Il manager Colaninno poteva dare di più alla propria comunità

25 Ago 2023 | Attualità, Cronaca, Prima Pagina, Tutti gli articoli | 0 commenti

Mantova rende onore al suo illustre concittadino che ha guidato e condizionato la vita del capoluogo


Geniale nelle intuizioni. Abile nelle amicizie. Straordinario nelle sfide. Roberto Colaninno, il Ragioniere. Cittadino illustre di Mantova. Legato alla propria terra. Anche se, negli ultimi decenni, in giro per il mondo. Eppure fissa e ideale dimora. Ed è qui che si spegne. A 80 anni. Appena compiuti. Nella camera del suo fastoso Palazzo Canossa. Casa Colaninno in eterno. Figura straordinaria della finanza e dell’industria. Nulla da eccepire. Cordoglio unanime. Ricordi toccanti nelle parole dei più. Copione rispettato per una personalità rispettabile.

Principale protagonista del mondo manageriale e imprenditoriale. Una decina di lustri alla caccia di aziende. Impensabili. Per lui possibili. Forsanche sfide insidiose e perigliose. Talora sul filo del rasoio.
Colaninno osa. Scala montagne impervie che, tuttavia, gli danno opulenti riscontri. Rischia. Colpisce nel segno. Inconsapevole, a 26 anni, a cosa sarebbe assurto. Era il tempo delle mele acerbe, ancora da mangiare. Quel tempo in cui rimembrare il lavoro alla Fiaam Filter. Laddove il patron Valter Bernasconi copia i filtri delle jeep americane. Geniale pure lui, nonostante pittore rimasto incompreso.
Nella periferica Virgiliana, il potenziale manager si smarca dal semplice compito di ragioniere. Galeotto incontro puntando a gradini più alti. Quelli che portano all’Ingegnere. Mitico (insomma) e immortale Carlo De Benedetti. Padre padrone della Olivetti. Prende sotto la sua ala protettiva il ragazzo di belle speranze. Non ancora intuendo che l’allievo diverrà meglio del maestro. Ma la nascita di Sogefi doveva almeno accendergli un lumicino.

Da qui parte lo scatto decisivo. Il bravo Roberto entra nel mondo vip che conta (i soldi). Conoscenze e strette di mano che poco per volta danno la stura all’impresa. Avventura dal magistrale esito nella Telecom, poi Immsi immobiliare, Alitalia, il progetto sfumato della gestione delle acque. Si muove come su una scacchiera dove lui è il Re protetto da cavalieri, alfieri, persino pedoni che lo portano a vittorie e successi.
Partite che Colaninno affronta con la naturalezza – pur sempre faticosa e impegnativa – di chi sa dove orientare la bussola. Giocatore e navigatore esperto. Tanto da salire, venti anni fa, sul sul sellino – ora sellone – della Piaggio. Adesso sì, lui Vespa e mangia le mele che sognava da giovane. E il capitano – “coraggioso” ma non nell’accezione del libro di Kipling – accelera. Azienda leader mondiale su due e tre ruote.
Giornali, televisioni, radio, social ora lo celebrano nei numerosi passaggi di una carriera luminescente. Meglio di lui, chi? Nessuno. O quasi. Complimenti a un imprenditore capace.
Se De Benedetti è appunto il padre padrone, ebbene proprio questa influenza di pensiero e di risorse piomba sulla città dei Gonzaga, dei tre laghi, del quotidiano più antico d’Italia, della storica Banca Agricola e così via. La mantovanità del Ragioniere sembra essere l’elisir di lunga vita. L’acqua santa di chi lo aiuta, lo sostiene. Persino lo teme.

Certa politica – comunista o similare – dominante in una zona protetta, cerca di mettere radici più profonde. Il lodo Mondadori – dopo la malaugurata cessione della Gazzetta di Mantova a Berlusconi – apre una autostrada all’editore De Benedetti. Il suo Gruppo Editoriale, Repubblica in testa, si impossessa del quotidiano. Cambia la linea editoriale e Colannino appare proprio come il vero Capitano. Non di rado il Ragioniere piomba nell’Ufficio del direttore Rino Bulbarelli per impartire ordini e servizi mirati. Testimonianza diretta. Da qui scisma in redazione. Quale presidente di Confindustria Mantova dal 1993 al 1998, il dominio sulla città si espande. Colannino è il regista (non occulto) di operazioni all’interno del Centro di Palazzo Te. Dopo la stampa, così anche la cultura è conquistata. Non finisce qui. Protagonista della cessione di Bam a Mps. Ancora: a fianco del “rosso” pupillo sindaco Gianfranco Burchiellaro. Inoltre in grado di condizionare l’elezione del presidente della Camera di commercio. Infine: la fondazione della Banca Popolare di Mantova. Aleggia in questo panorama il ruolo di D’Alema. Senza contare qualche zampino nell’annientare il quotidiano (non di area di sinistra) Voce di Mantova facendo terra bruciata e portandolo alla chiusura nel 1999. Con un socio fondatore, Steno Marcegaglia, costretto a rassegnare le dimissioni dal cda per non ostacolare (politicamente) la figlia Emma nella corsa alla presidenza nazionale di Confindustria. Da annotare, nel contempo, l’elezione del figlio di Roberto, Matteo, alla Camera nella lista del Pd.

Nulla di scandaloso. Anzi. Ma non si può tacere sul decisivo e impattante ruolo che il Ragioniere ha avuto nel gestire Mantova. Frange della città che ora lo piangono, nonostante molti non siano “coraggiosi” nell’esprimersi su tali aspetti. Persone istituzionali che per anni hanno affermato come Colaninno abbia ricevuto tantissimo dai mantovani che non sono stati contraccambiati. Nel senso di aiuti, sostegni, progetti, risorse. Quelle stesse persone che adesso, scorrendo i rituali peana nei necrologi, esprimono sconforto per una perdita così pregnante.
Onore a Roberto Colannino che va ricordato come un manager di alto prestigio. Per nulla popolare tra la gente comune. Rispettando la sua figura, non si poteva tacere sui determinanti aspetti che ha avuto quale padrone della “sua”, ma soprattutto della “nostra” città per molti anni. Ai posteri!

Werther Gorni

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