Fumetti a Palazzo Ducale

Mantova non è certo un luogo molto frequentato dalla fumettistica. L’ultima occasione, Topolino e lo specchio di Manto, racconto un po’ raffazzonato di produzione italiana (vedi: Mantova dei pittori. Emmanuele Baccinelli; “Civiltà Mantovana”, n. 143, 2017, Mantova, p. 142- 146), è abbastanza scadente ed è un caso raro. Del resto, i fumettisti indigeni -bella eccezione per Giancarlo Malagutti-, non amano mettere i propri personaggi in racconti mantovani. A Mantova, però, ci sono solo alcuni operatori nel settore, sebbene abbastanza celebri. Similmente si potrebbe dire, per altre città, per esempio Bologna, dove, invece, di fumettisti famosi ce ne sono un esercito. Senza speculare più di tanto sull’argomento, nel fumetto dal dopoguerra in poi, si conta che Mantova sia il fondale scenografico per non più di una dozzina di avventure, davvero poche. Perciò, merita segnalazione -benché ritardataria- l’avventura di Ramarro nel giardino sospeso, di Sara Colaone, Coconino Press, Roma 2020, che viene distribuito soprattutto nei book-shop dei musei. Mi sembra il caso di aggiungere, però, che Mantegna, la camera degli sposi e altri misteri, testo e disegni di Giancarlo Malagutti, per cui ho scritto la prefazione, è ben più adatto alla destinazione fanciullesca (vedi: È solo un matrimonio, 5 agosto 2022, p. 13) ma passa sotto silenzio. Forse infastidisce perché il mio intervento dimostra con evidenza una versione differente da quella ormai invalsa. In precedenza di questo, Ramarro è stato giustamente accolto, come una novità.

Nell’intrico delle sale e dei corridoi di Palazzo Ducale, Ramarro, uno scarmigliato ragazzo biondo di tredici anni dal volto deciso, con uno squarcio ricucito sulla guancia destra -forse il ragazzo proviene da altre storie cruente- è accolto da alcune figure della fauna iconografica gonzaghesca, cui deve recapitare un dono. L’idea dei quadri che si animano e interferiscono nella storia, è un’affascinante proposizione che risale ai primordi della narrazione disegnata e cinematografica, ultimamente si trova persino in Harry Potter, Rowling, 1998, testo e film, e nel 2003 in Looney Tunes Back in Action, dove Bugs Bunny e Daffy Duck entrano nei più famosi dipinti per sfuggire all’ingenuo cacciatore Porky Pig.

Sara Colaone (Pordenone, 1970) è una profonda intellettuale del fumetto con un curriculum imponente. Dal 2011 insegna Disegno Progettuale al Triennio di Fumetto e Illustrazione presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove dal 2019 insegna anche Layout e visualizzazione immagini al Biennio di Illustrazione per l’editoria, e presso la quale ha tenuto dal 2006 al 2011 il laboratorio di Fumetto e laboratori di Arte del Fumetto presso la Scuola di Lettere e Beni culturali, Università degli Studi di Bologna, al corso internazionale Introduction to Italian Culture, Dipartimento di Italianistica, e laboratori nell’insegnamento di Iconologia e Iconografia presso la Scuola di Psicologia e Scienze della Formazione Primaria, Università degli Studi di Bologna. Ha tenuto seminari e laboratori di Fumetto presso l’ISIA di Urbino; Biblioteca e Centro del fumetto Andrea Pazienza (Cremona). Ha pure una laurea in Conservazione dei Beni Culturali. Come autrice e illustratrice, Sara Colaone (Pordenone, 1970) ha vinto il “Gran Guinigi” di Lucca Comics come miglior disegnatrice nel 2017 e ha pubblicato sulle riviste “Internazionale”, “Ventiquattro – Il sole 24ore”, “Le Monde diplomatique”, “Diario europeo”, “Il Mulino” e con importanti case editrici. Vincitrice di numerosi premi, ha rappresentato la graphic novel italiana al Berlin Literatur Festival 2015, e altro. Ha un disegno molto personale nonché variante, che muta carattere di storia in storia e sembrerebbe interpretare il carattere del personaggio rappresentato, forse capitalizzando gli studi psicologici.

Nel testo di Ramarro stride il nome di Giovanni dalle Bande Nere che è piuttosto incongruo nel 2036. Benché la vicenda sia fantastica, sarebbe stato opportuno non dichiarare una data oppure non nominare il capitano mediceo che morì a Mantova. Il disegno è nervoso è ispido, forte, apparentemente rapido, poco dettagliato. La storia è narrata riassuntivamente, ma risulta piuttosto criptica per essere rivolta ai ragazzi. Sembra il frammento di un racconto più lungo. Spetta al lettore ricostruire le parti mancanti inserendo la propria immaginazione. Nonostante lo sbrigativo cenno all’aspetto di alcuni locali di Palazzo Ducale, i luoghi sono esattamente annotati. Ramarro è diretto a Palazzo Ducale da Piazza Sordello, sfuggendo a un bombardamento e ai perfidi soldati che lo inseguono, ma poi sembra entrare dalla Domus Nova, però salendo la scala dei Cavalli di Corte Vecchia. Guidato dal cane Astarte, passa dalla Sala dei Fiumi fermarsi nel Giardino pensile (sospeso a 13-14 metri d’altezza, misura pari all’età dichiarata del personaggio: per caso?). Dopo aver consegnato un pettirosso morto che credeva vivo, simbolo dell’arte e della bellezza, anche Ramarro sta per morire. Gli animali delle imprese gonzaghesche, delusi, lo lasciano, ma viene a consolarlo il piccolo dolce Sigismondo sceso dall’affresco di Mantegna, citando il famoso motto isabelliano Nec spe nec metu (Senza speranza né timore). Il rettile, come il cane e il pettirosso, è una icona della Sala delle Imprese, e simboleggiano il sentimento, il desiderio di Bellezza e Amore, che deve essere cercato ancora.

Il MIBACT del ministro Franceschini ha patrocinato l’iniziativa “Fumetti nei musei” dopo che pubblicazioni simili circolano da anni nei musei d’Europa. Non mi aspetto a breve altre cose del genere, e meno dal recente Ministero dove nessuno ha mai pronunciato la parola “Cultura” e si ignora la necessità di una radicale riforma scolastica. La rapida storia mantovana di Sara Colaone appare quanto mai puntuale e c’è spazio anche per interpretazioni più complesse. Leggano. soprattutto gli adulti, per esempio, che l’ignoranza è la peggior nemica dell’umanità, ma la Bellezza non cede.

Renzo Margonari

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