
Poteva essere una giornata perfetta, tra pubblico da record e un primo tempo spaziale. Nella ripresa, invece, l'inatteso uno-due ospite e una sconfitta che brucia.
HARAKIRI MANTOVA, al Martelli passa l'Avellino. 0 a 2 il finale, in una partita dominata per larghi tratti e buttata alle ortiche nella ripresa. Salvezza in piena bagarre a tre giornate dalla fine.
COMMENTO POST GARA.
Il Mantova perde una partita "alla vecchia maniera", dominando l'avversario (sinceramente apparso alle corde per buona parte della partita, salvo svegliarsi in occasione della prima rete di Missori) senza mai concretizzare, concentrandosi sulla statistica e poco più. Peccato mortale per una squadra che, nelle settimane precedenti, era apparsa concentrata, concreta e sul pezzo e che nel Martelli dei record (quasi 9.900 spettatori complessivi) viene rimandato al primo esame di fine stagione: a tre dalla fine, con due trasferte e un'ultima interna col Monza in piena corsa promozione, la bagarre salvezza appare davvero alle vette più elevate e senza esclusioni di colpi (tra pareggi strategici altrui, debacle interne e risultati tennistici).
Diventa ora cruciale (termine più utilizzato nell'ultimo mese, scusateci) la trasferta altoatesina contro il Sudtirol che viene da un 6 a 1 (incassato) a La Spezia e che, verosimilmente, avrà terminato il suo Natale-bis di doni (tipico dei finali di campionato).
Tornando alla gara, resta il rammarico (evidenziato anche dal silenzio dello stadio al triplice fischio) per una giornata che sembrava, nei primi 45 minuti, indirizzata verso tutt'altro binario e che invece, come spesso accade, riporta tifosi e co. nella "confort zone" (perdonateci l'auto ironia) della sofferenza fino all'ultimo minuto dell'ultima partita di campionato: sano masochismo a tinte biancorosse che, confessiamo, ogni tanto vorremmo e potremmo abbandonare. Ma che, forse, è nel "nostro" DNA. Comunque: NULLA È PERDUTO, anzi. Forza!