
Il "Maledetto" calcio dietro il fallimento della Nuova Pansac. Un progetto folle che ha fatto sognare (poco) e penare (tanto)
Nuova Pansac. Dapprima realtà medio-piccola a conduzione familiare. Poi importante azienda. Attiva nel settore dei materiali plastici. Al top il brevetto di una pellicola traspirante per i pannolini dei bambini. Boom economico. Fatturato di circa 400 milioni di euro. Oltre mille dipendenti in vari stabilimenti (Marghera, Mira, Portogruaro, Ravenna, Zingonia). Al comando (1993) un giovane mantovano, Fabrizio Lori dopo la morte del padre fondatore, Dario. Tutto sembra filare a gonfie vele. A 35 anni (2003) il ragazzo si sente gagliardo. Pronto ad affrontare nuove e ardue sfide. Lunghi capelli biondi. Istrionico. Mostra il fisico da modello. Ama salotti, bella vita, sport. Guida la Ferrari “Enzo”. Usa l’elicottero per gli spostamenti. Attrazione fatale: il pallone. Rileva l’Associazione Calcio Mantova neo promossa in Serie C1 (2004). Ambizione-presunzione: “Voglio portare la squadra ai massimi livelli!”. Non bada a spese: il Mantova conquista la Serie B. Poi, sfigato e tradito, sfiora la A (11 giugno 2006) dopo i maledetti play-off persi contro il Torino. Soddisfazione nel 2007 di battere Juventus, Napoli, Genoa. “Fab” Fabri idolatrato da migliaia di tifosi. Amato alla massima potenza. Nessuno come lui. Ma i guai sono dietro la porta. La fiducia in alcuni dirigenti non premia e la società biancorossa si ritrova con un Everest di debiti a causa di altissimi ingaggi di giocatori. Inoltre, il rendimento sul campo crolla. Giugno 2010: piomba il fallimento. Trascinando nel baratro la Pansac. Commissariamento (2011). Cassa integrazione per oltre 700 dipendenti.
Il Bel Fabrizio viene arrestato (2 ottobre 2012) con l’accusa di bancarotta fraudolenta. Resta in carcere 53 giorni. Mentre nello stabilimento Pansac di Mira c’è l’occupazione da parte degli operai tra grida e applausi ironici. Secondo la Guardia di Finanza e la Procura, Lori avrebbe distratto oltre 16 milioni di euro dai fondi dell’azienda per ripianare i debiti della squadra di calcio e per spese personali (auto di lusso, barche, ristrutturazioni), creando un buco finanziario complessivo stimato intorno ai 40 milioni di euro. Nell’aprile del 2013, dopo circa sette mesi dall’arresto, i legali di Lori concordano con il Pubblico Ministero un patteggiamento a 3 anni e 10 mesi di reclusione. Lori trascorre in totale poco più di 200 giorni recluso, suddivisi tra il carcere (inizialmente a Mantova e poi a San Vittore a Milano) e un successivo periodo di arresti domiciliari. Per salvare i posti di lavoro e gli asset produttivi, le attività della Pansac vengono successivamente scorporate e i singoli stabilimenti industriali sono venduti a pezzi a diversi gruppi acquirenti del settore. Comunque, enorme batosta per centinaia di persone!
Lori, dopo il disastro, tenta di farsi una nuova verginità. Gli rimane il tarlo del calcio. C’è chi, a varie riprese, desidera la sua collaborazione. Apre un negozio di abbigliamento in centro città. Ma è ancora e sempre quel benedetto/maledetto pallone. Fonda l’Accademia con il suo nome. Benemerita scuola calcio inclusiva e attiva ininterrottamente dal 2018. Ragazzi che crescono in un ambiente sportivo sano. Lori catechizza: “Quando entri in campo con loro capisci come al mondo ci siano gioielli, tesori che una visione ipocrita della vita ti porta a schivare o quasi. Se hai un cuore è in quel momento che la tua vita cambia veramente”.
Ora arriva il momento della confessione. Lori dà alle stampe un libro: Non ho sentito la campana (24 euro). Le “sue” prigioni si aprono alla narrazione. Pagine che riescono (ma solo di striscio) a fare breccia tra chi vuole perdonarlo. Quel ragazzo diventato uomo con tante cicatrici, tra ascese e cadute, traccia la parabola. Ora fa la vittima. Scrive la moviola della vita personale. Tra gioie e drammi. Però non cancella il dolore di tutte quelle famiglie rimaste senza lavoro. Non chiede perdono. La Pansac di papà Dario - dove il “figliol prodigo” sarebbe dovuto tornare pentito - meritava migliore fortuna. Gettare sulle spalle di altri la colpa di tanti misfatti non è la corretta via di fuga. Fabrizio Lori ha pagato. Scende una lacrima (!) dal viso mentre racconta lo strazio della galera. Autobiografia studiata per 15 anni... Oggi che professione svolge? “Quella di papà dei miei due figli”. Risposta apprezzabile ma che svicola (volutamente) la realtà del “dopo il Mantova calcio”. Basta l’Accademia per vivere e mangiare?
Libro casalingo che non è Vangelo. Va letto per curiosità. Se l’autore cerca in questo modo riscatti morale e umano, non sarà di certo il numero di copie vendute a decretarlo. Zona Cesarini o tempo scaduto? Sì, la campana che non ha sentito, quella del pugile groggy, gli dà l’inerzia per dire “sono ancora qui a lottare”. Tuttavia, in tempi di fasti (poi nefasti), non ha ascoltato i campanelli di allarme che qualcuno gli suonava per risvegliarlo da un sonno folle. Sordità o arroganza, sta di fatto che tutte queste 120 pagine non fanno altro che riaprire una ferita mai rimarginata. Tutta colpa del bastardo calcio. Adesso chiede redenzione, tra compassione e nostalgici ricordi. Con tre-quattro super tifosi, dietro la Curva Te (non al “Martelli”, perché?) a rimpiangerlo come presidente e a leggerlo, magari, come malinconico scrittore.
Sinceramente, fu vera gLORIa?
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