
Nessuna apertura al pubblico (al momento) nonostante annunci e corposi investimenti: una patata bollente per il neo sindaco Murari
Venerdì 26 giugno 2026: da questo giorno si può salire sulla Torre campanaria (stile romanico, 1132) della Cattedrale di Mantova. Monumento alto 30 metri che si affaccia su piazza Sordello e che la Diocesi apre al pubblico quale nuovo punto panoramico della città e di buona parte del territorio. Belvedere che batte sul tempo - ce n’era a iosa, volendo - quello previsto (mai concluso) dal Comune per la Torre della Gabbia (1281) in via Cavour.
La gabbia in ferro era stata poi voluta dal duca Guglielmo Gonzaga nel 1576 per l’esposizione pubblica dei condannati. Impenetrabile e inaccessibile da moltissimo tempo. Presa in considerazione - senza le dovute cautele in merito a procedure burocratiche e organizzazione turistica - circa dieci anni fa dalla giunta comunale Palazzi. Con l’intento di restaurarla realizzando all’interno un ascensore per raggiungere la cima (55 metri) e osservare il panorama.
Ebbene, oggi questo progetto è un leone che ha cercato di ruggire, come il suo domatore, ma è finito in gabbia. Simbolo di un clamoroso fallimento politico e amministrativo.
Rendering, conferenze stampa, articoli sui giornali, video promozionali per annunciare l’apertura della salita entro la metà del 2019. Esattamente sette anni dopo - i lavori erano iniziati nel 2017 - tutto fermo. Sono stati spesi più di tre milioni di euro e la Torre della Gabbia è ancora chiusa. Portando con sè un contenzioso giudiziario che poteva essere evitato semplicemente leggendo e rispettando un rogito notarile esistente da quasi quarant’anni.
DOMANDA
Come è possibile che un’Amministrazione comunale investa cifre importanti in un’opera pubblica senza avere prima risolto definitivamente il problema dell’accesso? Perché è questo il cuore della vicenda. Non il restauro. Non il montacarichi (definirlo ascensore è fuori luogo). Non la terrazza panoramica. Bensì l’accesso.
Un dettaglio - soltanto apparentemente secondario - che si è trasformato nel più grande errore politico e amministrativo della stagione del sindaco Palazzi. Eh sì. Dai documenti emersi negli anni, il rogito notarile del 1987 stabiliva condizioni molto precise.
La Torre della Gabbia veniva ceduta al Comune come bene “intercluso”, senza diritto di passaggio attraverso gli spazi condominiali e privati del Palazzo Acerbi-Cadenazzi (piazza Sordello). Lo stesso atto prevedeva che il Comune realizzasse, a proprie spese, un accesso autonomo direttamente da via Cavour, attraverso il negozio allora utilizzato come attività commerciale. Chi acquistò la Torre sapeva perfettamente che per renderla accessibile al pubblico sarebbe stato necessario creare un ingresso indipendente. Sin troppo evidente. Eppure la giunta Palazzi ha scelto una strada diversa. Ha acquistato un appartamento all’interno del palazzo. Ha progettato il percorso di visita passando attraverso spazi condominiali. Ha investito milioni di euro nel recupero. E si è trovata davanti a un contenzioso che contesta proprio quella scelta.
Rimpalli di responsabilità che testimoniano quanto sia difficile trovare un’altra opera pubblica mantovana che rappresenti così bene la differenza tra gli annunci e i risultati.
Quasi scontato rifarsi al racconto biblico (Genesi) della Torre di Babele. Infatti, secondo la tradizione, viene simboleggiata l’arroganza umana: uomini che tentarono di costruire una torre altissima per raggiungere il cielo. Ma arrivò la punizione divina.
IMPROVVISAZIONE
La “Gabbia” non è un edificio qualsiasi: un simbolo della città che, ora, si trasforma in simbolo dell’improvvisazione. La più alta torre storica del cuore di Mantova, parte integrante del profilo urbano. Avrebbe meritato una attenzione e una gestione più accurate, diventando invece il paradigma di un metodo amministrativo che i cittadini conoscono bene: * prima si annuncia * poi si spende * infine si scoprono i problemi. E quando emergono le criticità, la colpa è sempre di qualcun altro.
L’aspetto più grave riguarda però le possibili conseguenze economiche. Ecco i costi:
585.359,56 euro impresa
894.563,29 euro somme disponibili
505.540 euro per l’appartamento
13.234,83 euro per i tecnici
400.000 euro restauro affreschi
350.000 euro per l’ascensore
Se il Comune dovesse risultare soccombente nelle azioni legali in corso, oltre ai costi del contenzioso resterebbe aperta una questione politica enorme: era prudente investire oltre 3 milioni di euro senza avere prima eliminato ogni incertezza sull’accessibilità dell’opera?
Per anni il sindaco Palazzi ha presentato la Torre della Gabbia come una delle opere simbolo del suo mandato. Un monumento recuperato ma non utilizzabile. Contenzioso ancora aperto, scaricato interamente su chi governa oggi, Andrea Murari, e che deve fare i conti con un fallimento amministrativo. Non sempre le eredità portano benessere (anche se pure lui era in giunta come assessore...). Nuovo sindaco, mediti! Chi è causa del suo mal... **
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