.png)
Il pregevole gol di Marras nei minuti finali salva i biancorossi, dominati a lungo dal Palermo.
"Dynamis" e "Energeia" sono due concetti chiave nella filosofia di Aristotele: "dynamis" rappresenta, in sintesi, la capacità o la possibilità di essere o di agire, qualcosa che non si è ancora manifestata pienamente; "energeia" indica invece l'attuazione (o meno) di quella potenza, descrivendo il passaggio da ciò che può essere a ciò che è. Questa "coppia concettuale" illustra il cambiamento e il movimento, dove ogni cosa che esiste "in potenza" (ad esempio, un seme) tende a realizzarsi "in atto" (la pianta che da lì prende vita), attraverso un processo che Aristotele chiama entelechia, e cioè (tradotto): la realizzazione completa del fine. Lasciando stare (non è questo lo spazio, né la forma) le diversità o le necessarie dicotomie nel dynamis, ad esempio, tra potenza attiva e passiva, nel pensiero del filosofo (che fece della suddetta coppia un concetto indissolubile) manca un passaggio forse innocuo ai suoi tempi, per l'epoca e società in cui viveva, ma oggi fondamentale nel mondo in cui (purtroppo o per fortuna) ci troviamo a vivere, e cioè: dove vanno a morire le potenzialità quando non si realizzano?
Circondati da un mondo in cui quasi nessuno riesce a "diventare se stesso", il più delle volte ci accontentiamo (al ribasso, dunque) di interpretare e vivere un'esistenza di promesse non mantenute e di, appunto, potenze abortite, sul nascere o poco dopo.
Nel corso di questa travagliata stagione calcistica, abbiamo già vissuto la morte (sportiva e filosofica, ca va san dire) di una potenzialità divenuta inespressa per una lunga sequela di ragioni che sono, ad oggi, da forzati amanti del futuro qual siamo (pur nella legge, autoimposta, del "je ne regrette rien"), da non riportare in auge narrativa; concentriamoci quindi sul presente-futuro, e sulla dynamis in corso: cambiamento e movimento sono in atto e fermento da settimane oramai, con una politica dei piccoli passi dettata, prima, da esigenze logistico-emotive (pre esonero) e, poi, prettamente economiche-di mercato, in quel gran calderone di lentezza e di "domani è il giorno decisivo per" che è il calciomercato invernale. Il pareggio contro il Palermo sintetizza e, a suo modo, esalta in negativo, l'inespresso di cui abbiamo parlato sopra, la mancata realizzazione completa del fine (entelechia) e la grande domanda assente nel pensiero di Aristotele. Piaccia o non piaccia il suo modo di interpretare il calcio, è indubbio che le idee di Modesto cozzino più che parzialmente con le caratteristiche di una rosa costruita per un tipo di gioco e di filosofie (al plurale, volutamente) troppo distanti dalle sue. Lo abbiamo scritto all'indomani del cambio in panchina: serviva che tutti facessero il proprio per arrivare a gennaio nel miglior modo possibile e mettere, nelle migliori condizioni possibili, chi deve operare e realizzare gli atti più importanti dell'energeia (tradotto: la direzione sportiva). Serviva che la squadra facesse più punti possibili prima del giro di boa (ne ha fatti 2, chiudiamo il girone a 16, in penultima posizione, a 3 lunghezze dalla salvezza diretta); serviva che il mister capisse, nelle settimane di transizione, chi fosse (anzi, chi ritenesse) più adatto alle sue idee e pensiero, per scelta o per capacità d'adattamento; serviva che la società mettesse a disposizione il necessario per far lavorare, nel concreto dei nomi e dei tesseramenti, chi di dovere. Ora, al netto della evidente questione numerica (i punti fatti o le statistiche di gioco perdute) o delle epurazioni in rosa (i partenti, o chi le valigie le ha già fatte arrivare altrove), non abbiamo tutti gli elementi per poter dire se siamo, o meno, nelle condizioni di poter arrivare all'entelechia, alla realizzazione completa del fine. Prima di Natale, aprimmo e chiudemmo una delle nostre analisi parlando di alibi, dandone (giustamente) a tutti gli attori in gioco ma ricordando, allo stesso tempo, che da lì a poco sarebbero giocoforza terminati: oggi, di giorni alla chiusura del calciomercato ne mancano 20 e la clessidra è in corsa frenetica. Attenzione: non perchè chi scrive è, automaticamente, fautore di rivoluzioni o uomo di nuovi e rapidi amori, anzi: tutt'altro. Ma realista sì, ahimè e ahinoi, e dunque calato nella situazione. Situazione che, provando a sintetizzare l'ampia parentesi aristotelica volutamente messa per iscritto oggi, recita: mettiamoci nelle condizioni, tutti, di poter provare ad essere ciò che abbiamo deciso (pluralis maiestatis) di essere. Se la scelta è stata fatta in una direzione tecnica precisa, bisogna che chi comanda ora dalla panchina abbia persone preposte a seguirlo, per caratteristiche tecniche e sportive. Perchè altrimenti (ripeto: che piaccia o meno, e chi scrive indubbiamente era legato ad altre filosofie), inanelliamo la seconda incompiutezza stagionale, dandoci folate di entusiasmo per un pareggio di garra e tenacia (e grazie ad un capolavoro del singolo) al 96' dopo una brutta e povera (tecnicamente, e per mole di idee) partita, ma arrivando mesti e lenti alla primavera inoltrata di fine campionato.