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24/3/2026

Porto Catena, Murari ora frena: "Si dovranno trovare i soldi..."

Un progetto ambizioso, raccontato nei dettagli sull'edizione cartacea de La Nuova Cronaca Magazine

C’è una idea. Definita “ricerca progettuale”. Offerta (gratuitamente) alla Comunità. Meglio, al Comune di Mantova. Interesse, curiosità. Pizzico di ambizione. Al punto che dopo solari consensi, cade la pioggia. Ma che fa? L’assessore uscente, Andrea Murari - con vista da sindaco - chiarisce: “Qualora questa proposta diventasse progetto, si dovranno trovare i soldi...”. Quindi? Il focus è su Porto Catena. Proprio laddove l’ente di via Roma ha realizzato il mini ponte di Brooklyn.  Così da collegare l’ansa del lungolago Gonzaga con il quartiere Fiera. Alternativa alla mini tangenziale stradale che, decenni fa, qualche saggio aveva ipotizzato collegando lo stesso lungolago con il quartiere Valletta Valsecchi utilizzando gli antichi bastioni e l’Argine Maestro. Ipotesi nemmeno presa in considerazione dai professori e dai tecnici del Polo del Politecnico cui si deve l’accurato e, senza dubbio, interessante lavoro. Tra ricerca storica e prospettive esce una esposizione. Pannelli con stampe, fotografie, descrizioni raccolti nell’ex Chiesa della Madonna della Vittoria.

Motivazioni professionali da parte del  prorettore Davide Del Curto e di Alessandro Tiranti di ANCE Mantova che supporta la ricerca. peraltro servita quale esperienza sul campo per gli studenti  di architettura.

Murari entusiasta: ringrazia l’ANCE “per aver regalato questa ricerca con visione articolata a medio e lungo termine di una particolare zona della città. Sempre attento e collaborativo il presidente della Provincia, Carlo Bottani: “Penso, oltre a Porto Catena, a Valdaro dove si sta materializzando il percorso dell’intermodalità allo scopo di collegare Mantova su ogni fronte a tutto beneficio anche della crescita turistica”.

Ecco l’immagine di un Porto Catena anfiteatro. Elegante e funzionale anche se una concreta realizzazione prevede la predisposizione di sottoservizi che ora mancano. Banchine e pontili per le imbarcazioni.

In pratica si punta a una riqualificazione del patrimonio storico, urbano e architettonico. Sinergia tra Politecnico, UNESCO Research Lab, Comune,Provincia, ANCE. Masterplan transdisciplinare. Aspetti tecnici descritti da Luca Cardani e Carlo Peraboni del Polo. In effetti questo particolare Protocollo di Intesa mira a orientare strategie e scelte operative per una trasformazione graduale e sostenibile di una delle aree più significative della città. Ma, da quanto si percespisce, non sembrano rapidi e tanto meno concretizzabili tali progettualità.

Lo studio è stato condotto dal Gruppo di ricerca di cui è responsabile scientifico Luca Cardani, mentre la composizione architettonica e urbana è stata curata sempre da Luca Cardani e Juan Pereyra; inoltre per l’Urbanistica Carlo Peraboni con Martina Borini, per la Storia dell’architettura Elisa Boeri con Giacomo Usai.

“Mantova - è stato evidenziato - è una città profondamente plasmata dall’acqua: la sua morfologia urbana è il prodotto di continui processi trasformativi, in dialogo con il sistema fluviale e lacuale. In questo quadro, Porto Catena e il brano di città che nel tempo si è strutturato attorno ad esso rappresentano, in scala ridotta, le complessità territoriali mantovane: una soglia tra sistemi naturali e culturali, un punto di connessione e ibridazione”.

Il cambiamento delle condizioni territoriali e ambientali, che restituisce centralità al tema dell’acqua e dei sistemi idroviari come infrastrutture di progetto e resilienza, riporta l’attenzione su Porto Catena. La ricerca presentata propone indirizzi progettuali capaci di coniugare memoria e innovazione, di ricucire relazioni e di abilitare usi pubblici e qualità di vita, con una visione incrementale che consenta di costruire nel tempo effetti progressivi e verificabili.

“L’attività - viene sottolineato - ha combinato storia dell’architettura, urbanistica e composizione architettonica in un percorso integrato di analisi, interpretazione e progetto. La transdisciplinarità è stata intesa come dispositivo per generare domande e aprire scenari, offrendo strumenti utili alla programmazione delle amministrazioni e alla cooperazione tra attori pubblici e privati. “Il risultato è un masterplan aperto: una piattaforma di scelte, priorità e sequenze di intervento che sostiene decisioni informate, con attenzione alla dimensione ecologica, alla continuità degli spazi pubblici, all’accessibilità e alla valorizzazione del patrimonio”.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
March 24, 2026
Redazione