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A 400 anni dalla morte di Ferdinando Gonzaga, Palazzo Ducale riaccende i riflettori su uno dei capitoli più affascinanti della cultura cittadina
Ci sono stagioni della storia che brillano anche quando il loro splendore sembra ormai destinato a svanire. A quattrocento anni dalla morte di Ferdinando Gonzaga, Palazzo Ducale riaccende i riflettori su uno dei capitoli più affascinanti della cultura cittadina con Sole mirabile per luce propria, una mostra che restituisce fascino e attualità a un principe colto, curioso e capace di riconoscere il talento. Fino al 10 gennaio 2027 l’Appartamento di Santa Croce, in Corte Vecchia, accoglie un viaggio nel cuore del Seicento, quando Mantova è ancora una delle corti più vivaci d’Europa e l’arte rappresenta uno straordinario strumento di prestigio, innovazione e dialogo culturale.
Secondogenito di Vincenzo I Gonzaga ed Eleonora de’ Medici, Ferdinando sembra destinato a tutt’altro futuro: studia, intraprende la carriera ecclesiastica e nel 1607 è nominato cardinale. È Roma, con i suoi artisti e le sue novità, a formare il suo gusto. Nel 1612 la morte del primogenito di casa Gonzaga, il fratello Francesco IV, lo costringe al ritorno per assumere la guida del Ducato di Mantova e del Monferrato. Da quel momento la passione per l’arte diviene una cifra distintiva del suo governo, tradendo sotto traccia la perenna nostalgia di Roma e della sua fastosa vitalità. Intorno a questa importante riscoperta storica e artistica, l’inaugurazione ha riunito personalità del mondo culturale e rappresentanti della famiglia Gonzaga, da Raffaella Morselli a Raffaele Tamalio, Carlos e Ferrante Gonzaga. Presenze che aggiungono significato a un’esposizione capace di intrecciare ricerca storica, memoria dinastica e patrimonio artistico, riportando al centro dell’attenzione una figura fondamentale per comprendere la Mantova del Seicento.
La mostra racconta questa vocazione attraverso circa quaranta opere provenienti da prestigiose istituzioni italiane e internazionali, da Firenze a Parigi. Il percorso riunisce nomi che hanno segnato la storia dell’arte, da Rubens a Peter Pourbus, da Bartolomeo Manfredi ad Alessandro Algardi, senza dimenticare Guido Reni e la sua straordinaria pittura. Tra i prestiti più affascinanti spicca Nesso e Deianira di Reni, eccezionale opera proveniente dal Musée du Louvre, che vale da sola il prezzo del biglietto. Non una semplice galleria di capolavori, ma il ritratto di una corte aperta alle idee e alle sperimentazioni dove Ferdinando accoglie artisti romani ed emiliani, sostiene musicisti come Girolamo Frescobaldi, dà spazio al teatro e alla spettacolarità barocca. Al suo servizio lavora Domenico Fetti, destinato a diventare uno dei protagonisti della pittura mantovana. Conosce impulso anche la scultura, grazie all’arrivo del giovane Algardi, che conquisterà in seguito un posto di primo piano nella Roma barocca. L’ambizione del duca si traduce anche nell’architettura: la grandiosa Villa La Favorita, progettata da Nicolò Sebregondi, testimonia il desiderio di creare una residenza ispirata ai grandi palazzi romani, capace di accogliere e celebrare le collezioni ducali.
Quella di Ferdinando è una stagione di magnificenza, sulla falsariga del suo motto Non mutuata luce (brillando di luce propria). Anche se un cardinale romano - riporta L’Occaso - perfidamente aggiungeva sed mutuata pecunia ovvero con denaro altrui, riferendosi alle sostanziose rendite assicurate a Ferdinando dalla famiglia paterna e ancor più da quella di madre e moglie: due de’ Medici, rispettivamente sorella e nipote di Maria, regina di Francia. Una grande stagione ma anche l’ultimo grande bagliore della dinastia, prima delle drammatiche vicende che avrebbero travolto il patrimonio gonzaghesco, dalla dispersione delle collezioni al Sacco di Mantova del 1630-1631.
Curata da Stefano L’Occaso con Giulia Marocchi e Silvia Merigo, l’esposizione invita a superare i giudizi legati al successivo declino dinastico per riscoprire il valore di un mecenate che seppe portare a Mantova energie nuove e protagonisti della cultura europea. Il suo lascito continua a parlare attraverso le opere, gli ambienti e le ambizioni di una città che, sotto il suo governo, seppe guardare lontano.
La mostra - che si avvale di un’allestimento elegante e raffinato, in grado di ben dissimulare una certa tortuosità del percorso - è inclusa nel biglietto d’ingresso a Palazzo Ducale: un’occasione preziosa per lasciarsi sorprendere da un duca che, quattro secoli dopo, torna a brillare di luce propria.
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