Un esteso richiamo

25 Set 2023 | Occhiovolante, Tutti gli articoli | 0 commenti

Incisori mantovani a Castel d’Ario

La crisi del collezionismo della stampa d’arte, ha colpito principalmente la Grafica contemporanea. Gli intenditori sono rarefatti, le stamperie storiche hanno lasciato. Non ci sono più premi dedicati, rarissime le mostre specializzate. Per conseguenza, manca pure la critica settoriale. Pertanto, prima di stendere questa nota, ritengo di dovermi accreditare, riassuntivamente, come storico e come artista incisore, avendo partecipato a tutte le principali mostre d’Europa e vincendo premi come incisore. Nell’ultima biennale internazionale in Italia alcuni miei fogli sono stati inclusi nella sezione dei maggiori maestri. Come studioso della stampa d’arte ho scritto alcuni saggi sulla tecnica incisoria e sul mercato dell’incisione pubblicati anche in studi universitari. Ho insegnato Litografia all’Accademia di B.A. di Verona, fondato una Scuola dell’Incisione a Castelnuovo del Garda, promosso corsi di Incisione al MAM di Gazoldo condotti da Franco Bassignani e Antonella Gandini. Ho scritto molti articoli in riviste specializzate e giornali (i più recenti sono in questa rubrica), presentazioni di mostre personali.
Ho curato mostre storiche sull’incisione, mostre antologiche di maestri della Grafica, monografie su grandi artisti incisori. A Mantova, ricordo mostra e studio su Antonio Carbonati, a Palazzo Te nel 1987, e su Mario Polpatelli, 1987, alla Casa del Mantegna. Ho riscoperto l’arte incisa di Giuseppe Gorni, tenuto conferenze, presieduto le tre ultime edizioni della Biennale di Cremona, eccetera. Vorrei, dunque, essere creduto nell’affermare che Mantova è una “sacca di resistenza” nell’attenzione persistente per l’arte a stampa, giacché dopo la mostra-studio Incisori mantovani negli Anni Trenta, che ho realizzato nel 1997, qui non si sono viste mostre degne di nota. C’è, però, il costante richiamo editoriale della rivista “Archivio” a seguito della passione collezionistica della Galleria Sartori che ora trova coronamento in una vasta mostra alla Casa Museo Sartori di Castel d’Ario, dal 17 settembre al 15 ottobre, mostra che potrebbe considerarsi una cuspide circa la particolarità mantovana che risale al Rinascimento e si ravviva negli anni Trenta per merito dell’attivismo di Arturo Cavicchini -mia monografia e mostra nel 1987-, che si distinse sulla scena nazionale.
La stampa d’arte a Mantova dal 1800 ad oggi, può ben dirsi numericamente una mostra rappresentativa del costante interesse per l’Incisione tra i nostri artisti, ma in queste occasioni manca sempre qualcuno: qui le assenze sensibili, sono Eva Quaiotto e Maria Magni, il maggior scultore mantovano (quistellese) Aberto Viani, e Carlo Bondioli. Avendo escluso un criterio selettivo, ci sono in compenso parecchie inclusioni eccedenti che precludono, comunque, un riconoscimento dell’impegno specifico in ciascun autore col manifestarsi nella continuità, riconoscendo il diritto a chi ha realizzato pochi lavori o per poco tempo, pari a chi ha prodotto grandemente per tutta la vita, come Pio Semeghini che presentai a Mantova quale incisore e disegnatore ancora nel 1963 e altri, fino a Chiara Toni della quale ho scritto spesso. Comunque, in tale abbondanza, il visitatore potrà elaborare una propria scelta che tuttavia bisognerebbe orientare, definendo delle sezioni almeno storiche o secondo l’importanza artistica dei tanti autori, se non di tendenza estetica, non seguendo la data di nascita ma dell’anno in cui si è iniziata l’attività, e ancor meno l’ordine alfabetico, criteri peregrini che eludono la scientificità nell’approccio alla materia. Tutti i maggiori incisori tra Ottocento e Novecento sono presenti, e ciò si deve all’appassionato collezionismo cumulativo di Adalberto Sartori. Perciò il catalogo potrebbe essere considerato come una documentazione d’appoggio per ulteriori proposizioni.
In una mostra così abbondante di articolazioni espressive ed espressioni tecniche, le carenze formative di alcuni autori sono evidenti, anche se mimetizzate da particolari procedure. Infatti, qualcuno esibisce modi particolarmente prestigiosi, ma spesso questo pregio non alimenta una capacità poetica trasfigurante oppure una inventività emozionante. Ciò accade soprattutto per carenza culturale e per la convinzione che immagini banali si nobilitino poeticamente solo perché riferite con un’abile risoluzione incisoria. Per considerare Arte simili prodotti puramente manuali, avulsi da ogni bellezza intellettuale e significato ce ne corre. Sicché non nascondo la mia pensata convinzione che il maggior incisore mantovano nel XX secolo sia Mario Polpatelli, il più emozionante e creativo, capace di un disegno travolgente e frenetico, capace di produrre nella stampa del suo torchio atmosfere poetiche profonde e dense, pur sperimentando tecniche e materiali azzardosi. Un esempio fondante, fino a ora insuperato. Grande espressionista.
Una mostra così piena offrirebbe la possibilità di suddividere la materia almeno in quattro parti. Fatte salve -e con ammirazione- la prime due, (Ottocento e Primo Novecento), nella terza rilevo la qualità estetica ed esecutiva di Bassigani, Gandini, Toni, Troletti, Billoni, Miyata. Nella quarta, la qualità è cedevole, la generalità conformistica di molti mi obbliga a moraleggiare avvertendo che nessuno dovrebbe credersi artista nell’arte a stampa senza prima appagare la necessità di essere abile nel disegno. Acquisire un proprio segno distintivo nell’Incisione equivale a dimostrare il proprio stile. Il titolo dell’ampia rassegna allarga ad altre forme di stampa, ma ciò che riguarda la vicenda mantovana della Serigrafia e limitrofe è un’altra storia, assai differente, da raccontarsi a parte, come già si è fatto alla Civica di Quistello. A rigore, i lavori riproduttivi che non implicano l’uso del torchio non dovrebbero definirsi stampe, anche se non se ne esclude l’eventuale importanza estetica. Su ciò si potrebbe dibattere. Ecco una mostra, che debitamente depurata, si dovrebbe presentare a Mantova con apparati didattici, suscitare discussioni e sarebbe di grande auspicio per “conservare la specie” nella Grafica d’Arte. Già è di grande utilità e da tenere a mente per prossime iniziative, augurando che l’Incisione sopravviva alla crisi di mercato, alla crisi estetica, alla crisi di talenti cui, spero, non sarà permesso di congelare un’epoca, annullare la vicenda di un’arte nobile dalle antiche radici mantovane.


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