
Lunga intervista con l'imprenditore agricolo che da un anno ha assunto le redini dell'importante ente
di Dario Anzola
Matteo Lasagna, classe 1974, imprenditore agricolo e, da quasi un anno, presidente di Fiera Millenaria di Gonzaga. Chiacchierata con lui per parlare del recente passato e del prossimo futuro. Un uomo che ha le idee ben chiare sugli obiettivi da raggiungere e, cosa non scontata, pare sappia anche come farlo.
Lasagna, avrebbe mai pensato di diventare presidente dello storico ente fieristico?
“Sinceramente non avevo mai pensato di diventare presidente di Fiera Millenaria, come non avevo mai pensato di diventare vicepresidente nazionale di Confagricoltura o tante altre cose che ho fatto nella mia vita. È un’esperienza altamente formativa, che mi impegna del tempo, ma mi rende felice perché posso cercare di far qualcosa per il mio territorio. Un territorio che credo, anzi, sono sicuro, essere uno dei più produttivi e belli d’Italia”.
Quali motivazioni l’hanno spinta ad accettare?
“Era una sfida interessante, prendere una vetrina, che è sempre stata importante per il nostro territorio, e cercare di svilupparla ancora di più. Quindi, far progredire la seconda provincia agricola della Lombardia, ovvero questa di Mantova. In termini di numeri, ragioniamo sugli 863 milioni di euro, siamo dietro soltanto a Brescia che sviluppa 1 miliardo e 222 milioni di euro. Però, secondo l’ultimo rilevamento di Camera di commercio, risultiamo l’unica provincia della regione in crescita. Parliamo di un incremento del +3,6%. In manifattura, industria, servizi, abbiamo sviluppato, nel 2025, un export di 8 miliardi e 124 milioni di euro. Un onore, non solo un onere, cercare di sviluppare al meglio quello che è l’unico quartiere fieristico della provincia. Questa è la visione che Fiera Millenaria deve avere in un territorio fatto di imprenditori.
“Nel settore zootecnico, per fare un esempio, il Mantovano è il più robotizzata d’Europa, non d’Italia, d’Europa! Abbiamo più robot di mungitura noi che in tutti i Lander tedeschi o in tutti i Cantoni francesi. Siamo una provincia ponte su altre regioni e, per quanto riguarda la Lombardia, noi oggi andiamo a dare copertura fieristica e di riferimento su due province che hanno totalmente dismesso i loro quartieri espositivi: Reggio Emilia e Modena (qui è ormai entrata l’opzione di Bologna). La logica dei grandi numeri non ha una logica mantovana? Benissimo! Però anche sui piccoli numeri e su quella che è la nostra tradizione, su quelle che sono le innovazioni, non dobbiamo mollare per cercare di aumentare sempre di più l’export e per progredire su ogni livello produttivo”.
Quando si è insediato, che contesto ha trovato nel quartiere fieristico?
“Ho trovato un contesto sostanzialmente di consuetudine, mentre oggi l’innovazione va di pari passo con quella che è la competizione. E credo che, se noi dobbiamo rispettare la tradizione, è fondamentale guardare avanti. La tradizione di oggi è stata l’innovazione di ieri, e l’innovazione di oggi sarà la tradizione di domani. Per cui noi si deve lottare tutti i giorni contro la consuetudine, non perché sia male, ma perché ammazza la competitività di ogni settore economico, di ogni impresa. L‘ente fieristico deve essere interpretato come un’impresa. La fiera è un luogo di incontro e di confronto, guardando altresì l’aspetto economico”.
Qual è il bilancio dell’edizione conclusa poche settimane fa?
“Bilancio positivo. È stata la Millenaria che ci aspettavamo. Abbiamo registrato più di 25mila presenze, più di 200 espositori, una Millenaria che ha rispettato la tradizione, che ha ripreso quella che è la nostra storia.
