Federico Bucci travolto da un’auto. Grave in ospedale

Settembre, Conclusa la maratona di maggio-giugno-luglio, il Festival MantovArchitettura consegna il testimone al FestivaLetteratura (6-10 settembre). Professor Federico Bucci, quale prorettore del Polo del Politecnico di Milano, in qualche modo ci sono affinità tra le due proposte, compresa l’eco internazionale?
“Commetto, confessandolo subito, un peccato di presunzione: dal mio punto di vista, condizionato dal ruolo istituzionale e dal lavoro di docente universitario, mi piace definire MantovArchitettura come un’appassionata “allieva” del FestivaLetteratura. Ovviamente, come promotore dell’iniziativa, insieme ai docenti e agli studenti del Polo di Mantova del Politecnico, non riesco a valutare con obiettività il livello raggiunto. Ma senza dubbio, posso dire con orgoglio che MantovArchitettura s’impegna, con serietà e professionalità, per far diventare Mantova un centro internazionale di confronto e discussione sui temi dell’architettura e dell’urbanistica
“La lezione del FestivaLetteratura, che ogni anno trasforma Mantova in una capitale internazionale della cultura letteraria, costituisce per noi un punto di riferimento da studiare e interpretare. Ma abbiamo ancora tanto da imparare, soprattutto sul versante della comunicazione, che ha bisogno di maggiori investimenti. A proposito di costi, non va dimenticato che il budget utilizzato per la realizzazione di MantovArchitettura è coperto dal Politecnico di Milano per l’80% e per il 20% da imprese del territorio. Inoltre, quest’anno la Provincia di Mantova ci ha concesso di utilizzare i prestigiosi spazi della Casa del Mantegna”.

La decima edizione, quella del 2023 appunto, ha amplificato i contenuti e allargato gli orizzonti. MantovArchitettura si può, infatti, definire un edificio ideale e strutturale in costante evoluzione. Mostre, spettacoli, convegni…
“Certamente la metafora del cantiere, o del laboratorio che sperimenta soluzioni in costante rinnovamento, è perfettamente adeguata alle intenzioni e agli esiti di MantovArchitettura. Se posso spingermi ancor più in là, il modello è quello della “piazza” dei centri storici italiani, luogo di incontri e scambi culturali in una prospettiva multidisciplinare. Ciò è possibile grazie al tema che ogni anno ricorre come motivo conduttore, ovvero, il rapporto con l’eredità della storia, con la tradizione costruttiva e con la memoria dei luoghi. Per le giovani generazioni la storia assume un valore etico, che può essere manifestato con modalità differenti e integrate”.

Non solo Archistar, ma anche giovani in progresso. Ragazzi e ragazze che provengono da ogni parte del mondo nelle Città Ideali, Mantova e Sabbioneta (Unesco), in cui trovare spunti di riflessione per imparare, creare, ricreare: dallo studio alla professione.
“Mantova e Sabbioneta, sito riconosciuto dall’Unesco come Patrimonio Mondiale dell’Umanità, testimoniano l’importanza della storia per un futuro che oggi non può prescindere dalla dimensione internazionale.
“In questo prestigioso sito, nella sede del Politecnico di Milano, dal 2012 è stato avviato il programma della Cattedra Unesco in Architectural Preservation and Planning in World Heritage Cities. Grazie alla Cattedra Unesco, in questi anni abbiamo interpretato, nella specificità di una piccola dimensione dedicata alla formazione degli architetti di tutto il mondo, il ruolo di alto profilo del Politecnico di Milano nel sistema universitario internazionale. Nelle classifiche internazionali, la nostra Scuola di Architettura è collocata al decimo posto nel mondo.
“Ma come diciamo sempre, i numeri ci interessano relativamente. Ciò che conta sono le persone, che nel nostro caso sono studentesse e studenti, nati prevalentemente dopo il 2000 e provenienti da diversi Paesi, che a noi si affidano per affrontare il mondo del lavoro, in un settore che combina arte, scienza e responsabilità sociale, come quello della progettazione architettonica e urbana”.
Passato, anche trapassato urbanistico e attualità. Lei in questi lunghi anni di titolarità del Polo e di comunione con la città virgiliana ha varcato i pur definiti perimetri dell’impresa architettonica. Come dire che palazzi, monumenti, case, via, piazze, giardini, acqua, ambiente rappresentano un agglomerato unico. È così?
“È la natura dell’arte del costruire, secondo l’insegnamento dei maestri, dagli “architetti del Partenone” alle migliori esperienze contemporanee: non possiamo costruire un nuovo edificio o progettare il recupero di un edificio antico senza pensare al paesaggio – urbano o agrario – nel quale esso è collocato.
“Ma non possiamo neanche limitarci alle testimonianze fisiche. Infatti, a queste si devono aggiungere le memorie che il luogo, come insieme di elementi artificiali e naturali, ha lasciato negli attori protagonisti di ogni territorio, ovvero, gli abitanti nuovi o antichi, i viaggiatori, gli artisti e i poeti che l’hanno descritto in forma di segni o parole. Del resto, l’utilità e la bellezza del paesaggio mantovano, di terra e acqua, risuona già nel celebre verso dantesco: Mencio si chiama fino a Governol, dove cade in Po”.

