nei primi due anni non vi è stato alcun ascolto. Successivamente, oggettivamente, qualche apertura c’è stata e ho avuto la soddisfazione di vedere accolte all’unanimità alcune mie mozioni, nonché l’approvazione di svariate osservazioni al DUP e di emendamenti al Bilancio di previsione”.

Queste “magagne”, ripetiamo, potrebbero essere utili per la campagna elettorale di “Zorro” Zancuoghi?

“Raccoglierle tutte sarebbe davvero molto complicato. Ritengo però di disporre di un dossier corposo e ne ho riassunte un numero preciso: trenta. Quelle che considero le più gravi e macroscopiche magagne dell’era Palazzi, da me ribattezzate, con una punta di ironia, le “Palazzate”.

“A Raffaele auguro di poter compiere il suo percorso, con le sue idee e la sua visione di città. Sa benissimo che, qualora avesse bisogno di un confronto o di un supporto da parte mia, io ci sarò”.

Qual è la Mantova Ideale che lei avrebbe voluto?

“Caratterialmente credo di essere molto diverso da quello che è stato il mio avversario nel 2020. Per prima cosa avrei aperto il Comune ai cittadini: via Roma deve essere la casa dei Mantovani. Troppe volte ho sentito dire dalla gente: “Ho chiesto un appuntamento al sindaco, ma non mi ha nemmeno risposto”. Le persone si avvicinano alla vita amministrativa della città se possono essere ascoltate, comprese e se ricevono risposte.

“La mia Mantova Ideale avrebbe avuto una squadra di governo coesa, laboriosa e democratica, esattamente come quella che ho diretto nel mio lavoro per tanti anni.

“Avrei inoltre perseguito quegli obiettivi che costituivano i tre punti cardine del mio programma: lavoro, sicurezza e infrastrutture. Dopo sei anni, Mantova ne ha ancora un disperato bisogno”.

Cos’è che le lascia l’amaro in bocca lasciando l’aula del consiglio comunale?

“Onestamente non avrò alcun amaro in bocca qualora dovessi lasciare definitivamente l’aula del consiglio comunale. Ogni volta che ho varcato quella porta mi sono sentito onorato di rappresentare, uno per uno, i 5.168 cittadini che, votandomi, hanno compiuto un atto di fiducia praticamente senza conoscermi.

“Ad oggi, sinceramente, non so ancora se qualcuno chiederà un mio contributo di supporto all’interno di una lista.

C’è ancora tempo da qui al voto di fine maggio.

“Se dovesse arrivare una chiamata, la valuterò insieme alla mia famiglia; diversamente, qualora non arrivasse, proseguirei nel mio lavoro e mi dedicherò con maggiore tempo a una nuova attività che sto cercando di imparare: fare il nonno della mia splendida prima nipotina, Annalisa Gilberta”.

Si può parlare – facendo riferimento alla Bulbarelli, a lei, a Zancuoghi - di candidati “deboli” oppure di partiti scollati e poco attenti ai problemi della città? Cosa servirebbe al centro moderato e alla destra democratica per tornare a vincere le elezioni comunali e convincere soprattutto i mantovani che si astengono ad andare alle une?

“Il non essere parlamentari, consiglieri regionali, segretari di partito, industriali, professionisti o personaggi pubblici particolarmente conosciuti può indurre a definirci, e a farci considerare, candidati “deboli”. Sono però convinto che le “battaglie” si vincano più che con il singolo candidato, con la squadra.

“È evidente come i partiti, molto più di un candidato pescato dalla società civile, abbiano sempre — ben prima dell’avvio della campagna elettorale — il polso della situazione: annusano l’aria, dispongono di sondaggi e strumenti per comprendere se vi siano o meno possibilità di vittoria.

“Pertanto non parlerei di partiti scollati o poco attenti ai problemi della città, ma di partiti che sanno valutare se sia opportuno o meno investire in una campagna elettorale. Oggettivamente, la partita su Mantova città è da sempre complicata.

“Per arrivare a una vittoria in una città tradizionalmente e radicalmente di sinistra, come lo è stata in passato Ferrara o come lo è ancora oggi Bologna, serve un reale e diffuso malcontento. A Ferrara l’ottimo sindaco della Lega, l’amico Alan Fabbri, è stato rieletto per un secondo mandato, tanto bene ha operato. A Bologna, con Guazzaloca, si è verificato un unicum, esattamente come accaduto ormai sedici anni fa a Mantova.

“Una ricetta precisa non esiste.

“Raffaele e la coalizione di centrodestra che lo sostiene devono essere capaci, insieme, di affrontare quegli argomenti storicamente indigesti alla sinistra, andare in mezzo alla gente, ascoltare e proporre ai mantovani ciò che vogliono sentire.

“Sarà inoltre fondamentale coinvolgere chi da tempo non va più a votare, mi riferisco in particolare ai giovani.

“Credo che anche questa volta, come già avvenuto nel 2020, si rischi di arrivare a un ballottaggio già al primo turno, poiché, essendo esiguo il numero degli altri candidati sindaci, la competizione appare limitata ai due poli principali. Arrivare al ballottaggio sarebbe un risultato davvero straordinario.

“Nulla è impossibile: registro molto entusiasmo e alcuni fattori che stiamo individuando potrebbero rivelarsi determinanti per raggiungere l’obiettivo che tutti auspichiamo”.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
March 17, 2026
Redazione