
E' tornato in auge in questi giorni uno dei lavori pubblici più discussi della storia moderna Mantovana. Ma i punti interrogativi restano
Voluto e sostenuto. Ereditato e difeso. Da un sindaco all’altro. Si va con il sottopasso. Porta Cerese cambia. E qui si deve “Portare” pazienza. Per almeno due anni (magari! piazza FS docet!). Tenere a mente le promesse. Cantieri su cantieri. Quanti euro? 50 milioni. Con 50 in più si poteva realizzare la tangenziale Sud. Dall’A22 (Bagnolo) a Cerese. Se ne parla, a vanvera, da 30 anni. Ok: al macero le sbarre del passaggio a livello. I 28 treni quotidiani liberi di sfrecciare. Auto, camion, ciclisti dirottati su nuovi percorsi. Dal rondò di via Donati (direzione corso Garibaldi) si scende e poi si sale verso quello dello stadio. Tir sotto la strada ferrata convogliati a destra, su via Brennero. Mini tangenziale dove i “giganti” transitano. Anche con precisi divieti... Auditorium BAM: voci di tecnici e del nuovo mayor. Oltre a render e grafici. Qualche alzata di scudi: “Il tunnel sarà pericoloso”. Comunque, si procede, nolenti o dolenti. Manca il convitato di pietra. Colui che ha regalato questo dolceamaro yogurt, sperando di far l’amore con tutti i cittadini. Lavori scaglionati in 6 fasi. “Tranquilli - pontifica il sindaco - Si lavora per la massima sicurezza”. RFI questa volta, forse, non dovrà fare flop. Tra poche settimane si comincia a scavare. Si sradicano alberi, se ne mettono altri. Aria più pulita? Case resistenti ai sussulti di macchinari e viabilità? Le opere (utili) si fanno. Se son rose fioriranno. Con le spine? Il mentore del sottopasso “storico” firma l’impronta. Auspicio: rispettare i tempi. Sapendo che il passaggio dei treni con cisterne rischiose e gli scarichi dei veicoli non avranno
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