Architettura: sembra un cruciverba che va risolto in base alle definizioni. Indicazioni suggerite da docenti, ordini professionali, amministratori pubblici, imprenditori, istituti scolastici. Cosa manca, se davvero manca, per risolvere questo intreccio del futuro ispirato dall’esistente?
“La Francia, Paese con il quale dividiamo molti primati, ci offre una bella lezione su un terreno in cui noi, forti di illustri discendenze, dovremmo regalare esempi illuminanti. Infatti, il sistema universitario francese possiede la figura dell’Architecte du Patrimonie, un architetto che orienta la propria formazione sulle teorie e le pratiche di intervento in relazione alle costruzioni storiche. Ma il salto di qualità risiede nella precisa identificazione del ruolo, attraverso una normativa che dispone la presenza di un professionista così preparato per ogni intervento sul patrimonio monumentale. La storia è da sempre un campo di fantasie e invenzioni senza fondamenti, che purtroppo segnano in modo indelebile e negativo. Anche in questo settore, a livello normativo, abbiamo bisogno di sostenere l’eroico lavoro svolto dalle Sovrintendenze, attraverso una riconoscibilità scientifica parallela a quella assegnata agli esperti dei calcoli strutturali”.

Il suo staff, ovviamente con la convinta supervisione della rettrice Donatella Sciuto, risulta più che mai sul pezzo durante gli Open Day. Incontri che si confermano focus essenziale al fine di far comprendere il senso di iscriversi al Politecnico?
“Incontri che quest’anno hanno portato esiti di grande rilievo, con più di 300 domande di iscrizione per i 100 posti del corso triennale di Architettura del Polo di Mantova. Un ottimo risultato che premia il lavoro di orientamento svolto dalla squadra di docenti e tecnici-amministrativi, che ha puntato sulla comunicazione rivolta ai giovani e alle famiglie dei fondamenti della formazione politecnica, ispirati ai valori che indirizzano le politiche e le azioni dell’Ateneo: responsabilità, rispetto, integrità, professionalità, equità, fiducia, trasparenza”.

“Omaggio a Mantegna”: mostra-installazione nelle sale della Casa del Maestro in via Acerbi a Mantova quale centro dei progetti che il Politecnico cavalca all’interno della Cattedra Unesco. L’Archipictor è e rimane un riferimento preciso? Oltre all’Alberti, a Giulio Romano…
“La vita di Andrea Mantegna, maestro del Rinascimento, è affidata alle parole di Giorgio Vasari, che nell’edizione fiorentina delle sue Vite degli artisti, edite nel 1550, affianca al nome del pittore il sostantivo “mantovano”, confermando così il profondo legame tra il pittore nato nei pressi di Padova e la città di Mantova. Perciò, alla Casa del Mantegna, simbolo di questa affinità tra l’uomo e la città, abbiamo voluto organizzare la mostra intitolata Andrea Mantegna (1431-1506): “pittore mantovano” che la Provincia di Mantova ha voluto trasformare in un allestimento permanente per offrire ai visitatori uno strumento utile per la conoscenza del monumento.
“Sarebbe veramente interessante se, allo stesso modo, nel territorio mantovano ci fossero degli spazi dedicati a raccontare le vite dei protagonisti che qui hanno lasciato una traccia indelebile nella storia della cultura europea. Oltre all’Alberti e a Giulio Romano, penso a Baldassarre Castiglione a Marcaria”.

Spesso il professore Bucci qualifica il territorio mantovano “meraviglioso”. Convinzione o un pizzico di esagerazione? Non ci sono difetti o carenze o disattenzioni?
“Confermo, dopo anni di scoperte di luoghi poco conosciuti, il senso di meraviglia trasferito da ogni angolo di terra e d’acqua del Mincio. Per questo motivo, anche per cercare di riparare i danni di una “modernità” che ha lasciato alla storia difetti e disattenzioni, dobbiamo promuovere il ruolo dell’Università per pensare e disegnare il futuro della città e del territorio mantovano. Ciò significa che, grazie alla presenza del Polo di Mantova, il Politecnico di Milano mette a disposizione le proprie competenze scientifiche nel campo dell’architettura, dell’ingegneria e del design.
“In particolare, nel Polo di Mantova queste competenze affrontano il rapporto tra progettazione architettonica e storia, secondo una modalità riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Come rappresentante di un’Università pubblica, mi auguro che ci sia attenzione verso le nostre specifiche competenze da parte dei decisori politici che utilizzano fondi pubblici per operare sul territorio nazionale, di cui ben conosciamo la fragilità”.

