Sottopassi? Così sono follia!

24 Mar 2023 | Prima Pagina | 0 commenti

Italia Nostra ed Evoluzione raccolgono le proteste e le proposte
Dal confronto pubblico la conferma che servono soluzioni alternative

Comitati, cittadini, tecnici pronti a fare le barricate
Per risolvere i problemi dei due passaggi a livello (Porta Cerese e Gambarara) servono progetti diversi

Due sottopassi per Mantova: idea fattibile o follia? Mantova è una città unica, splendida, è stata Capitale della cultura italiana e vive ormai quasi soltanto di turismo. Eppure, in mezzo a tanta bellezza, non manca un’evidente nota stonata: la cintura ferroviaria che percorre il perimetro del centro urbano, passando a pochi metri da quel gioiello architettonico che è Palazzo Te. Questa tratta ferroviaria è eredità del XIX Secolo, quando le esigenze e le prospettive erano evidentemente diverse da quelle di oggi. Eppure, dopo un secolo e mezzo, la situazione non è cambiata, perché nessuna amministrazione comunale è mai riuscita a modificare l’assetto dei binari.

Critiche
Negli ultimi tempi, la questione ferroviaria ha ripreso quota. Ma la soluzione proposta dall’attuale giunta comunale ha suscitato molte critiche. Infatti, il progetto prevede la soppressione dei passaggi a livello situati a Porta Cerese (sulla tratta Mantova – Monselice) e a Gambarara (Modena – Verona) e la conseguente realizzazione di sottopassi per agevolare la viabilità. Un’idea che, a detta di molti, non risolve i problemi di fondo.
Di questo si è parlato nel recente incontro nella Sala delle Capriate di piazza Alberti. L’evento, organizzato da Italia Nostra e dall’Associazione Evoluzione, era mirato ad una riflessione condivisa sull’effettiva fattibilità dei due progetti.
Sollecitati dal moderatore Werther Gorni, i relatori hanno avanzato le loro perplessità. Primo tra questi, Danilo Soragna (presidente Associazione Evoluzione), che ha esordito così: “Con i sottopassi, il traffico non cambia. Per noi, occorre affrontare la questione alla radice. Infatti, il vero problema è la ferrovia, che già oggi condiziona centinaia di famiglie residenti nelle zone limitrofe con il frequente passaggio di treni”.
Soragna ha poi messo in luce l’impatto ambientale dei sottopassi, una questione da non tralasciare, visto il periodo di crisi climatica che stiamo vivendo. Dunque, i sottopassi sarebbero solo un “palliativo” per il traffico cittadino, che non godrebbe di grandi benefici.

Tecnico
Come risolvere, allora, il problema della viabilità? Una proposta viene dall’ingegnere Umberto Maffezzoli (Italia Nostra): realizzare una tangenziale collegata all’autostrada, come a Bologna. Questa soluzione toglierebbe traffico pesante alla città. Maffezzoli presentò questo progetto al Comune di Mantova nel 2009, ma da allora non è mai stato preso in considerazione.
Quello che manca, secondo l’architetto Ernesto Cristiano Morselli (presidente di Italia Nostra), è un progetto globale, che veda Mantova nella sua interezza.
“L’attuale Amministrazione – precisa Morselli – non ha valutato il patrimonio culturale della città. Non ha considerato che Palazzo Te è fatto di mattoni e calce, che rischiano di essere danneggiati dalle vibrazioni prodotte dal traffico ferroviario”.
Ciò che si contesta, dunque, è di non essersi occupati della tutela dei beni culturali e dell’ambiente, temi che invece sono alla base dell’impegno di Italia Nostra. Questa associazione, infatti, si fonda sull’articolo 9 della Costituzione, che recita: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico-artistico”.