“Abbiamo restituito onore a un paese e in quel solco noi vogliamo ricominciare. Si può guardare al futuro, si deve guardare al futuro, ma avendo come riferimento il passato, sapendo e capendo quello che è successo prima. In questo senso si è cercato di ricominciare con le corsie agricole permettendo le prove in campo. Queste sono state fatte da una cooperativa di ragazzi cui si è offerta la piena gestione.
“Inoltre,gli animali sono ritornati in fiera. Il Comune di Gonzaga è l’unico in tutta Italia che ospita in un anno due mostre zootecniche: Fiera Millenaria e Bovimac. Abbiamo intenzione di rilanciare Bovimac e di renderla ancora più grande il prossimo anno. Da non dimenticare gli spettacoli di intrattenimento, dimostrando che la Fiera Millenaria è ancora una delle poche campionarie che si svolgono sul nostro territorio”.
Presidente, lei ha giustamente riportato aspetti positivi in merito al settore agricolo, però i dati di Unioncamere del secondo trimestre 2026, dicono che, negli ultimi anni, le imprese agricole registrate in provincia di Mantova sono diminuite di circa un 20%... Una fiera che nasce come agricola quali strategie eventualmente dovrà adottare per muoversi all’interno di un contesto che diventa sempre più difficile?
“Sono calate le aziende agricole, ma non vuol dire che siano scomparse. Si sono modificate le tipologie: da piccoli che eravamo, abbiamo cominciato a diventare medi e poi cominciamo a diventare grandi. Fiera Millenaria deve, con le sue capacità di poter riunire tutti, dettare quello che è l’equilibrio, perché il prossimo tema, oltre a tradizione e innovazione, sarà proprio l’equilibrio di uno sviluppo territoriale fatto in un certo modo. Il territorio però sta migliorando in fatto di innovazione imprenditoriale. Positiva conseguenza delle nuove tecnologie, dalla robotizzazione all’intelligenza artificiale che offrono quegli strumenti e quella capacità che prima gli imprenditori non avevano.
“C’erano piccole aziende a conduzione familiare, adesso gli imprenditori hanno la possibilità di gestire diversi fattori della produzione, senza dover avere innumerevoli persone sotto contratto. Anche dal punto di vista economico questa cosa regge. La sfida è trovare l’equilibrio di un territorio. E noi da questo punto di vista ci impegneremo, per cui non siamo assolutamente in crisi.Se aumentiamo l’export, se le nostre imprese chiedono sempre più tecnologia, e non parlo soltanto del settore primario, se i dati della Camera di commercio dicono che si continua a crescere con positività percentuali superiori rispetto a quella che è la media lombarda, vuol dire che da qualche parte questa ricchezza deve essere generata”.
Gli obiettivi a lungo termine sono chiari. Quelli più immediati?
“Innanzitutto traguardare la fine del 2026. Quest’anno con la mia presidenza abbiamo inserito diverse nuove manifestazioni che ci hanno confermato di essere non solo coinvolgenti, ma anche di garantire un ritorno economico.
“L’ente fieristico deve ritornare veramente a fare questo, per cui tutte quelle che sono state le nuove iniziative che abbiamo lanciato per il 2026, nel 2027 dovranno essere consolidate e implementate. Parlo di Mille Vini, Mille Vibes, Mille Giochi. Abbiamo in essere l’idea di fare una migliore Fiera Millenaria, di sistemare quella dell’elettronica, di inserire nuove manifestazioni nel nostro calendario: non ci accontentiamo. Saremo più precisi nelle prossime settimane.
“Il nostro faro è il bilancio: le diverse attività ci danno la possibilità di aggiustare le carenze che mi sono trovato a dover governare. Non sono un mago, non ho la bacchetta magica, però, se riusciamo già quest’anno a raddrizzare il bilancio del 2025, rispetto addirittura al bilancio del 2024, vuole dire che siamo sulla strada giusta.
“C’è un aspetto che mi dà soddisfazione, mi dà forza, ovvero l’unità della compagine sociale protesa nel cercare di arrivare a quello che è l’obiettivo. L’unanimità di intenti è una cosa che dà forza a me e al cda nel portare a casa i risultati che auspichiamo, garantendo a tutti di poter usufruire di questo quartiere”.
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