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28/6/2026

Strage di Ustica, uno spazio verde in Città in ricordo delle 81 vittime

Mantova non dimentica la strage datata 27 giugno 1980: il giardino si trova in fondo a viale Alfieri

È una bella cosa che anche nella nostra città uno spazio verde sia stato dedicato al ricordo delle 81 vittime del disastro aereo di Ustica del 1980, il quarto per gravità nel Paese. Si trova in fondo a viale Alfieri, ai piedi del cavalcavia.

Tuttavia viene da chiedersi perché la verità sulle cause di quell’incidente, accertata in ogni grado di giudizio e sulla quale si è espressa la Cassazione Penale con sentenza passata in giudicato, non sia mai stata accettata dall’Associazione Parenti delle Vittime, presieduto dalla ex-deputata e senatrice PDS Daria Bonfietti, che nel disastro perse il fratello Alberto, già attivista e segretario regionale di Lotta Continua, e da tutta la Sinistra in generale.

Una verità oggettiva, suffragata da una quantità di commissioni e sottocommissioni, di collegi peritali giudiziali, di parte e indipendenti (Luzzatti, Pratis, Pisano, Blasi, Misiti, Casarosa, Dalle Mese, per citare solo i nomi più importanti) e dai più accreditati esperti e investigatori di fama internazionale, che a suo tempo vagliarono tutte le ipotesi possibili, anche le più remote. I tecnici dimostrarono che ad abbattere l’aereo fu una carica di 200 grammi di esplosivo T4 collocata in un punto ben preciso del velivolo. Le loro argomentazioni scientifiche convinsero i giudici a decretare in ogni grado di giudizio e oltre ogni ragionevole dubbio l’inesistenza della battaglia aerea, fino a bollare quell’ipotesi come un “romanzo di fantapolitica, che potrebbe anche risultare interessante se non vi fossero coinvolte 81 vittime innocenti”.

Nella Patria del Diritto, però, a volte succedono cose strane. Per un’incredibile incongruenza del sistema giudiziario italiano, un avvocato di provincia siciliano elevato al rango di giudice onorario aggregato, senza tenere conto dei risultati delle indagini e delle sentenze delle assise penali, condannò lo Stato italiano a pagare 300 milioni di euro di risarcimenti per l’abbattimento del DC-9, semplicemente basandosi sulla sua personale presunzione che l’aereo fosse stato abbattuto da un missile lanciato da un caccia.

Supportati da quella singolare sentenza civile deliberata senza indagini e senza prove, da oltre quarantacinque anni i parteggiatori della “guerra aerea” sostengono tale tesi come sola e unica Verità, ancorché priva di qualsiasi evidenza, a supporto della quale hanno sfornato a tutt’oggi ben 34 (trentaquattro!) versioni diverse dell’accaduto: colpa degli americani, no dei francesi, no dei libici, no degli italiani e da ultimo perfino degli israeliani. Storie le più più inverosimili, periodicamente esibite in TV e regolarmente supportate da “nuove sensazionali rivelazioni”.

Peccato che le periodiche inedite “testimonianze esclusive” fino a oggi prodotte fossero sempre robe vecchie di decenni, alle quali a suo tempo non aveva creduto neppure il giudice istruttore Rosario Priore. Ma si sa, come sosteneva il maestro del giornalismo italiano, Indro Montanelli, non vi è nulla di più inedito di ciò che è già stato pubblicato.

Il fatto è che la “Strage di Ustica” è l’ennesimo esempio emblematico di verità presa in ostaggio dalla fiction mediatica e data in pasto all’opinione pubblica per quarantasei anni in forma ideologica e distorta da un giornalismo pigro e disinformato, senza alcuno sforzo e principio etico di fornire un’analisi distaccata e non pregiudiziale delle fonti disponibili.

Ben venga, dunque, che anche a Mantova vi sia un giardino intitolato alla imperitura memoria delle 81 vittime innocenti (cinque erano mantovani) del DC-9 precipitato nel mare di Ustica la sera del 27 giugno 1980.

Ma dopo le recenti desecretazioni di certi inquietanti documenti vincolati dal segreto di Stato, che suffragano l’evidenza di un collegamento con l’OLP palestinese, che in terra emiliana ha sempre goduto di benevole riguardo e accoglienza, vorremmo che finalmente fosse venuto il momento di affrontare la Storia per quello che è, con coraggio, oggettività e soprattutto onestà intellettuale. Per dare giustizia ai morti e un nome ai veri autori dell’attentato di Ustica, consumato nel pieno di una stagione funestata da terribili stragi come quella della stazione ferroviaria di Bologna, appena trentacinque giorni dopo quella caldissimaa serata di fine giugno.

Pubblicato su La nuova Cronaca di Mantova il  
June 28, 2026
Fabrizio S. Bovi