Storico
Parlando di patrimonio artistico, la parola passa allo storico dell’arte Riccardo Braglia, che si esprime duramente contro i sottopassi: “Questo progetto è follia, perché rischia di compromettere la solidità di Palazzo Te. Dovremmo ricordarci dell’unicità di questo edificio, costruito dal genio di Giulio Romano e fondato sull’arte classica. Palazzo Te è uno scrigno di bellezza paragonabile al Cremlino, perciò va’ tutelato a tutti i costi. Quindi, bisogna spostare la ferrovia dal Te, se si vuole mettere in sicurezza la residenza estiva di Federico II Gonzaga”.

Dibattito
Dopo gli interventi dei relatori, spazio alle opinioni del pubblico. Il primo a prendere la parola è stato il consigliere comunale Stefano Rossi, che ha portato la testimonianza di quello che è avvenuto in via Roma.
“In consiglio si è parlato solo di questioni urbanistiche e, ciò che è più grave, il progetto non è stato condiviso con i cittadini, come è ormai abitudine di questa amministrazione”.
In effetti, sono molti i residenti dei quartieri attraversati dai binari a lamentarsi. Una di loro è intervenuta, per spiegare come già adesso il traffico ferroviario sia difficile da sopportare: troppo rumore, troppi treni, troppo inquinamento (acustico ed atmosferico). Da questo punto di vista, il progetto dei sottopassi non farebbe che aumentare il traffico dei treni, perché toglierebbe alle ferrovie il “fastidio” dei passaggi a livello.
Ecco allora farsi strada il dubbio che Rete Ferroviaria Italiana abbia finanziato il progetto per un proprio tornaconto, più che per alleggerire il traffico cittadino.

Interessi
Questa ipotesi è stata rimarcata dall’intervento dell’ex assessore ed ex presidente del consiglio Giuliano Longfils, che ha detto chiaramente: “Se RFI ha dato questi fondi, significa che avrà un interesse personale. Infatti, il traffico ferroviario è destinato ad aumentare, così come l’inquinamento”.
Longfils, in secondo luogo, ha elencato alcuni documenti del passato (prossimo e remoto), il cui contenuto sarebbe stato violato dall’attuale Amministrazione e anche da quelle precedenti. Si parte da una delibera del Comune di Mantova risalente al lontano 1876. Il testo può essere così riassunto: tutto ciò che deve stare vicino a Palazzo Te è prato e qualche viale alberato. In questo modo, si voleva mantenere intatta l’atmosfera bucolica del Te. Invece, prima la ferrovia, poi lo stadio, a seguire la Bocciofila hanno alterato i giardini. Se in futuro faranno anche il sottopasso e manterranno la ferrovia, si salvi chi può. Ma non è tutto.
Venendo a tempi più recenti, nel 1983 venne approvata una mozione di fiducia che voleva eliminare tutte le tratte ferroviarie dalla città. Ebbene, quella delibera è inoperosa da allora.

Alternative
Particolarmente dettagli e le osservazioni mosse dall’ex c apo dell’Ufficio tecnico del Comune, ingegnere Marzio Malaguti: “Siamo difronte a un progetto di opera di interesse pubblico, che però porta danni immobiliari a qualcuno e disagi all’intero quartiere. In particolare mi riferisco ai cittadini di Te Brunetti che i sono costituiti in un Comitato avverso al sottopasso di Porta Cerese, così come progettato appunto da RFI”.
Cosa si può concludere, alla luce delle riflessioni fatte? Il pensiero comune è che i sottopassi non siano la soluzione giusta, per tre motivi: non risolverebbero i problemi di viabilità; farebbero aumentare il traffico di treni, arrecando ancor più disturbo ai residenti; avrebbero un impatto ambientale e culturale non indifferente. Ecco perché, a detta del (cospicuo) pubblico presente alla Sala delle Capriate, è un’opera insostenibile, inutile e costosa. Questo progetto non s’ha da fare. Gli sviluppi futuri diranno chi avrà avuto ragione.

Francesco Raffanini

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