Ora torna in campo il FestivaLetteratura (XXVII edizione). Affinità, si diceva: tanto è vero che alla inaugurazione della decima edizione di MantovArchitettura gli studenti hanno messo in scena, dapprima tra lo stupore poi tra l’entusiasmo, una pièce teatrale recitando aulici passi letterari. Quasi a significare come intelletto e spiritualità siano integratori per sviluppo culturale, umana, sociale delle comunità.
“La relazione degli edifici, della città e dei paesaggi con il senso della vita è un aspetto fondamentale della nostra professione ed è il contenuto della nostra missione formativa. Arte e scienza, tecnica e cultura, spirito e ragione, sono gli ingredienti per formare un architetto attento a una concezione della sostenibilità in grado di rispettare le esigenze individuali e quelle sociali, le diverse forme delle tradizioni culturali e dell’ambiente. A Mantova, le studentesse e gli studenti di architettura imparano a progettare e curare le città e i paesaggi anche attraverso le testimonianze della pittura, della letteratura, del teatro, del cinema”.

Ma davvero lei ritiene il nuovo Parco Te, voluto fortissimamemte
dal sindaco Palazzi e che è stato inaugurato in questi giorni, un villaggio divertimenti o giù di lì?
“Esiste da secoli una disciplina che si chiama “critica dell’architettura”, che ho avuto occasione di esercitare in alcune riviste internazionali. Inoltre, a Mantova sono responsabile di un corso universitario di Storia dell’architettura, che insegna agli architetti a confrontarsi con le testimonianze del passato. Di conseguenza, mi sono permesso di esprimere, come in altre occasioni, un giudizio critico sul nuovo Parco di Palazzo Te, nel pieno rispetto del lavoro dei progettisti che, infatti, hanno risposto argomentando le proprie ragioni, secondo le consuetudini in atto nella cultura architettonica italiana.
“La questione che ho sollevato riguarda i contenuti stessi di ciò che il Politecnico trasmette agli studenti del corso di laurea in Architettura collocato a Mantova. Non si tratta di gusto estetico, di risolvere funzioni urbane, di evitare lo stato di abbandono degli spazi pubblici, bensì di valori che abbiamo il dovere di esprimere se ci collochiamo a fianco a un riconosciuto monumento come Palazzo Te.
“Ogni progetto di architettura o di paesaggio richiede una sensibilità adeguata alla storia del luogo. Una storia che non può neanche essere utilizzata in modo strumentale in nome di un’irrefrenabile, e quanto mai provinciale, idea di “nuovo” a tutti i costi”.

Politecnico domani…
“Lavoro da 12 anni come prorettore del Polo di Mantova del Politecnico di Milano e da questa posizione ho cercato invano di avere confronti periodici con i responsabili del sistema universitario mantovano. A tutt’oggi, la situazione è la seguente: per i lavori di manutenzioni della sede, gli alloggi per studenti e docenti, la biblioteca e i servizi del campus, nonché per i rapporti con le imprese e con il territorio abbiamo fatto e facciamo tutto da soli. Quest’anno abbiamo voluto inaugurare MantovArchitettura nella nuova aula magna del nostro Campus, proprio per esporre quanto fatto nell’edificio grazie al finanziamento straordinario del Politecnico.
“Non è un’inutile lagnanza, bensì un segnale di forte preoccupazione per ciò che potrebbe accadere tra qualche anno, alla scadenza della convenzione grazie alla quale il Politecnico è presente a Mantova. Del resto, la vicenda della chiusura della sede mantovana dell’Università di Pavia costituisce un precedente piuttosto eloquente.
“Noi dobbiamo prepararci affinché la Cattedra Unesco del Politecnico, che in questi anni ha regalato numerosi esiti positivi, possa continuare a sviluppare pienamente le proprie attività didattiche e di ricerca in spazi adatti, con una comunità scientifica internazionale altamente qualificata e, soprattutto, in un contesto favorevole, in grado di promuovere il valore della collaborazione con l’Università”.

E la PolimiRide (24 settembre) in bicicletta…
“Si tratta di un grande evento ideato e organizzato per Mantova dal Politecnico. Il suo spirito è ben rappresentato da questa bella frase di Marc Augè, l’ antropologo francese che ci ha lasciati a luglio: Come sempre, il futuro si nutre di una consapevolezza chiara del passato. La bicicletta diventa così simbolo di un futuro ecologico per la città di domani e di un’utopia urbana in grado di riconciliare la società con se stessa”.

Werther Gorni

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